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Ma non c’è nessun elemento che sia comune

Politica dell’istante

Giancarlo Calciolari

Non c’è soggetto alla morte così basso (per quanto minuscolo sia il suo segno) né soggetto alla vita così alto (per quanto enorme sia il suo segno) che possano rompere la relazione, il modo del due, per fondare due genealogie, due predestinazioni complementari sotto il segno di vita e il segno di morte.

(12.10.2001)

Il luogo comune è quello di tutti i totem e di tutti i tabù. Il luogo è il totem e il tabù giunti alla loro trasparenza. Resta sempre il sistema ineffabile delle proibizioni e delle prescrizioni. L’algebra del fare: fare più o meno, e mai abbastanza rispetto all’ideale, che suggerisce di fare tutto per essere sicuri di non fare nulla. Quindi il luogo dell’animale totemico, dell’uomo morto, è diventato oggi il luogo comune. Uomini e donne si nominano a partire dal luogo comune. L’avo comune, l’animale fantastico, si è fatto luogo e la sua trasparenza è quella del corpo e della scena, della lingua stessa.

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Hiko Yoshitaka, "Nodo snodo", 2000, pastelli a olio su carta, cm 23x30

Le nomenclature sociali sono costituite dalla credenza nel luogo comune. Si tratta dei soggetti della trasparenza del luogo comune, e è per questo che amano la marea nera dell’occultismo, sopra tutto quando la attaccano. Se ci fosse l’apocalisse, secondo Giovanni, gli uomini porterebbero il marchio della bestia. La bestia trionfante. Il nome totemico. Il nome dell’animale comune a tutto il clan.

Il luogo comune è un sistema religioso e anche sociale. Consiste, per il suo aspetto religioso, nelle relazioni di rispetto e di reciprocità tra un uomo e il suo luogo comune, e per l’aspetto sociale, nelle obbligazioni dei membri del luogo comune gli uni verso gli altri, e verso le altre nomenclature, gruppi, lobbie, clan.

Il membro di una nomenclatura si considera come un appartenente al luogo comune: che consiste anche in tutti quegli elementi che son supposti far la differenza tra le bande. E quindi all’interno del clan non fanno la differenza tra il loro comportamento verso il luogo comune e quello verso un altro membro. Nel senso che i membri tra di loro hanno solo delle relazioni dominate dal luogo comune. Da qui viene la lamentazione funebre, che oggi si chiama crisi.

Insomma, i dominatori della parola sono dominati dal luogo comune. I figli del luogo comune, i figli dell’epoca, credono di discendere da questo luogo: questa credenza ha come conseguenza che non cacciano, non uccidono né mangiano il luogo comune in quanto trasparente, e che s’interdicono di fare qualsiasi altro uso del luogo comune: per esempio, analizzarlo. Questa sacralizzazione ordinaria ha il suo risvolto nella festa come profanazione del luogo comune, nelle trasgressioni anche feroci: allora il luogo comune è divorato con giubilazione.

L’antintellettualismo odierno pare governare la cultura, i mass media, l’editoria: il suo tentativo è quello di disobbedire solennemente al luogo comune, quindi di sacralizzarlo per il resto della vita quotidiana. Così, distruggere il luogo comune, combatterlo, resistergli, sono i modi migliori di riprodurlo. Talvolta il luogo comune non dev’essere chiamato col suo "vero" nome. Il principio del luogo comune è quello della sostituzione completa: dei significanti, delle sillabe, delle lettere. Il principio dell’innominabile fonda l’anonimato dei luogi comunitari.

La religione del luogo comune ritiene che c’è almeno un elemento che è comune: una parola, un frammento di lettera dell’alfabeto, anche una sola fantasia d’alternativa rispetto al fare, rispetto al parricidio e alla sessualità. Ci sarebbe almeno un elemento che sarebbe un luogo fuori dalla parola. Ma non c’è nessun elemento che sia comune, nessuna lettera stabile che parteciperebbe alla metafora spirituale, quindi zoologica. Nessuna missiva di morte.

Quindi non c’è nessun segno di morte, per quanto infinitamente piccolo possa essere, fosse pure invisibile, ossia trasparente. Freud dice questo quando scrive a Fliess che non c’è segno di realtà nell’inconscio, perché questa realtà sarebbe quella del luogo comune, se esistesse, quella del discorso della morte trasparente a se stesso.

Il soggetto del cerchio si veste del luogo comune, ovvero si traveste con i suoi panni per domandargli protezione, assistenza, per essere risparmiato dalle difficoltà della vita. Si nutre del luogo comune per sfuggire alla morte. Si uccide per sfuggire alla morte. Si seppellisce vivo dalla paura di essere contagiato dalla peste. La religione del luogo comune si manifesta come una zoolatria: la sua famiglia è tutta di fantasia, quella degli animali fantastici.

