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Un messaggio che la nostra modernità non può che trovare eretico!

"9/11" e l’Annunciazione

Robert Richard

Quello che mi ha colpito era il curioso e pressoché parallelo tra l’opera pittorica del XVI secolo e "9/11" (per utilizzare questa designazione telegrafica americana). Il quadro mi sembrava all’improvviso come uno di quegli schermi di televisione che passano in rassegna le terribili immagini che conosciamo.

(2.05.2003)

Proprio un bel quadro! E quale singolare messaggio porta: un messaggio che la nostra modernità non può che trovare eretico!
Si tratta dell’Annunciazione di Tintoretto, che si trova nella Scuola di San Rocco a Venezia. Conosco questa tela da venticinque anni e, ogni volta che mi ritrovo a Venezia, non posso mancare di andare alla Scuola per contemplarla.

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Tintoretto, "L’Annunciazione"

Ma l’ultima volta che ho visto questa magistrale Annunciazione ero come stupefatto, come mai lo ero stato prima. Le ragioni del mio stupore si spiegano per il timing di quest’ultima visita, che si è svolta qualche settimana prima dei tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001.

Quello che mi ha colpito era il curioso e pressoché parallelo tra l’opera pittorica del XVI secolo e "9/11" (per utilizzare questa designazione telegrafica americana). Il quadro mi sembrava all’improvviso come uno di quegli schermi di televisione che passano in rassegna le terribili immagini che conosciamo. In particolare, penso alle inquadrature terrificanti che mostrano gli aerei al momento dell’impatto.

Nel flusso degli angeli che penetrano come per effrazione nella dimora di Maria, mi pare di vedere - per un istante di disprezzo - il riflesso degli aerei mentre percuotono le torri gemelle di New York. Muro sfondato, sgomento della vergine (è in perdita di equilibrio), c’è tutto. È come se Tintoretto avesse dipinto un "9/11" avant la lettre. Il Veneziano del XVI secolo avrebbe fatto il ritratto in diretta di un atto terrorista.

Passato il primo momento di confusione e di disprezzo, ho voluto appigliarmi al senso nascosto di questa opera, che era stata giustamente rianimata in questa confusione. Ecco in due parole il senso nascosto che posso, ora, enunciare: la tela di Tintoretto pone l’Annunciazione come mito che regge l’Occidente o l’Europa politica.

Di quale Occidente si tratta? Di quale Europa? Poiché l’Europa è una realtà plurale. Rispondo precisando che si tratta dell’Europa contrattualista, che si può opporre all’Europa liberale o all’Europa dell’umanismo civico. Ora questa Europa contrattualista e anti-liberale si trova significata da un certo numero di proposizioni teologiche, filosofiche, pittoriche, letterarie e artistiche in generale. E qui penso, tra le altre, a Guglielmo d’Occam, a Dante, a Rousseau, a Sade, a Joyce e... a Hubert Aquin.

Se parlo dell’Europa contratttualista è perché c’è un contratto da stabilire. Ma un contratto con chi? La tela di Tintoretto fornisce una risposta alla questione: si tratta di un contratto da stabilire o da "firmare" tra la vergine Maria e colui che chiamo il Dio barbaro.

Se voi avete frequentato i testi del liberalismo politico anglosassone del XVII secolo sapete che è questione del patto sociale. Per esempio, John Locke concepisce la società come fondata su un patto tra cittadini ragionevoli. Ma, nella tela di Tintoretto, uno dei "contraenti" non è per nulla ragionevole. Parlo di Dio. In modo tale che la tela di Tintoretto raffigura l’idea di un contratto tra la vergine Maria e un essere che non ha per nulla la nostra concezione del mondo e della ragione. Poiché, che lo vogliamo o meno, Dio non pensa come noi, non parla la nostra stessa lingua. È quindi un barbaro, almeno dal nostro punto di vista.

Non per nulla San Paolo parlava dello "scandalo della croce". Dio è scandaloso, un barbaro... Le prove ci stanno di fronte: vedete bene con quale violenza irrompe nello spazio domestico della vergine. Dio non conosce le buone maniere.

E come reagisce la vergine Maria a questa invasione brutale dall’al di là? La sua reazione è ben leggibile sul suo viso e nella sua posa (a Maria manca la terra sotto i piedi): ossia che è in preda a una viva emozione. Ora questa emozione la qualifico di "politica" [1]: la vergine prova una emozione politica davanti a questo Straniero che penetra di forza nel suo spazio.

L’elemento più importante in tutta questa storia è che Maria accetta questa intrusione. Lei dice "sì" all’intruso che fa irruzione da un altro mondo, quello del nunc stans [2]. Questa espressione era quella dei papi del medioevo per designare la posizione fuori dal mondo o fuori hic et nunc di Dio.

