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La diplomazia poggia sul transfinito

Aritmetica della pace

Giancarlo Calciolari

Quindi non c’è nessun avvenire a partire dall’algegra della vita che toglie il neutro, lo zero, per il governo di un super-uno sugli uni sempre impegnato nell’eliminazione degli altri. L’aritmetica della pace comincia dal neutro e approda alla vita assoluta. La vita senza rimedi e senza veleni.

(1.11.2001)

Le cose procedono dall’apertura e vanno in direzione della qualità. Mentre il dominio, globale o locale, parte dalla copertura per approdare alla quantità. E ognuno vanta la sua quantità come se fosse la qualità. E più la fetta di quantità appare grande e maggiormente si avvicinerebbe la qualità.

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Hiko Yoshitaka, "Maschera n. 1", 2000, pastelli a olio su carta, cm 23x30

La quantità appartenente agli uni sarebbe il bene, il rimedio; mentre la quantità appartenente agli altri sarebbe il male, il veleno. In effetti il sistema di dominio e sabotaggio procede dall’uno e risulta unico e unificante, escludente il terzo e la contraddizione.
Osama bin Laden è diventato il miglior sostenitore della globalizzazione a mano armata. E il presidente degli Stati Uniti, Bush, afferma la copertura americana invece dell’apertura intellettuale : la neutralità apparentemente farebbe il gioco del terrorismo e quindi è bandita.

Ora il "neutro" è proprio della funzione di padre, della funzione di zero nella parola. La neutralità non è una funzione umana, ma una proprietà della rimozione. E senza la funzione di padre, la funzione di nome, non resta che il fratricidio : come non vorremmo dimostrare.
L’attacco terroristico agli Stati Uniti e all’Occidente è un attacco alla vita di ciascuno.

La risposta intellettuale non risiede nella guerra infinita globale che è già cominciata. L’antiamericanismo, l’antiglobalismo e l’antisemitismo sono gli alleati più sicuri della mondializzazione. Tutti gli arcaismi alimentano il presentismo di una risposta militare che sta creando il consenso per rispondere a una guerra istantanea con una guerra senza fine.

Uccidere il primo americano o l’ultimo terrorista islamico nasconde sempre la strage dei civili innocenti. Come accade a New York e a Kabul.

Occorrono il banchetto diplomatico, il cibo intellettuale, la scienza della parola: dove il terzo è dato e non escluso , e dove le cose cominciano da due e non da uno contro uno. Non è questione di "o l’uno o l’altro (uno)".
Ironia, la figura della contrarietà, che indica la questiona aperta, il dubbio intellellettuale: né con gli uni né con gli altri. Mentre "o con noi o contro di noi" è una formula che appartiene all’ideologia del dominio e del sabotaggio.

Gli umani non hanno nessun vantaggio da trarre dalla guerra: non ce l’hanno nemmeno i vincitori. Il piacere necessario del crimine e dello stupro non assomiglia nemmeno lontanamente al piacere di vita. E’ un piacere sostitutivo. Il piacere dei sopravvissuti: dei morti viventi e dei viventi morti. I morti deambulanti li chiama Pirandello.

Quindi nessuna compiacenza con i piaceri sostitutivi degli uni come degli altri, che tra l’altro vorrebbe tappare la bocca al dissenso, sempre con la scusa che farebbe il gioco del nemico, quale figura del terzo escluso.
Occorre l’analisi in atto, non dopo; per non doverla sempre fare dopo Auschwitz. Chi fa l’analisi dopo in effetti non la fa mai: la sua rimane una pseudo analisi, un compito in classe che rispetta in particolare il principio del terzo escluso.

Il pensiero unico unitario e unificante, fatto anche del sistema di globalizzazione e di antiglobalizzazione, arriva a dire che occorre investire adesso. Ovvero per la nomenclatura investire non è un tabù, mentre lo è il pensiero attuale. Invece è essenziale pensare adesso, riflettere, analizzare nell’atto quello che accade nel pianeta. Ma non è una prescrizione. E non è certo un invito a chiedere ai personaggi in cerca di autore della società dello spettacolo il loro parere di tuttologi.

La lezione di Freud è anche quella dell’inesistenza dell’atto riuscito. Quello che non riesce è il dominio sulla parola, sul sogno, sull’avventura, sul corpo, sull’altro, sulle galassie. E l’insuccesso sta nel contraccolpo. E così il fondamentalismo è il contraccolpo a un altro fondamentalismo. Il fondamentalismo non ha bisogno di essere aggettivato.

Attualmente non è l’islamismo a diventare fondamentalista: è il fondamentalismo a ammantarsi di islamismo. L’umanità ha ancora da trarre la lezione essenziale dalle religioni e dalle loro istanze artistiche, culturali e scientifiche.
Occorre analizzare il testo dell’inizio del terzo millennio con distacco, condizione stessa del pensare.

La guerra non è necessaria, non è ineluttabile. Non c’è terza guerra mondiale, né quarta nè quinta, che possa imperare sulla parola. Non c’è guerra riuscita che abbia assicurato il dominio definitivo degli uni sugli altri. Il nuovo ordine mondiale porta come sua altra faccia un nuovo disordine mondiale. È una questione di durata, di fine del tempo, ossia dell’infinito potenziale caro a Aristotele, che negava l’esistenza dell’infinito in atto.

Infatti l’operazione infinita, prima definita "guerra infinita", si fonda sulla presunta finibilità del tempo e sulla altrettanto presunta rappresentabilità dell’Altro negli altri: amici e nemici. Mentre la diplomazia instaura con il presunto nemico un dispositivo per la pace.

La diplomazia, il cui diploma è la qualità di vita, segue all’istanza d’infinibilità delle cose; e esige ciascuna volta la conclusione. La diplomazia poggia sul transfinito.

Quindi non c’è nessun avvenire a partire dall’algegra della vita che toglie il neutro, lo zero, per il governo di un super-uno sugli uni sempre impegnato nell’eliminazione degli altri.

L’aritmetica della pace comincia dal neutro e approda alla vita assoluta. La vita senza rimedi e senza veleni.
Per ciascuno la vita intellettuale è irrimediabile.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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14.02.2017