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La vita del numero due, anche qualora divenga numero uno, è la vita dell’ennesimo

Il lato di vita. La guerra è di religione ?

Dan Cohen

Gli umani vivono di colpi e di contraccolpi. E anche il cancro, l’aids, l’infarto, l’ictus e ben altro sono contraccolpi e contrappassi. Potrebbero vivere come dispositivi poetici in un itinerario di qualità, ma per lo più sopravvivono smarriti in un oceano di quantità. L’infinito degli infiniti, caro agli gnostici e agnostici sprovvisti di zero e di transfinito.

(1.06.2002)

Il presidente degli stati uniti dice che la guerra non è di religione. L’antipresidente dello stato disunito dice che la guerra è di religione. Si tratta di due facce dello stesso sistema di dominio e di sabotaggio, con la sfilza di numeri due candidati al posto di numero uno, che in regni antichissimi era quello del capro espiatorio. È il sistema della guerra: giustificata dai dominatori come dai sabotatori. E ognuno ritiene che terrorista è l’altro, percui bisogna rispondere al terrore con il terrore. Per l’appunto uno dei massimi strateghi militari mondiali predica che per sconfiggere il terrorismo occorre utilizzare i suoi stessi mezzi.

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Emilio Tabasco, "L’orto dell’aurora", 1993, olio su tela, cm 60x80

La vita del numero due, anche qualora divenga numero uno, è la vita dell’ennesimo, del numero numerato e non numerante, del numerale che vive una vita già vissuta, i cui piaceri sono tutti di sostituzione: dalla politica alla sessualità come farmaco o come droga, e mai come cibo intellettuale.

Mai l’eucarestia, mai la transustanziazione, ma un diluvio di sostanza esclusivamente rappresentata nei soldi e eretta a fallo quale indice del potere. Come l’immenso potere dei magnati dei media che in tutta la loro vita non scriveranno un rigo che corra il rischio di restare.

E che l’immenso potere di scrittura eretto in sistema comporti (oltre agli scrittori suicidi) l’impotenza di scrittura dei detentori del presunto sistema rimane un enigma solo per chi crede, accetta e riproduce, anche con il rifiuto, il predetto sistema.

La religione è stata e è tuttora un modo di intendere il lato della vita. Mentre la filosofia, nata come post-sofia, sulla fine dell’ultimo sofista, le cui briciole sono erette a sistema, ha cercato e cerca di padroneggiare la vita. La filosofia con il lato della morte, il suo essere e il suo soggetto, crede di detenere il bandolo della matassa.

Discorso della morte. Discorso della guerra. Discorso della soppressione del terzo per il bene dell’uno che abbraccia il due come sua fotocopia, talvolta in negativo. In tal senso bi Laden è l’altra faccia di Bush e viceversa.
Religione. Relazione. Il lato è relato: è legame e slegame, giuntura e separazione. Innegabile, inconciliabile.

Impossibile realizzare la religione come ligione e la relazione come lazione. Impossibile istitutire la religione come genealogia del legame a caccia degli slegati. E i paladini degli slegati in guerra contro la genealogia dei legati perseguono lo stesso disegno di padronanza e controllo della vita con la minaccia di morte dell’Altro.

La guerra contro l’altro cattivo per il trionfo del bene dell’uno è sempre per l’impero sul pianeta. La guerra è sempre contro la religione perché cerca d’instaurare un sistema morfologico dinamico costituito almeno da una genealogia contro un’altra. Ma la religione, la relazione, il due, l’apertura, il relato di vita non ammettono il sistema di morte.

Il fondamentalismo nel suo tentativo di ancorare la relazione all’inferno senza il superno nega la religione. L’inferno, il basso è senza fondo, come il paradiso è senza volta che ne costituisca una chiusura.

Gli umani vivono di colpi e di contraccolpi. E anche il cancro, l’aids, l’infarto, l’ictus e ben altro sono contraccolpi e contrappassi. Potrebbero vivere come dispositivi poetici in un itinerario di qualità, ma per lo più sopravvivono smarriti in un oceano di quantità.

L’infinito degli infiniti, caro agli gnostici e agnostici sprovvisti di zero e di transfinito.
Qual è la vita senza più colpi né contraccolpi ? E’ la vita come itinerario di qualità e non di quantità.
Il quale procede dal quanto, per altro inquantificabile. E il capitale di vita rimane ciascuna volta incapitalizzabile.

Dan Cohen, teologo, ricercatore universitario. Tel Aviv.

Traduzione dal francese di Giancarlo Calciolari.


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