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L’uomo come dispositivo di vita poetico

Il padre, i fratelli, le mucche

Giancarlo Calciolari

Qual è il cibo senza intelletto e quindi quotidiano? Quali sono le nostre code di paglia? L’alcool, gli psicofarmaci, l’omicidio, il suicidio, l’erotismo, la prostituzione, il cancro, e anche la mucca pazza. E non solo.

(1.10.2001)

L’uomo obbliando, a ricercar si diero

Una commun felicitade; e quella

Trovata agevolmente, essi di molti

Tristi e miseri tutti, un popol fanno

Lieto e felice: e tal portento, ancora

Da pamphlets, da riviste e da gazzette

Non dichiarato, il civil gregge ammira.

Giacomo Leopardi, Palinodia

JPEG - 21.7 Kb
Hiko Yoshitaka, "Per Niccolò Machiavelli", 2000, pastelli a olio su carta, cm 23x30

Come per ciascun elemento dell’esperienza, e non della metafrase planetaria, senza capo né coda, se non quelli dell’ouroboro, il serpente che si divora la coda, la questione della cosiddetta mucca pazza è ben altra. L’epoca governa oggi come ieri con false questioni e tuttavia il falso nesso non elimina le questioni originarie, che restano deformate e nascoste nel rebus sociale. L’analisi, freudianamente, dissolve la credenza nella realtà in confezione della "nevrosi", che sarebbe specifica dell’uno come dei molti, se non fosse un fantasma di fantasma, un fantasma "materno" - un fantasma di controllo pressoché assoluto della vita, ma sempre in scacco, e per questo sempre da rinnovare.

Questo è il ciclo del serpente magico e ipnotico, quello che altri chiamano il male. E che di certo, anche senza scriverlo con la maiuscola, non è un bene.

I media non parlano di "nevrosi" della mucca pazza, tagliano corto e grosso e parlano di "psicosi" della mucca pazza. Ma la materia della vita non è dell’animale, e tanto meno dell’animale irrazionale, o più banalmente pazzo. Qui cominciano già le difficoltà nell’analisi. Qui comincia l’impensabile rispetto ai luoghi comuni, l’incredibile, l’incodificabile, l’inspiegabile. Si tratta della questione affrontata da Freud con la nozione di "animale totemico" e con il mito scientifico del padre dell’orda primitiva.

L’animale totemico sta al posto del padre messo a morte. È per aver inteso questo che lo psicanalista Jacques Lacan insisteva a dire che l’animale sacrificale non sta al posto di Isacco ma di Abramo. Dove la funzione di padre è tolta, dove l’autore è negato, si creano gli animali fantastici: dal pappagallo come pseudo autore al cinghialone come pseudo politico.

Insomma, morto il padre i fratelli si scannano, ritualmente: il cannibalismo di uno della volgare schiera è funzionale al mantenimento della stessa, alla sua riproduzione. E ovviamente la volgare schiera diventa nell’epoca presente la nomenclatura divina del sistema. La schiera eccelsa che legifera sul destino del volgo, degli animali razionali, secondo la nota formulazione dell’uomo stabilita da Aristotele. La schiera degli eccelsi, la gerarchia divina sociale non ha nessun interesse per l’agnello che Abramo sacrifica in vece del figlio Isacco.

L’agnello è pretesto per il governo degli Abramo e degli Isacco. Anche perché l’agnello non sta al posto di Isacco e nemmeno al posto di Abramo. L’agnello non è più animale totemico. La questione di Abramo è la questione del padre. La questione di Isacco è la questione del figlio. La questione dell’agnello è la questione del due, dell’ironia della sorte, dell’inconciliabile. L’agnello è animale anfibologico, ipotiposi del due.

L’agnello non è l’animale della conciliazione e nemmeno dell’inconciliabilità: è una figura dell’apertura nella favola della vita. L’animale è cibo? E qual è lo statuto del cibo? Il cibo è dato dall’animale del sacrificio? Il pasto di morte - di amore e di odio - se esistesse sarebbe il pasto sacrificale, perché si tratterebbe del pasto primordiale di cui parla Freud, del pasto del padre per animale interposto. L’animale è considerato savio o pazzo solo in quanto animale totemico, solo in quanto sostituto del padre. Così paiono decidere i fratelli nel loro spaccio del cadavere del padre. I fratelli parricidi, la volgare schiera, ha il monopolio del cadavere, dei pezzi migliori come dei peggiori.