Adesso la questione è di sapere quale sarà il frutto di questo contratto passato tra il Dio barbaro e la vergine Maria. Quando si fa un contratto con un imprenditore è per la costruzione di una casa o di un ponte. Quale sarà il prodotto di questo contratto Dio/vergine Maria? Ebbene, lo sappiamo: la nascita di Cristo, paradigma del soggetto politico libero. Eccomi al punto: perché vedere in Cristo il paradigma del soggetto politico libero? Occam, teologo del XIV secolo fornisce questa risposta: perché Cristo è portatore della "legge di libertà" [3].

Ma... le leggi non sono per essenza obbliganti, non impongono dei limiti necessari alla nostra libertà? Quando Occam parla della "legge di libertà" è per dire che questa legge (di cui il Cristo sarebbe portatore) ha come meta di liberarci dalle passioni e dalle vanità di questo mondo.
Diamo un altro sguardo al quadro di Tintoretto. Occasione per approfondire ancora di più il messaggio consegnato da questa Annunciazione, infine da tutte queste Annunciazioni che sono state dipinte attraverso i secoli.

Qual è dunque, per così dire, il messaggio del messaggio dell’Annunciazione in quanto tale? Eccolo in breve: dovete obbedire alla legge dell’incesto. Legge che è, mi preme di sottolinearlo, fuori-legge.
Se si vuole sapere perché questa legge è fuorilegge, bisogna cominciare con il chiedersi che cosa proibisce l’incesto. La definizione abituale che viene data è di questo ordine: la legge impedisce il matrimonio (o l’unione) tra consanguinei. Questo non è falso, ma è insufficiente per chi vuole capire il senso profondo e profondamente politico di questa legge, che in fin dei conti non è eguale a nessun’altra.

In virtù della legge d’interdizione dell’incesto, la donna è chiamata a girare le spalle alla sua famiglia, particolarmente alle leggi, alle usanze, ai costumi prevalenti nella sua famiglia di origine. La contropartita di questo movimento di rigetto si situa nel "sì" che la donna porterà come significato alla legge dell’"altro", colui che è uscito da un’altra famiglia, da un’altra contrada, o come, nel caso della vergine, da un altro mondo: mi riferisco al Dio barbaro. Questo Dio, l’ho detto, non parla la stessa lingua di Maria e non ha la sua stessa concezione della ragione. Eccetera. Malgrado questo, Maria ha l’audacia (la parola non è eccessiva) di dire "sì" a questo Straniero e alla sua legge.

Maria accetta di lasciare l’hic et nunc della sua famiglia per inscriversi corpo e anima nel nunc stans, che è, lo ricordo, l’ordine dell’universale. Così la vergine accetta di vivere sotto una legge che in un certo senso è inaccettabile agli occhi della sua famiglia e della sua contrada d’origine.

Mi si dirà, colmi di buon senso, che una donna non sposa lo Straniero (con la maiuscola), ancora meno il "barbaro", ma semplicemente un uomo che abita spesso lo stesso quartiere, che parla la sua lingua, che ha inclinazioni morali e comportamenti sociali sensibilmente identici ai suoi. Questo è vero. Ma ciò non toglie che ogni incontro uomo/donna si svolge su un fondo di proibizione dell’incesto.

I promessi sposi possono benissimo essere dello stesso angolo del paese, anche dello stesso quartiere, ma il loro incontro - e la loro coniunctio, il loro coito - rileva sempre del nunc stans e della legge barbara in essa prevalente.

Stando così le cose, il bambino che nascerà da questa unione uomo/donna sfuggirà alle leggi positive - ovvero alle passioni e alla vanità o al hic et nunc - di questo mondo. Questo bambino sarà la legge fatta carne.
Se vogliamo che la "legge di libertà" s’incarni quaggiù, forse basterà fare dei bambini. Freud ha posto la questione: "Da dove vengono i bambini?" [4].

A nostra volta possiamo chiederci: "Perché facciamo dei bambini?" Risposta: perché "la legge di libertà" (quella che libera dal hic et nunc) s’incarna tra noi. Sì, sì, lo so: i nostri bambini, nei quali riponiamo le nostre speranze, finiscono tutti, non lontano da Mozart, per piegare la schiena. Divengono "realisti" e si piegano alle ways of the world.

In una parola, diventano come noi. Peccato! Poi bisogna riprendere tutto da zero, a partire dalla generazione successiva, per fare dei bambini che (questa è la speranza) non saranno come noi, e sapranno situarsi in un rapporto d’ironia con le ways of the world. Eccetera [5].

Ho debuttato con la mia presentazione disegnando un parallelo tra l’Annunciazione di Tintoretto e l’attentato dell’11 settembre 2001. Questo vuol forse dire che i terroristi dell’11 settembre erano portatori, come Cristo, della "legge di libertà", e quindi di questa preziosa legge fuorilegge? No e poi no! È proprio il contrario. Mentre il quadro è simbolico e portatore della libertà, il terrorismo è una violenza di distruzione nel reale e quindi portatore di morte.

