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È proprio il poema a sfatare il conformismo poetico

Il film di Oscar Carchidi. "T + FB"

Giancarlo Calciolari

L’invettiva, l’ironia, l’ilarité, il birignao, la smorfia, sono modi dell’apertura delle cose; mai pretesti per chiudere la partita. Anche Caronte è un’esca del gioco. Inferno e superno. Inferno e paradiso. Il due e i suoi modi. Modi dell’ironia estrema. E la Calabria non è un destino.

(1.11.2001)

"Travelling and flashback". Il titolo delle poesie di Oscar Carchidi è scritto come una formula matematica. C’è il segno della somma e non c’è il segno dell’uguale. Non è un’equazione. Non è: t+fb=x. T+FB è la formula della vita di Carchidi. Senza nessuna equazione famigliare o sociale da confermare o da smentire. Il segno + è una croce: congiunzione e disgiunzione, incrocio o sovrapposizione di barre, verticale e orizzontale. Figure dell’apertura e non del peso da portare.

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Hiko Yoshitaka, "L’analemma", 2000, pastelli a olio su carta, cm 23x30

Il film della vita di Oscar: carosello e flasback, avanti e indietro. La formula procede dall’ironia, dal due, dalla questione aperta. T+FB non compone un cerchio, non è una questione chiusa. Le cose vanno dal dilemma all’analemma. Analemma, questo "infinito" disegnato dalla natura, che è anche il titolo di una rivista progettata da Oscar Carchidi. Con il travelling non ci si avvicina a nulla e con il flashback non ci si allontana da nulla, per ritrovare una memoria che possa esistere come un deposito di pizze da film.

Vicino, lontano? Avanti, indietro? Alto, basso? Ironia. La traccia dell’esperienza di Oscar si scrive come un film. E’ la sua poesia. Il pianeta che attraversa è nella parola e non nella visione, tanto meno nella mondovisione, che è l’altro nome della visione conformista delle cose. Oscar riprende la lezione di Leonardo e di Machiavelli.

I modi del due originario: dall’alto del monte Rosa e dal basso della vallata, dalla posizione del principe e dalla posizione del popolo. Dall’"alto" dei cieli della sua vita di pilota d’aereo al "basso" della terra. Il poema-film è l’impossibile cronaca dell’assenza di fatti. In effetti la vita bene o male riempita non c’è. La vita non è piena o vuota, non è contenitore.

Oscar Carchidi si accorge con ironia che il film della vita non è scrivibile né realisticamente né irrealisticamente, poiché si tratta di scrittura dell’esperienza e non più scrittura del discorso. Nel senso che non c’è discorso della vita, logia della vita, ma c’è film. Il film di Carchidi, appunto. E non film del personaggio.

Nessuna cinepresa personale, nessuna cinepresa popolare. Nessun conformismo sociale né anticonformismo particolare. Molto di più, c’è la non accettazione del conformismo. C’è la presa del cinema, delle immagini in movimento, più che la cinepresa! C’è la presa intellettuale delle immagini, l’unica presa che non incatena gli uomini nella caverna platonica. Rividi Ulisse a Itaca; Penelope continuava a filare mentre i Proci ordivano la presa del potere. Questa volta si autochiamavano colonnelli.

È proprio il poema a sfatare il conformismo poetico: quasi passa in rassegna le obiezioni del senso comune alla poesia e al poeta. Contrariato dagli esperti, i controesperti e gli inesperti, i giullari, la gente bene e perbene, nella loro conchiglia, continuavo a far versi e loro parole. La morte non è propria e non c’è modo di sognare la propria morte, come invece crede Milan Kundera a proposito dei poeti. Il film di Carchidi non è una serie di scene, ma c’è il corpo e la scena. Corpo e scena della vita, della parola. Irrapresentabili.

L’inferno di Carchidi, l’inizio del viaggio, non è infernale, nel senso che non lo assume in quanto tale. L’invettiva, l’ironia, l’ilarité, il birignao, la smorfia, sono modi dell’apertura delle cose; mai pretesti per chiudere la partita. Anche Caronte è un’esca del gioco. Inferno e superno. Inferno e paradiso. Il due e i suoi modi. Modi dell’ironia estrema.

E la Calabria non è un destino. E’ una regione insituabile del cielo, con la Provenza, la "terra gemella". Il poema di Carchidi, in guisa di testamento, affronta la questione di vita e di morte. Ironia estrema. Lasciare una traccia nel terzo millennio? T+FB, il testamento, è un altro testo. Un testo ancora. Per l’ultima sequenza nessuna messa in scena col natural sorriso ciascuno se ne va per suo cammino.

Oscar Carchidi, poeta, scrittore, direttore della rivista intertazionale di diplomazia "Rue des Consuls", Marsiglia.


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6.02.2017