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Nient’altro che l’intellettualità del caso

Marco Pantani. Il caso

Fiorella Marini

Noi abbiamo provato a leggere la lettera di Pantani. È una salita difficile e di sicuro ci verrà rimproverato di non essere in regola per la corsa e ci metterebbero in maglia nera, se potessero, gli acefali ricchi diavoli riuniti in classe universale.

(13.02.2005)

Il sistema è cannibale. E sebbene i metafisici e i metalogici capiscano subito che all’infinito il cannibale non avrebbe che da divorare se stesso, in realtà sono poche le vittime che vengono sacrificate. Non a caso. Ma quasi. La bestia acefala dalla lunga e possente coda ogni tanto spazza via chiunque si trovi sulla sua traiettoria. È il colpo di coda. Del resto, le è precluso il colpo di testa.

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Hiko Yoshitaka, "La cifra di Pitagora", 2004, acrilico su juta, cm 116,5x67

Craxi ha capito che se attaccavano lui avrebbero dovuto attaccare tutti. Tutti colpevoli: da nord a sud, da est a ovest. E quasi gli sembrava un’arma terribile quella di dire, se lo avesse voluto, che ognuno era corrotto e che così fan tutti. E dopo aver applicato sempre la legge di due pesi due misure, stentava a capire come a lui stesso fosse spettato il peso e la misura della pecora nera e agli altri il peso e la misura delle pecore bianche.

Marco Pantani non ha trovato interlocutore intellettuale nemmeno poco prima morire. Gli amici d’infanzia interpellati non hanno trovato l’efficacia nella conversazione. E in un suo breve scritto ha menzionato più volte la violenza della giustizia: in questo il suo caso ha un trait d’union con quello di Craxi, di Tortora, di Verdiglione.

Certamente ognuno sa che è difficilissimo incappare in una chance di vita proprio al colmo della sua negazione. Eppure potrebbe capitare. Non con i professionisti della morte in materia di cura dell’incurabile: la vita.

Nella sua dolorosa lettera Marco Pantani scrive di umiliazioni, di violazioni, dell’obbligo di "dare il sangue" per uno sport... E come Craxi dice che "le regole devono essere uguali per tutti". La speranza di Panzani è che la sua storia sia di esempio.

Non accadrà. Il giustizialismo e la mediotanasia sono tra i tentacoli armati della bestia acefala. E infatti il giornalismo convenzionale umilia Panzani anche da morto nel momento che cita proprio il suo sentirsi umiliato. Come? Per esempio pubblicando il suo testo senza editing, con la presunzione di rispettare la verità, lasciando persino pò al posto di po’. Giornalismo da due pesi due misure: infatti anche quando intervistiamo un grande scrittore e gli scappa qualche sgrammaticatura non la pubblichiamo nella versione definitiva.

"Uno sbaglio vero si capisce e si batte, perché si sta dando il cuore." Pantani ha inteso qualcosa di essenziale del suo caso e ha cercato la sua via autentica, oscillando tra la droga e i farmaci, che sono le due facce della stessa tentazione sostanzialistica. E chi oggi lo osanna, dopo averlo denigrato e aver partecipato al linciaggio del grande campione, è tuttora un metadroghiere e un metafarmacista, che propone a tutti la sua ricetta, anche a se stesso.

Infatti, ognuno divora psicodroghe e psicofarmaci, come sono anche la maggior parte dei programmi mediologici.
Ognuno è preso da queste tentazioni. Ma non è il caso di soccombere alle richieste del sistema del cannibalismo. Cristo non trasforma le pietre in pani, non si butta per essere salvato, non vende la sua anima al diavolo per avere tutti i regni della terra. E la Madonna non è di facili costumi.

Occorre interpellare, senza più facili speranze, coloro che non soccombono al conformismo e nemmeno all’anticonformismo.

Ciascuno potrebbe interrogarsi sul suo progetto e sul suo programma di vita. E non solo indagare sul male, sul peccato, sulla malattia, sulla stupidità dell’altro. Troppo facile accorgersi dei maestri (di chi potrebbe essere il nostro interlocutore ignoto) dediti alla crapula, all’euforia di quintessenze alcooliche, alla ascese psicotrope, alle discese peripatetiche, ai pruriti dell’erotecnica e alle fisime dell’eromacchina.

Il sistema acefalo non ama il cervello intellettuale, non ama il capo, non legge il Genesi. E fa di testa sua perché tanto l’ha già persa. Nessuna sorpresa che dia la caccia al cervello. Per la lottizzazione della tavola senza capo, Marco Panzani è stato attaccato dopo aver vinto il Giro d’Italia e il Tour de France.

E così, un l’antidopinglogia, un la giustotanasia e un bel popò la medioerotica hanno divorato la vita di Marco Panzani.

Dopo Marx e Freud, anche Craxi e Pantani sono andati e, direbbero le caste dei metapneumatici pensatori, anche chi non beve, non si droga, non commercia in umani e non si svende, ha poco () da stare allegro.

In effetti non si tratta di "stare" nell’idiozia comune", ovvero nel diluvio, ma di fare secondo la parola autentica, nell’infinito della tranquillità.

Marco Pantani ha scritto nella sua lettera di non essere un falso. E curioso come dica: "La mia speranza è che un uomo vero o una donna legga". La donna non ha bisogno dell’aggettivo "vera" per essere vera.

Noi abbiamo provato a leggere la lettera di Pantani. È una salita difficile e di sicuro ci verrà rimproverato di non essere in regola per la corsa e ci metterebbero in maglia nera. Se potessero - gli acefali ricchi diavoli riuniti in classe universale - ci farebbero il test dell’anti-tutto, per provare che non siamo buoni a nulla, neanche a scrivere. E come per Marco Pantani hanno un ragione. Anzi, hanno il monopolio della ragione inintellettuale.

Fiorella Marini, nata nel 1962 a Siena, è poetessa. Dal 1993, quando era residente a Parigi, ha avviato una lettura inedita degli scritti di Armando Verdiglione. Risiede a Buenos Aires dal 1996.

Prima pubblicazione: marzo 2004.


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