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Annotazioni sulle molestie sessuali

Vivere d’aria

Giancarlo Calciolari

e facendo secondo l’occorrenza, la semplicità del tempo è condizione dell’approdo alla qualità. Senza stato di necessità, senza affanni e senza affacendarsi. Il tempo non manca mai, e così il suo lusso, la lussuria. Il fare è secondo l’occorrenza, e non secondo il fantasma, l’idea, il pensiero, che restano essenziali nel loro operare alla scrittura delle cose.

(1.10.2001)

L’assioma dell’anoressia intellettuale è: «gli umani vivono d’aria». E nessuna economia, se non paradossale, è possibile dell’aria: né l’asma né l’apnea, né la depressione né la mania. Negate l’anoressia e tutto diviene sostanza, gravame; e il mondo un immenso spaccio di droga ora permessa ora proibita, ora farmaco ora veleno.

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Hiko Yoshitaka, "La noia", 1999, olio su tela, cm 35x45

Talvolta pare che la sostanza sia buona, cibo quasi divino, così che la bulimia tenta d’accaparrarsene; tal’altra pare che tutto sia veleno, cibo quasi diabolico, di modo che l’anoressia mentale tenta di disfarsene. Negare l’aria vale a vivere di ricordi che pesano, e il filo dell’orizzonte si trova sbarrato da un masso enorme e imponente, la mole.

La vita diventa estremamente pesante, gravosa, difficile da sopportare: senza aria, senza Altro. La vicenda della mole assilla gli umani! O s’immolano nell’attesa di un avvenire radioso, o assumono la mole per scaricarla sugli altri: si fanno, per l’appunto, molesti. Sotto la legge di gravità e di sospensione del tempo, la molestia si fa pure sessuale.

Formulazione paradossale: il sessuale risente del punto di caduta, che è un aspetto della pietra di scandalo della parola, e non della caduta dei gravi! Solo rinunciando allo scandalo di verità e di riso gli umani si pietrificano. Quindi, le cosiddette molestie sono piuttosto erotiche che sessuali. Diluvi di erotismo che i puritani cercano subito d’imbrigliare.

Il puritanesimo e l’antipuritanesimo trovano nelle molestie le fabbriche e le accademie del loro buonsenso, così come del consenso e del senso comune. La sostantificazione delle cose, la loro mondificazione, si compie nel ciclo gnostico dell’obbedienza e della disobbedienza, dell’osservanza e della trasgressione.

Il conformista si pone come soggetto psicofarmacologico (assume la droga prescritta) rispettoso dell’ospedale universale, al posto d’attenersi alla clinica della parola, alla piega (dal greco klino) delle cose nella loro trasformazione. Il trasgressore, l’anticonformista, si pone come soggetto psicocriminologico (che assume la droga proibita) che scherza con la prigione universale, al posto d’attenersi alla legge e all’etica della parola. Da una parte il rinunciante, il depressivo, ingoia una pillola, e dall’altra il non rinunciante s’infoia in una causa per molestie, giacché secondo questa logica tutto è molesto, e il clima dell’epoca si fa giudice.

Vivere diviene così pesante che chi propone l’insostenibile leggerezza si trova tra le mani un bestseller. Vivere diviene un litigio interminabile. E la società, in assenza di etica, dovrebbe fissare il livello dove sotto è permesso e dove sopra s’incappa nella proibizione e nella punizione.

Ma in ogni caso vivere tra tolleranza e intolleranza alle molestie è una pena. Detto questo, in nessun caso c’è una sospensione della responsabilità. Quindi la via facile, la mano di scimmia al posto della mano intellettuale, incontra quello che teme: la mano delle molestie incontra la vergogna e la punizione, e la mano che impedisce le molestie incontra la miseria e l’insoddisfazione.

La mano intellettuale non impedisce le molestie: la mano dell’impedimento, la mano-piede, è quella dei quadrumani, è ancora una mano della gorilleria. Cosa propone la mano dell’impedimento, la mano pura? La sessualità sotto l’impero della legge diviene una sessualità di bandiera, sessualità codificata e penalizzata, dove il godimentro è criminalizzato. La sessualità sotto l’impero dell’etica diviene una sessualità in uniforme, sessualità normalizzata, dove il desiderio è disciplinato. La sessualità sotto l’impero della clinica diviene psicopatologica, sessualità significata attraverso l’animale uomo, dove il piacere è spettacolarizzato, mediatizzato e medicalizzato.

