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Qualsiasi ipoteca sull’anno duemila corrisponde a prendersi per Dio

Il calendario di vita

Giancarlo Calciolari

La traccia dell’anno duemila, la prima traccia del terzo millennio è la traccia di ciò che dal progetto e dal programma si fa e si scrive. La traccia di ciò che giunge a conclusione, non a caso, ma precisamente approda al caso di vita poetica.

(1.01.2001)

L’anno duemila e il terzo millennio richiedono un’analisi non gnostica, ovvero che non necessita di trovare quello che la gnosi postula come esistente, noto, conosciuto. Quale sarebbe questa lettura gnostica alla portata di tutti gli intellettualismi e gli antintellettualismi? Il duemila sarebbe per la gnosi del bene l’inizio di un millennio di vita, solare e radioso; e per la gnosi del male sarebbe la fine del mondo, l’avvio di un millennio cupo e gravido di orrore.

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Hiko Yoshitaka, "Oblomov", 1999, pastelli a olio su carta, cm 23x30

Gli pseudoricercatori, quelli che sono già arrivati ancora prima di partire, sono sulla pista della logica del bene e della logica del male. O più semplicemente della logica del bene e del male. Seguono le tracce del segno dell’avvenire predeterminato dall’alto o dal basso, dal principe o dal popolo, dalla ricchezza o dalla povertà, dalle stelle o dalle stalle. Ovvero come Adamo cercano di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Soccombono alla tentazione del serpente, per essere come Dio, e si ritrovano polvere, cibo per il serpente stesso. Qualsiasi ipoteca sull’anno duemila corrisponde a prendersi per Dio.

Lo sport per eccellenza dei poveri diavoli. Basterebbe - ma non basta - una considerazione sul calendario per sfatare le credenze della marea nera dell’occultismo di fine e di inizio di millennio. Per l’ebraismo siamo nel quinto millennio. Per l’islamismo la fine del secondo millennio è lontana. Ma non basta il realismo. Non basta dire che è un anno come tutti gli altri. Non esiste né l’anno come tutti gli altri né tutti gli altri anni. Se esistessero come tali sarebbere tutti uguali, già scritti, in un certo modo già vissuti, e noi saremmo non i figli del sogno di un altro, come pensava Borges, ma le marionette del consenso, dei luoghi comuni, tra i quali l’idea che l’anno duemila e il terzo millennio siano segno di qualcosa, inteso come bene o come male, o come sintesi suprema di bene e di male. L’importanza della data è l’importanza stessa del calendario. E senza gnosi, il calendario è lo scadenziere del programma di vita.

Occorrono il progetto e il programma di vita affinché ciascuno situi l’anno duemila e il terzo millennio nel proprio itinerario. Che cosa succederebbe se l’anno duemila portasse il bene o il male, il colpo di fortuna o il colpo di sfortuna? Che il caso (sottointeso: quella legge divina o diabolica che governerebbe la nostra vita) abolirebbe la retta via, quella che persino Dante ha smarrito, e che fu il pretesto per l’itinerario della Commedia.

È questa l’occasione per fare il budget dell’avvenire, e non l’algebra del passato, del dare e dell’avere. È l’occasione d’investire in direzione della qualità, non della quantità. Non basta la critica della quantità dell’Altro, la sua denuncia, il suo disprezzo, la sua esecrazione più o meno pubblica. Occorre investire tenendo conto del progetto e del programma. Senza l’investimento ognuno indossa la divisa religiosa e militare del conformismo dell’epoca. Si tratta quindi del calendario dell’esperienza, non del calendario del discorso, del logos come della chiacchera.

Il calendario dell’autore, non il calendario del personaggio in cerca di autore. Oltre che a situare l’anno duemila e il terzo millennio nello scadenziere della vita, occorre analizzare la fantasia di coincidenza e quindi situare lo statuto dell’incidenza nell’esperienza, nella parola, nella vita. Quelle funzioni che Freud chiama di rimozione e di resistenza sono funzioni di uccisione: danno rispettivamente il parricidio e il figlicidio, inassimilabili all’omicidio e al suicidio, che sono modi per eludere la funzione di padre, di nome, di zero e la funzione di figlio, di significante, di uno. Si possono distinguere la recisione, la decisione e l’incisione rispetto alla funzione di rimozione, alla funzione di resistenza e alla funzione temporale.

