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E’ il principio del Padre a unire i due registri del privato e del pubblico

La crisi dello spazio pubblico europeo

Fulvio Caccia

È urgente riprendere questo dibattito. In modo che ciascuna donna, ciascun uomo, riconoscendosi come essere mancante, possa riannodare una nuova solidarietà con l’altro e con la sua stessa società. Tale è l’alternativa del nostro tempo, dove la rivolta, non potendosi più enunciare e socializzarsi, ricade contro l’uomo.

(1.09.2002)

Lo spazio pubblico europeo sta diventando amok? La follia omicida della Malesia - dalla quale Stephen Zweig trasse una delle sue novelle tra le più brucianti - traduce in un certo qual modo una profonda crisi del politico in Europa. Poiché a differenza dei "random killing" che proliferano negli Stati Uniti, queste recenti follie omicide caratterizzano tanto i luoghi dove avvengono quanto le persone prese di mira. Il dramma di Nanterre, avvenuto a fine marzo nel cuore del comune di questa periferia parigina, la strage al liceo di Erfurt in Germania il 26 aprile scorso, quando un liceale uccise sedici persone prima di suicidarsi, sono le più recenti manifestazioni di questa crisi che attraversa l’immaginario europeo. La contropartita è classica: il rafforzamento e la banalizzazione dell’estrema destra nello spazio lasciato vacante dai partiti tradizionali di sinistra come di destra. Le presidenziali in Francia e l’uccisione del popolista olandese di estrema destra Pym Fortuym l’hanno dimostrato in modo spettacolare.

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Hiko Yoshitaka, "Leggere Alexandre Grothendieck", 2007

In effetti è significativo che queste tragedie si siano svolte in luoghi deputati dello Stato, là dove propriamente si forma e si esercita la vita pubblica di prossimità: la scuola e la sede del comune. Sparando sui consiglieri municipali di Nanterre, Richard Durn si attacca al principio stesso della rappresentazione, quella che è stata istituzionalizzata da oltre due secoli attraverso l’esercizio della democrazia. Assassinando dei liceali, l’energumeno d’Erfurt in Germania, mettava in causa ugualmente il liceo e ancora di più l’istituzione della scuola come principio di rappresentazione del sapere.
Le istituzioni, ricordiamolo, sono garanti del quadro nel quale si sviluppano le attività umane di una comunità, assegnano agli individui che le costiuiscono il loro posto e per questa via assicurano il loro ancoraggio all’interno della società. L’identità individuale e collettiva sorge da questa dialettica che si opera tra l’individuo e l’istituzione depositaria della Storia. In tal modo gli individui acquisiscono lo statuto di soggetti e divengono, attraverso le critiche e le opposizioni alla tradizione, parte in causa nel processo di trasformazione politica della società, assicurando nel contempo la sua continuità. Il minimo attacco al fondamento simbolico di queste istituzioni ci riguarda tutti, poiché questo tocca l’umanità di tutti tramite il gesto di uno solo.
Senza risalire al Medioevo quando la Chiesa faceva delle istituzioni politiche un’emanazione dell’onnipotenza divina, si può sentire in Occidente, due secoli dopo l’instaurazione dello Stato di diritto e sessant’anni dopo la sanguinosa perversione dello Stato fatta dall’ideologia nazista, una crisi di legittimità delle istituzioni. In Francia, come altrove, questa crisi è stata percepibile in diversi modi e riflette la trasformazione dello spazio pubblico indotto dalla mondializzazione e dalel nuove tecnologie. Per comprendere i sostenitori e gli esecutori di questo gesto intollerabile, che potrebbe rientrare troppo facilmente nella categoria degli episodi di cronaca o in quella della fatalità, è importante per noi capire il modo in cui lo spazio si annoda al pubblico.
Lo psicanalista Jacques Lacan ci insegna, dopo Freud, che è il principio del Padre a unire i due registri del privato e del pubblico. È il nome del padre come metafora che strappa il bambino dal limbo dell’indifferenzazione e gli permette di accedere al linguaggio e alla cultura. È sufficiente che il suo nome circoli secondo certe modalità per separare il bambino dal desiderio fusionale di sua madre e istituirlo in quanto essere singolare e mancante. E cercando di colmare questa mancanza, in seguito accede al simbolico e alla sfera della cultura. Una delle condizioni chiave consiste nel fatto che sia il padre stesso separato dal desiderio di sua madre, per divenire a sua volta un operatore simbolico e instaurare il limite e, di conseguenza, l’interdetto.