Tra gli appartenenti al luogo comune c’è l’interdizione d’intrattenere un "commercio sessuale" (Freud) con gli altri e quindi è prescritto il camuffamento sociale che si chiama conformismo, come soluzione senza miracolo. Non che ci sia la soluzione miracolosa, piuttosto lungo il fare c’è il miracolo senza soluzione.

La banda del luogo comune è obbligata al contrabbando erotico. E l’esogamia come forma ammessa, supposta evitare l’interdizione, resta la via maestra della frigidità sociale. La credenza nel luogo comune implica l’algebra della sessualità.

La sessualità a pezzi, il cannibalismo erotico, la macelleria umana cara al pittore Francis Bacon, altroché la degradazione della vita sessuale di cui parla Freud, che pare oggi roba da educande.

Sotto questo aspetto, l’Aids è un contrappasso sull’altare della morte bianca. La focalizzazione della mediotanasia sull’Aids serve, tra l’altro, per distrarre l’attenzione dal tentativo d’instaurare l’impero del luogo comune sul pluralismo della spartizione, della lottizzazione.

Assumere il luogo comune è la più comune forma d’infanticidio. Ormai si tratta del suicidio trasparente. Tra non molto non ci saranno più nemmeno i morti affacendati di Pirandello, ma i morti viventi calmi, che deambulano nella trasparenza del sole del presente. La guerra intellettuale è una costante: questa è un’acquisizione di Verdiglione nella sua lettura del testo di Machiavelli.

Quindi è guerra intellettuale in ciascun istante. Non c’è mai tregua, che è sognata dal soggetto del luogo comune per scaricarsi del peso della sopravvivenza. Sogno che diventa incubo, perché l’incubo come assurdo conserva gli elementi della parola. Il dispositivo di vita poggia sul particolare e sullo specifico e non sul comune.

Allora l’idea che il capitano dirige la nave con una equipe da barca a vela è un ossimoro, grande piccolo. Figura del due. Lacan diceva, a buon diritto, che quel che si analizza è identico a quello che si articola. Allora, come si articola il luogo comune? Come può divenire un elemento dell’ironia come questione aperta?

L’instaurazione dell’analisi e della sua domanda non è avvenuta una volta per tutte: richiede la politica dell’istante. E l’istante è ciò che rende impossibile il luogo, la spazializzazione della parola. Nell’istante c’è l’assoluto e non la soluzione facile. C’è la traccia dell’istante e non il segno dell’alternativa di morte all’istante stesso.

La negatività cifrematica (il non dell’avere e il non dell’essere) è senza conoscenza. Non è una negatività mortale. Non c’è il tratto unario della conoscenza del negativo passato, presente e futuro. Per questa via, evitare il tratto araldico del clan è il modo di confermarlo.

Evitare il negativo equivale a rendere la resistenza una funzione di scivolamento, la rimozione una funzione di colpi di mano. Uno contro uno, nella paranoia. Con la fantasia d’alternativa, come se ci fossero due vite o più vite possibili, si tratta ciascun istante della morte della parola in cambio della sostanza comune, ineffabile, invisibile. Il tratto fantastico di questa sostanza - che sarebbe il tratto stesso della morte - è diventato oggi trasparente e potrebbe persino aver contaminato, infettato, plagiato, influenzato il pianeta. Tutto farebbe paura.

Eppure è impossibile vivere di paura. L’alternativa, per un altro verso, è ossimoro nel suo darsi metà delle possibilità di riuscita. E come alternativa cifrematica, di fronte a noi c’è - come ha detto Verdiglione - Vincere o vincere.

Sopravvivere di paura è uno scacco, una rovina senza sosta. Tanto, mai dal segno si può levare la tripartizione per farne un segno di gravità. Non c’è nessun portatore del segno di morte, il predestinato alla morte, ovvero il soggetto alla morte di Heidegger, che è poi quello del logos pagano.

Non c’è soggetto alla morte così basso (per quanto minuscolo sia il suo segno) né soggetto alla vita così alto (per quanto enorme sia il suo segno) che possano rompere la relazione, il modo del due, per fondare due genealogie, due predestinazioni complementari sotto il segno di vita e il segno di morte.

Questo luogo comune non divide in due l’ossimoro: l’alto e il basso rifiutano l’algebra. Cercarla aggiunge ironia all’ironia. La questione resta aperta. E l’energia dell’istante, indegradabile. L’energetica cifrematica dice che chi più fa, più ne fa, senza attendersi nient’altro, perché il niente e l’Altro sono già nella parola.

("Il Secondo Rinascimento" n. 37, 1996)

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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24.01.2017