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A proposito dei libri "I bambini ci insegnano" e "Alla scuola dell’alleanza "

I bambini delle galassie. Calogera Alaimo

Giulio Battaglia

Ciascun bambino coglie infiniti prestesti per la battaglia di vita. E le cose si dicono, si scrivono, senza rispetto per "la logica che è sì incrollabile, ma non resiste all’uomo che vuole vivere" (Franz Kafka, Il processo).

(1.06.2003)

"I bambini forniscono dati certi intorno alla loro straordinaria intelligenza", questo risalta dalla pratica ventennale di educazione e di psicanalisi di Calogera Alaimo, che non dà per scontata "l’allegria, l’entusiasmo e la grande serietà che ci sono nella voce e nei gesti dei bambini quando parlano tra loro".

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Hiko Yoshitaka, "L’arroganza", 2001, pastelli a olio su carta, cm 23 x 30

Apparentemente, la pedagogia è una disciplina scientifica che offre dati precisi per l’educazione culturale, artistica e scientifica dei bambini. In realtà, per lo più si tratta di una scuola del conformismo, che esclude la bella differenza e impacchetta il bambino nel posto - per altro inesistente - del terzo escluso. E al suo posto fabbrica il soggetto, il suddito, il portatore delle genealogie sociali.

Calogera Alaimo s’interessa alla logica di quello che i bambini dicono e fanno, e s’accorge che non combacia con la logica aristotelica, la madre di tutte le logiche, a partire dalla contraddizione. I bambini si trovano a narrare e a procedere dalla contraddizione, quella appunto che la pedagogia si affanna a negare.

"Inventa una storia", questa è la consegna dei bambini che si trovano a narrare e a "insegnare". E già questo gesto instaura qualcosa dell’educazione alla libertà della parola. Emergono storie impensabili, esplorazioni di quelle che Borges chiama manuali di zoologia fantastica, che chiedono di proseguire l’analisi che Freud ha fatto con il caso del piccolo Hans (fobia dei cavalli) e dell’uomo dei topi. E che poi i bambini si interroghino sulla vita attraverso la zoologia fantastica è anche il modo di analizzare l’epoca che invece non analizza più l’animalismo e lo applica, più o meno "ferocemente".

Le fiabe dei bambini non sono morali, non sono ipocrite, ovvero, come nota Calogera Alaimo, non è mai questione di conoscenza del bene e del male, che il giudizio è del tempo e non è più morale.

Che cosa ci insegnano i bambini? Che alto-basso, ricco-povero, gigante-nano, bene-male, sono ossimori, modi dell’ironia, dell’apertura; e non modalità della chiusura, della predestinazione sociale. I bambini ci insegnano che non c’è la scrittura degli scrittori professionisti e quella dei senza legge, senza sintassi, senza logica. Nei racconti c’è già la traccia dell’itinerario di ciascuno bambino, che a pieno titolo potrebbe giungere alla favola, al romanzo intellettuale.

I racconti dei bambini sono senza tragedia e senza più morale della favola, che appartiene alle ideologie di coloro che le hanno riscritte. La morale sociale s’installa nella narrazione, nell’après-coup dell’accettazione delle mentalità familiari e delle ideologie sociali. Così anche per Andersen e per i fratelli Grimm.

Che cosa c’è nei racconti? La vita originaria. La logica illogica dei bambini ha la struttura della logica dell’inconscio, della logica della vita che non rispetta le convenzioni in materia ideologica.

Calogera Alaimo con I bambini ci insegnano e con Alla scuola dell’alleanza (Armando Editore, 2002, pp.96, € 8,50), dove l’alleanza è la via dalla quale procede un’altra educazione, analizza il cosiddetto sistema dell’educazione, con tranquillità, senza polemica, e offre un contributo all’instaurazione dell’educazione intellettuale, che non riguarda solo i bambini.

Le fiabe sono insignificabili e dissipano l’ermeneutica e i suoi codici. La significazione appartiene all’albero della conoscenza del bene e del male, ovvero alla fotocopia impossibile dell’albero della vita, che solo sta nel mezzo del giardino.

E la zoologia fantastica è quello che rende impossibile il sistema: che un personaggio di un racconto si porti a letto la pistola, per non portarsi a letto il serpente, indica già la paradossalità del sistema delle armi e del sistema dell’animalizzazione.

In particolare non c’è più - perché non c’è mai stata - nessuna morfologia della fiaba, nessuna ermeneutica del fantasma che, originario, opera alla scrittura della battaglia di vita.

Ciascun bambino coglie infiniti prestesti per la battaglia di vita. E le cose si dicono, si scrivono, senza rispetto per "la logica che è sì incrollabile, ma non resiste all’uomo che vuole vivere" (Franz Kafka, Il processo).

Calogera Alaimo, psicanalista. Milano.

Giulio Battaglia, lettore di psicanalisi e di cifrematica. Roma.


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19.05.2017