Ritraduco nell’attuale: la quasi totalità dei media si ciba della morte come merce dello spettacolo integrale della società, e verifica con questo quale sia il suo potere magico e ipnotico sulle folle. E occorre rispondere che una persona su due è una marionetta nelle mani dei media, se il "consumo" di carne di manzo è sceso di oltre il quaranta per cento. I grandi vecchi o i grandi fratelli si annidano nella nomenclatura? Esatto. Il grande vecchio è caricatura del padre; e in effetti è fratello, divoratore comune della sua particella di cadavere eccellente. E gli altri che sanno tutto, i piccoli fratelli, aspirano a diventare a loro volta grandi. Gli esempi sono legione.

Di che cosa si tratta con la questione della mucca pazza? Semplicemente dell’ennesima verifica di quanto il civil gregge segua i cani della nomenclatura, tra nuovi allarmi e rassicurazioni. Il cinismo dei media è proprio, come indica l’etimo, lo spirito intellettuale dato in pasto ai cani. Senza più alcun pastore, nemmeno il pastore dell’essere caro a Heidegger.

I fratelli non hanno direzione, sono smarriti, quindi è inutile cercare di trovare chi dirige ciò che direzione non ha. Noi siamo "testimoni dell’eccitazione planetaria nella civiltà dei consumi, risultato dell’azione coordinata di tante persone tristi", scrive il filosofo Lamberto Tassinari in Palinodia-Pastiche. Giacomo Leopardi critico della modernità (Montréal, 1999, inedito). Occorre analizzare l’animale come metafora dell’uomo, dalla Bibbia al testo di Darwin, dalla mitologia greca all’ideologia new age.

Non si tratta di negare l’esistenza del morbo di Creutzfeld-Jacob, ma di porre le questioni in modo semplice e chiaro. Mentre non c’è chiarezza nella trasmissione del morbo dalla mucca all’uomo. Una connessione statistica non è ancora la dimostrazione di una causalità. La sua eventuale trasmissione è statisticamente irrilevante rispetto alla comprovata connessione tra il fumo e il cancro ai polmoni, tra il vino e la cirrosi epatica, tra l’uso dell’automobile e gli incidenti automobilistici, tra l’uso di psicofarmaci e la morte bianca, tra la pratica politica e la corruzione. Eccetera.

Eppure nessuno si sogna di mettere fuori legge il vino e di bruciare tutte le vigne. Ancora di più: c’è una connessione tra paranoia e cancro, tra isteria e ictus, tra nevrosi ossessiva e infarto, tra schizofrenia e aids. Eppure... Elaborando la metafora dell’animale ci si accorge che l’uomo non è animale, nemmeno animale razionale. Non c’è nessun civil gregge nella struttura delle cose, né cani pastori. Freud constata nella sua pratica che non esiste la pulsione gregaria. Ma gli uomini fanno come se esistesse. Per questo reiterano le stesse manovre del tentativo di dominio sul pianeta, dall’impero sugli altri all’impero su di sé.

L’uomo come dispositivo di vita poetico si pone la questione di quali siano le condizioni affinché la mucca non sia più pazza, ovvero non sia l’animale irrazionale come l’altra faccia dell’animale razionale. Quindi l’elaborazione della questione della mucca pazza implica l’elaborazione dell’uomo non più preso nella metafora animale. E ciascuno sa quanto sia difficile vivere senza pagare pedaggi o pizzi ai cani, agli squali, agli avvoltoi, ai lupi, alle piovre, ai falchi, alle colombe, ai porci, alle oche, alle formiche, ai micioni, alle gattine. E come sia altrettanto difficile vivere senza divorarsi la coda come il mitico serpente. Qual è il cibo senza intelletto e quindi quotidiano? Quali sono le nostre code di paglia? L’alcool, gli psicofarmaci, l’omicidio, il suicidio, l’erotismo, la prostituzione, il cancro, e anche la mucca pazza. E non solo.

Pubblicato su "Helios Magazine", n. 1, 2001.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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