Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Il primato della politica sulla cultura è quello dei primati

Politica della trasformazione

Giancarlo Calciolari

In ciascun caso, che è sempre un caso di vita, ci sono i termini della logica e dell’industria di vita: occorre riprendere là dove si è arrivati.

(1.10.2001)

Per cominciare c’è una differenza da porre tra politica e logica. Non c’è la logica della trasformazione e tanto meno la logica di base, ovvero non c’è un testo già scritto sulla trasformazione tale da poterlo applicare senza errori, in modo d’avere il miglior governo possibile del mondo.

La politica senza la scienza della parola ha da sempre cercato il logos della politica, il "discorso" della trasformazione, sopra tutto quella del Gattopardo: bisogna che tutto cambi affinché tutto resti come prima. Malgrado l’invenzione della scienza della politica di Niccolò Machiavelli, l’Italia, e non solo, dopo cinquecento anni fa come se non fosse mai esistito il suo testo.

JPEG - 20.7 Kb
Hiko Yoshitaka, "Gigantomachia", 2000, pastelli a olio su tela, cm 23 x 30

Già in vita Machiavelli non è stato pressoché letto come scienziato della parola, ma come commediografo. I testi scientifici, ma occorre precisare che anche le sue commedie lo sono, sono stati pubblicati dopo la sua morte.

Solo nel 1994 con la pubblicazione del Niccolò Machiavelli di Armando Verdiglione si è riaperta la breccia della parola e della sua scienza, segnatamente quella politica.

Certamente non si tratta della politica usualmente detta, quella che si fonda sul partito e sulla spartizione, sulla lottizzazione, sul principio della tangente. Ovvero sul logos, in particolare sul principio del terzo escluso, sul principio di selezione dei senza partito, che oggi è diventato, somma ironia, il partito degli astensionisti.

Ciò che resta è la scrittura, non quella degli scribi, ma la scrittura dell’esperienza. E la lettura di questa esperienza è sempre attuale, non si può fondare su archeologie del sapere e richiede la scienza della parola.

Leggendo il testo di Machiavelli e il testo di Verdiglione, leggendo quindi il testo Italia e il testo Europa, ci si può accorgere di come la trasformazione sia prima culturale, artistica e scientifica, poi economica, finanziaria e in fine politica.

Il fallimento di tutte le caricature della trasformazione, che si chiamano rivoluzioni, e sono dei carnai, viene dal primato della trasformazione politica su quella culturale. Ovvero cambia il modo di spartirsi il paese e permane l’assenza di partitura musicale, di avventura, di percorso culturale, di cammino artistico e d’itinerario scientifico.

In altri termini la detta rivoluzione è una trasformazione senza fare un passo, una metamorfosi dei soggetti che restano sempre sudditi. La trasformazione è senza soggetto e è portata dalla rivoluzione della parola, dalla sua forza (Leonardo), dalla sua virtù (Machiavelli), dalla sua pulsione (Freud).

La politica postmoderna è l’algebra della politica, o metapolitica sorretta dalla nobile menzogna del tiranno. Dalla dittatura politica al populismo politico si attua la soppressione della politica del tempo, della politica dell’Altro, che richiede la logica particolare a ciascuno e non il discorso del popolo e del tiranno. Per questo sia i cosiddetti tiranni, despoti e vampiri che il cosiddetto popolo hanno orrore della cultura, dell’arte e della scienza.

Dalla dittatura "verticale" alla dittatura "orizzontale" si attua sempre la caccia al cervello - che per Leonardo è artificiale - in modo da scacciare l’intellettuale, il sessuale, per una realizzazione erotica dei cervelli naturali, quella degli accademici anticonformisti che oggi sono la forma più avanzata del conformismo assoluto. Che sempre in nome del buon funzionamento del governo della nuova spartizione applicano il principio del terzo escluso, non tanto eleggendosi, autoproclamandosi come i buoni selezionatori della specie (creando sempre nuove sottospecie, come quella odierna dei depressi, anche della politica), quanto applicandolo alla vita stessa, quindi alla loro. Escludendo metà vita perché malefica vivono una mezzavita, ossia sopravvivono a lungo di stenti infelici e scontenti.

L’altra faccia del successo sociale è la miseria intellettuale, sessule, politica. La politica della trasformazione riguarda ciascuno. Anche il passo e il piede sono artificiali, intellettuali, non appartengono all’animale uomo per via naturale. Quindi nessuno è esente dal questionamento intellettuale, dalla ricerca e dalla politica. Nessuno è senza cultura, senza arte e senza scienza.

Quel caso matematico di vita che la trascorre senza leggere un libro, senza questionarsi, senza porsi quesiti attorno al da dove veniamo e al dove andiamo, non è degno di menzione, non lascerà nulla. È facilissimo non leggere, non pensare, non sognare, non vivere, non rischiare, non scrivere: togliere tempo alla politica del tempo, basta rassegnarsi alla morte che verrà e troverà il suo soggetto bianco, calmo, insomma già morto di paura.

Non c’è nessuna crisi da risolvere prima di adoperarsi al fare secondo la poesia della parola. Nessuna malattia mentale da cui guarire, nessuna epidemia da cui salvarsi, nessuna catastrofe economica, finanziaria o naturale a cui sopravvivere per poi ritornare alla diritta via che si era smarrita.

In ciascun caso, che è sempre un caso di vita, ci sono i termini della logica e dell’industria di vita: occorre riprendere là dove si è arrivati. Riprendere il poco o il molto acquisito dall’esperienza. Riprendere il gioco della vita sebbene sia difficile. E procedendo dalla difficoltà s’approda alla semplicità, che è proprio della politica del fare.

Riprendere a sognare, ossia a accorgerci che il sogno è sempre in atto. Formulare un progetto di vita, un programma, attuarlo. Non c’è un’altra vita, come sostiene invece ogni gnosi, non c’è l’alternativa alla politica della trasformazione. L’alternativa è sempre di morte, è la morte. Il primato della politica sulla cultura è quello dei primati. Con Machiavelli si dissolve la zoologia politica fantastica. Dicendo, facendo, scrivendo le cose s’intendono e lungo la politica della trasformazione approdano alla loro qualità, alla cifra.

(1996)

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


Gli altri articoli della rubrica Politica :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

14.02.2017