Il discorso contro la violenza e lo stupro, e il "piccolo stupro" che sarebbe costituito dalle molestie erotiche, è il discorso che pone come necessaria la violenza, come una specie di minimo comune denominatore della violenza, secondo il tabù della verginità , secondo il principio stesso di una genitalità dell’atto, della sua finalizzazione.

Questa regolamentazione e disciplina della sessualità risponde a una erotizzazione della scena civile, dove la scelta si farebbe appunto tra genitalità prescritta e trasgressione erotica.

La legge sulle molestie sessuali che il puritanesimo propugna dovrebbe stabilire le modalità che assegnano una competenza erotica in termini di sapere-potere-volere-dovere fare l’amore secondo il buon e candido senso. L’eroismo implicito in questa posizione sbocca nella noia quale sensazione dell’impossibile praticabilità del tabù, anche quando resta preso nel mercato della molestia quasi autorizzata: la prostituzione. La mano molesta si sbarazza della vita da inventare, vita senza affanni, per affermarsi sottomessa a una vita bestiale d’adempiere.

Il fiato corto dell’erotismo è un modo di barare con l’esperienza: economizza la causa e il tempo per istituire la fascinazione magica e ipnotica. E manca il tono dell’incontro autentico. L’erotismo è sempre insoddisfacente messo a confronto con la sessualità. Senza il tempo e la sua politica - questa è la sessualità - non c’è la condizione per l’approdo alla verità, lasciando così l’incontro senza tono, debole, tale da rubricarsi nella gnosi psichiatrica della psychophatia sexualis et criminalis.

Le molestie e la lotta alle molestie (il suo colmo) concorrono a fondare l’istituto dell’economia dello stupro e della rapina, in funzione della misura comune e del limite comune, quello di una violenza erotica accettata come minimo comune ultimo denominatore sociale e del suo relativo indennizzo. Sarebbe questo l’istituto dell’intesa in materia sessuale: la mafia erotica. Le molestie e lotta alle molestie mostrano orrore della sessualità. Orrore che si perpetua nella repubblica occidentale come orrore del tempo, come orrore della differenza sessuale, come orrore della qualità e del lusso dell’atto. Questo orrore, lungi dalla cancellazione riuscita, conserva ancora la vita della parola, e porta anche all’impossiblie economia della sofferenza e della miseria, che sono materiali che possono divenire termini presi in una elaborazione poetica, clinica, cifrematica.

Il ciclo delle molestie cerca di volgere l’automatismo del tempo verso l’automatico (risiede qui la creazione della donna automa) e l’autismo dell’oggetto verso l’automaticismo. Il soggetto magico e ipnotico che ne deriva è quello che proclama sempre la sua innocenza, traducendo la politica in un bordello universale come principio dell’ordine sociale deresponsabilizzante. E i discorsi e i trattati sulle donne inseguono la teoria della donna automa. Villiers de L’Isle-Adam ne offre la parabola con Eva futura.

La mano è intellettuale: non ha nulla da spartire con le pretese della mano dello stupro e della vergogna nella loro economia del sesso attraverso il conflitto. La mano intellettuale è la mano dell’apertura originaria: tra i suoi princip” ci sono l’aria e la leggerezza. E se la vita è difficile e non esclude il dolore, non è il caso di scimmiottarla, di anestetizzarsi con gli psicofarmaci, perché una volta spianata la difficoltà anche il piacere, il desiderio, il godimento, la gioia stessa della vita vengono immolate. Per questo altro verso la "mole" che sta nelle molestie indica l’intoglibile difficoltà, che viene rappresentata come una montagna incantata o senza incanto. Pietra della complicazione incantata o pietra del banale disincanto.

E non è il caso di dire che non tutto è difficile, come se ci fosse almeno qualcosa di facile da fare. La difficoltà non ha nulla di difficile e negarla porta a vivere di complicazioni. La semplicità non ha nulla di facile e negarla porta a vivere di facilitazioni. Non è un caso che la politica dell’epoca, politica gnostica, vive gironzolando tra facilitazioni e complicazioni. La difficoltà ha come altra sua faccia la semplicità.

Affrontare la difficoltà e non accettare il compromesso, la soluzione facile, comporta alcune trasformazioni; e facendo secondo l’occorrenza, la semplicità del tempo è condizione dell’approdo alla qualità. Senza stato di necessità, senza affanni e senza affacendarsi. Il tempo non manca mai, e così il suo lusso, la lussuria. Il fare è secondo l’occorrenza, e non secondo il fantasma, l’idea, il pensiero, che restano essenziali nel loro operare alla scrittura delle cose.

Pubblicato su "L’Altra Reggio", n. 59, 1995.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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19.05.2017