In effetti è significativo che queste tragedie si siano svolte in luoghi deputati dello Stato, là dove propriamente si forma e si esercita la vita pubblica di prossimità: la scuola e la sede del comune. Sparando sui consiglieri municipali di Nanterre, Richard Durn si attacca al principio stesso della rappresentazione, quella che è stata istituzionalizzata da oltre due secoli attraverso l’esercizio della democrazia. Assassinando dei liceali, l’energumeno d’Erfurt in Germania, mettava in causa ugualmente il liceo e ancora di più l’istituzione della scuola come principio di rappresentazione del sapere.
Le istituzioni, ricordiamolo, sono garanti del quadro nel quale si sviluppano le attività umane di una comunità, assegnano agli individui che le costiuiscono il loro posto e per questa via assicurano il loro ancoraggio all’interno della società. L’identità individuale e collettiva sorge da questa dialettica che si opera tra l’individuo e l’istituzione depositaria della Storia. In tal modo gli individui acquisiscono lo statuto di soggetti e divengono, attraverso le critiche e le opposizioni alla tradizione, parte in causa nel processo di trasformazione politica della società, assicurando nel contempo la sua continuità. Il minimo attacco al fondamento simbolico di queste istituzioni ci riguarda tutti, poiché questo tocca l’umanità di tutti tramite il gesto di uno solo.
Senza risalire al Medioevo quando la Chiesa faceva delle istituzioni politiche un’emanazione dell’onnipotenza divina, si può sentire in Occidente, due secoli dopo l’instaurazione dello Stato di diritto e sessant’anni dopo la sanguinosa perversione dello Stato fatta dall’ideologia nazista, una crisi di legittimità delle istituzioni. In Francia, come altrove, questa crisi è stata percepibile in diversi modi e riflette la trasformazione dello spazio pubblico indotto dalla mondializzazione e dalel nuove tecnologie. Per comprendere i sostenitori e gli esecutori di questo gesto intollerabile, che potrebbe rientrare troppo facilmente nella categoria degli episodi di cronaca o in quella della fatalità, è importante per noi capire il modo in cui lo spazio si annoda al pubblico.
Lo psicanalista Jacques Lacan ci insegna, dopo Freud, che è il principio del Padre a unire i due registri del privato e del pubblico. È il nome del padre come metafora che strappa il bambino dal limbo dell’indifferenzazione e gli permette di accedere al linguaggio e alla cultura. È sufficiente che il suo nome circoli secondo certe modalità per separare il bambino dal desiderio fusionale di sua madre e istituirlo in quanto essere singolare e mancante. E cercando di colmare questa mancanza, in seguito accede al simbolico e alla sfera della cultura. Una delle condizioni chiave consiste nel fatto che sia il padre stesso separato dal desiderio di sua madre, per divenire a sua volta un operatore simbolico e instaurare il limite e, di conseguenza, l’interdetto.

Ora, questo limite, i due giovani forsennati lo hanno scavalcato designando pubblicamente il luogo simbolico con l’assassinio e con le sue vittime: i consiglieri comunali eletti per rappresentare il popolo, i liceali selezionati per ricevere il diploma. È perché se ne sentivano esclusi che gli omicidi sono passati all’atto. Con questo gesto estremo, scoprono l’orrore della castrazione. La prospettiva di questa verità della differenziazione umana (siamo differenti e abbiamo ciascuno il nostro posto da tenere) ha come effetto diretto di associarci tutti al crimine. Poiché la rottura totale con l’altro, così familiare e pertanto così differente, dimostra un certo scacco del politico per rifondare il legame sociale, ovvero uno spazio di parola. Tutto accade come se il desiderio di uguaglianza che ha attraversato il secolo scorso fosse stato preso alla lettera, spinto e rovesciato sin nelle sue ultime e tremende conseguenze.
Così l’assassino di Nanterre e quello di Erfurt hanno tratto le conseguenze di questo crescendo giuridico e di questo cedimento dello Stato di diritto al quale rinvia, commettendo l’irreparabile. Oggi, le società avanzate liberano in questo modo la violenza identitaria, esacerbata dalla crisi sia politica che della nostra epoca, e sotto altri cieli questa prende l’astetto di un conflitto interetnico. Diritto e rovescio di una stessa ferita la cui guarigione è assogettata alla restaurazione del senso della rappresentazione di sé e degli altri.
Che gli istigatori di questi avvenimenti facciano dei mezzi audiovisivi (videocamere e cassette audio) gli strumenti della loro tragedia, allo stesso titolo delle armi e degli esplosivi, mette in evidenza qual è la posta in gioco. Così, questi ultimi possono riannodare, da uguale a uguale, lo spazio di un momento, con la comunità degli uomini tramite l’intermediario dello spazio pubblico. Ciò che è in gioco è giustamente il riconoscimento di questa umanità negata da un modo di vita anonimo e troppo unidimensionale.
Se conviene trovare una rassomiglianza, questa risiede forse nei tragici eventi che si sono svolti sall’Assemblea nazionale del Québec nel 1984 quando Guy Lortie, un giovane caporale di una trentina di anni, uccise tre persone e ne prese altre in ostaggio. Il percorso e gli antecendenti di Eric Schmitt, il sequestratore di Neuilly e quelli di Thomas Hamilton, il forsennato di Dunblane, che uccise più di sedici bambini in Scozia, per vari aspetti fanno pensare a quelli di Richard Durn: stesso sradicamento, stesso fascino per le armi, stesso sbigottimento dinanzi alla deliquescenza della solidarietà sociale e infine stesso grido riguardo al politico. In questo periodo elettorale in cui i due principali candidati penano giustamente a distinguersi, al punto da chiedersi se non si assisterà a una situazione all’americana, questo atto demente riafferma paradossalmente l’irriduttibile sovranità della differenziazione.

La questione che viene posta è quella della autorità e della legge. Prima di perpetrare il suo gesto tragico e di suicidarsi, Richard Durn aveva lasciato una piccola lettera a un’amica. Eric Schmitt aveva fattol o stesso all’attenzione di suo padre. All’inizio del secolo, Kafka autore di una non meno celebre lettera al padre, scriveva che poteva esserci molto più posto per l’"epurazione del conflitto tra padre e figlio, e la possibilità di discuterne".
È urgente riprendere questo dibattito. In modo che ciascuna donna, ciascun uomo, riconoscendosi come essere mancante, possa riannodare una nuova solidarietà con l’altro e con la sua stessa società. Tale è l’alternativa del nostro tempo, dove la rivolta, non potendosi più enunciare e socializzarsi, ricade contro l’uomo: "Il giorno - scriveva Albert Camus - in cui il crimine si abbiglia delle spoglie dell’innnocenza, per un curioso rivolgimento specifico al nostro tempo, l’innocenza è chiamata a fornire le proprie giustificazioni".


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3.04.2017