Ma ben al di là, dico finalmente che, se si sbeffeggia la legge d’interdizione dell’incesto, se rifiutiamo di adottare la posizione del nunc stans ( e se si rifiuta l’esigenza d’universale che caratterizza questa posizione)... infine, se si rifiuta o si respinge il barbaro - il padre per dirla tutta - ebbene, questo barbaro, potete esserne sicuri, ritorna, ma questa volta... accadrà al termine di una realissima e sanguinosissima violenza.

Lacan diceva che ciò che è stato rifiutato nel simbolico ritorna nel reale [6]. Ora è proprio questa una delle dimensioni dell’11 settembre 2001: quello che il nostro mondo occidentale liberale, il nostro mondo dell’umanismo civico, ha rifiutato, ha fatto ritorno, ma nel modo del terrore. Pure la storia è fabbrica di psicosi.
Che cosa fare per evitare tutto questo? Non c’è la soluzione perfetta, né magica. Ma possiamo sempre cominciare con una piccola visita alla Scuola di San Rocco per contemplare il quadro di Tintoretto. Si vedrà, raffigurata, la chiave dell’Occidente politico.

1. Non c’è nessun bisogno del politico per tessere i legami tra simili. La difficoltà si presenta quando bisogna tessere un legame sociale tra dissimili, al di fuori di ogni comunità di spirito. È qui che debutta il politico, nello spavento che suscita l’alterità. Basta leggere Hobbes e il suo sentimento di paura.
2. Non confondere il nunc stans - che descrive una posizione fuori dal mondo e fuori dal tempo - con l’Idea platonica che è fissa e eterna. Si dovrebbe piuttosto guardare in direzione dell’inconscio freudiano per intendere qualche cosa del nunc stans medioevale. Secondo Freud, l’inconscio non conosce il tempo. E sempre secondo Freud, non è lo svolgimento hic et nunc dei nostri enunciati a essere portatore di verità. Questi enunciati, situati per così dire nella storia, ossia nel cursus della nostra vita, possono essere portatori di sapere o d’informazione, talvolta anche di non-sapere e di disinformazione, per esempio quando si mente. Ma solo raramente sono portatori di verità, nel senso della verità del desiderio. È qui che intervengono degli eventi psichici, come il lapsus o la dimenticanza che arrivano a interrompere il flusso mondano dei nostri enunciati, facendo balenare, per un istante, qualche cosa del nunc et stans del nostro desiderio. Il nunc et stans è dunque ciò che viene a interrompere l’hic et nunc: fa irruzione nella storia (nella tela di Tintoretto, gli angeli portatori del messaggio di Dio irrompono nella vita e nello spazio domestico della vergine), e così facendo fa ostacolo alle passioni e alle vanità che trascinano la storia.
3. Guglielmo di Occam, Breve discorso sul governo tirannico, Biblioteca Francescana, 2000.
4. S. Freud, Casi clinici, Bollati Boringhieri, 1991.
5. Senza dubbio, l’idea che possa esserci un’obbligazione a fare dei bambini può ferire chi ha convinzioni liberali. La libera scelta è data per assoluta. Ma non dimentichiamo che ci sono pure quei bambini simbolici ai quali Sade, per altro, fa allusione nel suo breve testo "Idee sul romanzo". Ci sarebbe in questo senso un obbligo a scrivere, a comporre, a dipingere...
6. L’enunciato dello psicanalista francese tenta di descrivere la struttura della psicosi. Freud, al quale Lacan s’ispira, lo formula così: "Ciò che è abolito all’interno ritorna dall’esterno." (S. Freud, Casi clinici). È il caso dell’uomo dei lupi, di cui Freud analizza l’allucinazione del dito tagliato (Ibid.). La legge di castrazione che l’uomo dei lupi non ha saputo integrare sul piano simbolico fa ritorno nel reale sotto forma allucinata: l’analizzante (aveva cinque anni al momento dell’avvenimento) credeva veramente che il dito che stava fissando con gli occhi stesse attaccato solo per un lembo di pelle.

Nota: il carattere orale della presentazione è stato conservato in questa nuova trascrizione di un intervento del 24 e 25 ottobre 2003, al Nuovo Teatro Sperimentale di Montreal. L’avvenimento si svolgeva sul tema dell’eresia. L’intervento di Robert Richard riprende l’analisi svolta nel testo in francese che porta lo stesso titolo: 9/11 et l’Annonciation.

Robert Richard è saggista e scrittore. Vive in Canada. Ha pubblicato Le roman de Johnny e Le corps logique de la fiction.

Traduzione dal francese di Giancarlo Calciolari.


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30.07.2017