Allora l’incidenza è propria del tempo come taglio, come indica il suo etimo. Il tempo non scorre e non passa, né si ferma né si accelera: taglia. Gli umani cercano di funzionalizzare il tempo, per esempio spazzando via il progetto e il programma di vita assoluta aderendo a un progetto e a un programma di vita conformista. E oggi il modo più conformista di sopravvivenza è quello di opporsi al progetto e al programma di vita conformista, consumandosi in questa opposizione.

C’è un discorso, quello paranoico, che insiste particolarmente sulla coincidenza, dice che nulla avviene per caso e che tutto è frutto legge di una legge. Che le coincidenze sono governate da un legge e non dal caso. In effetti questo "caso" è piuttosto la fortuna, la circostanza positiva o negativa, l’ironia estrema della sorte. La "fortuna" di Machiavelli. La credenza nella coincidenza arriva sino a quello che gli psichiatri hanno chiamato delirio combinatorio nella paranoia e a quello che per celia potremmo chiamare delirio scombinatorio nella schizofrenia.

Dalla mirabile industria contro un soggetto alla esecrabile natura che rende cenere i suoi granelli di sabbia e di poesia. In effetti: se tutto è già combinato vivere è una persecuzione; e se tutto è naturale vivere è un’agonia dalla nascita alla morte. Modi di sopravvivere alla rete delle combinazioni o al colabrodo della loro assenza. è da notare come non ci sia l’azione combinata né l’azione naturale. Non c’è l’azione: c’è l’atto. Atto di parola. L’azione è il tentativo mancato di padroneggiare l’atto di parola. Infatti il padrone dei servi, come indica Hegel, è schiavo della morte, il padrone assoluto.

Credere nell’anno duemila e nel terzo millennio come nel segno di una coincidenza millenaria vale solo a schierarsi nel bestiario fantastico: tra i lupi o tra le pecore, tra i falchi e le colombe: tra i boia chi molla e i buonisti. Credere nella coincidenza toglie la recisione per il regno della connessione, per la genealogia del bene, per la zoologia furiosa; toglie la decisione per il regno della separazione, per la genealogia del male, per la zoologia mite, quella appunto degli indecisi; toglie l’incisione per l’impero del tatuaggio, la pittura dell’esperienza per la pittura corporale, lo squarcio della tela per mettere tutti nello stesso sacco. Con la coincidenza è tolto l’avvento e l’evento. È tolto il miracolo del fare.

L’altra faccia della coincidenza è l’incidente. I contraccolpi dei discorsi che cercano di padroneggiare l’esperienza (anche nella ricerca d’esserne schiavi, soggetti inermi), i contrappassi divengono incidenti fatali, sia che il destino si mostri come predestinazione governata dalla legge o dal caso. Incidente gnostico o agnostico, secondo quel frammento di gnosi in cui ognuno si situa nella ruota della fortuna e della sfortuna della vita.

L’anno duemila e il terzo millennio non stanno né nel continuo né nel discreto della ruota. Non sono nel punto né tra l’intervallo tra un punto e l’altro del cerchio della vita. E non c’è quadratura del cerchio perché non c’è nemmeno il cerchio: c’è la spirale incommensurabile della vita. C’è il suo itinerario, la sua traccia. L

’anno duemila o si situa nel nostro calendario di vita o l’anno dopo avremo la senzazione d’averlo sprecato. Un anno di cui non sarà rimasta traccia. La traccia dell’anno duemila, la prima traccia del terzo millennio è la traccia di ciò che dal progetto e dal programma si fa e si scrive. La traccia di ciò che giunge a conclusione, non a caso, ma precisamente approda al caso di vita poetica.

"Helios", n. 1, 2000.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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6.02.2017