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Le prime poesie tradotte in italiano

Bernard Hreglich. Tre poesie

Giancarlo Calciolari

(Ma l’ingiunzione materna
Ti ordina di passare oltre, poiché l’uomo dagli occhi chiari
È coperto di sangue, mostrando la rotta di Trieste).

(1.08.2004)

Un contingente di solitudine

Nessuno verrà, nessuno oserà

Offrire la mansuetudine, e io so la tua avversione

Per i nostri simboli : il tuo soffio davanti l’orologio

Non significa nulla se non lo sgomento che prolunga

Un quartiere dalle stradine cinte di fascino.

Conosco il tuo lamento se lo spazio

Assorbe a poco a poco questo sbocco

Di cui tu hai misurato il gioco di equivalenze.

Un uccello coperto di neve porta consiglio quando l’inverno

Cambia in corridoi e in dedali le vestigia della tua Fede.

Ma tu non verrai;

Io indovino quale oceano ti lega

In questo secolo interminabile in cui il piccante delle tue dita

Scava un sole frivolo.

E tale fu il preambolo

A queste notti di solitudine tra le mie rovine.

Un contingent de solitude

Personne ne viendra, personne n’osera

Offrir la mansuétude, et je sais ton aversion

Pour nos symboles: ton souffle devant l’horloge

Ne signifie rien sinon le désarroi qui prolonge

Un faubourg aux ruelles ceintes de charmes.

Je connais ta plainte si l’espace

Absorbe peu à peu cette issue

Dont tu n’as pas mesuré le jeu d’équivalences.

Un oiseau couvert de neige porte conseil lorsque l’hiver

Change en couloirs, en dédales les vestiges de ta Foi.

Mais tu ne viendras pas; j’ai deviné quel océan te ligote

Dans ce siècle interminable où le piquant de tes doigts

Creuse un soleil frivole.

Et tel fut le préambule

À ces nuits de solitude entre mes ruines.

I migranti perdono memoria

Avventuriero, il grande silenzio si lacera sotto la tua legge.

Poi vengono i mobili carichi di piatti, le eterne

Cortigiane dal verbo di fine stagione, la penultima abolizione

Di queste maschere composite così laide che sia possibile;

Ma in silenzio le caverne svelano la disgrazia di queste donne

Dalle fronti brucianti, dai visi scavati di relitti,

Coperte di sangue multicolore (si muovono lentamente

Come uccelli di gesso). Un racconto aleatorio

Converrà ai migranti che hanno perduto il ricordo

Dei loro costumi, dei loro giochi e guardano cadere la pioggia

Sul selciato monotono senza pensare al paese natale

Ricco di buganvillea, di lucciole musicali

(Certuni vivono sotto il sole prima di spezzare il ferro

E di barattare i loro dalmatici per effetti di apprendistato).

Non c’è trappola più casta dell’oceano:

Sotto queste rovine simboliche dove vivono delle creature

Pietosamente coperte d’oro ma sottomesse al lutto gregario

Prima dell’elucidazione di questa o di quella sciarada, modo cortese

Di incastonare di legacci questi novizi sperduti.

Les migrants perdent mémoire

Aventurier, le grand silence se déchire sous ta loi.

Puis viennent les meubles chargés de vaisselle, les éternelles

Courtisanes au verbe d’arríère-saison, la pénultième abolition

De ces masques composites aussi laids qu’il est possible;

Mais en silence les cavernes dévoilent la disgrâce de ces femmes

Aux fronts brûlants, aux visages creusés d’épaves,

Couverts de sang multicolore (elles se meuvent lentement

Comme des oiseaux de plâtre). Un récit aléatoire

Conviendra aux migrants qui ont perdu le souvenir

De leurs coutumes, de leurs jeux et regardent tomber la pluie

Sur le pavé monotone sans penser au pays natal

Riche de bougainvillées, de lucioles musicales

(Certains vivaient en plein soleil avant de briser le fer

Et de troquer leurs dalmatiques pour des effets d’apprentissage).

Il n’existe pas de piège plus chaste que l’océan

Sous ces ruines symboliques où vivent des créatures

Picusement couvertes d’or mais soumises au deuil grégaire

Avant l’élucidation de telle ou telle charade, facon courtoise

De sertir de ligatures ces novices désemparées.

Un compendio di crudeltà

Scavando un cielo dalle tinte porpora

Che affligge le donne portando l’impronta

Di questo tiglio abbandonato ai cani,

Eccoti lontano dai luoghi del crimine, guerriero di cuore e di verbo,

La fronte cerchiata d’acciaio livido sotto le gocce d’uva.

Piuttosto Croato che Austro-Ungarico, diceva questo Veneziano

Che fu avvocato e forse tuo padre, secondo i rumori,

Gli archivi familiari e qualche fotografia

(Ma l’ingiunzione materna

Ti ordina di passare oltre, poiché l’uomo dagli occhi chiari

È coperto di sangue, mostrando la rotta di Trieste).

Eccoti su questo percorso avventuroso; il temporale viene dal Sud

E disgrega ciò che occorre nominare valzer lenti e tragici

In lunghe macchie di sangue, osando sfidare le frontiere

Poiché una prudenza docile detta la scelta dei ministri

E si ha tutto da temere dal vento rude della Serbia.

Mai sappiamo, quando il giorno tramonta, chi oserà tradire

Questa freccia precisa con il mantello blu, indossato da lustri

Da un vecchio uomo di Ragusa le cui frasi senza fioriture

Assillano il porto e distinguono il rigore delle armi bianche.

Il mantello risulta un omaggio esoterico

All’adolescente di Zagabria, sbalordito dall’audacia, dal coraggio

Che è scomparso nei sotterranei della guerra

E con lui la speranza di raggiungere il deserto agognato.

Non si è mai passato così vicino al cuore

E di questa forma femminile di cui s’indovina lo sconforto;

Le sue mani propongono un lessico dell’oblio,

irrigidite davanti al carillon romano e alle porte cittadine

Che non dissimulano nulla se non l’ombra delle strade e dei sogni.

Un précis de cruauté

En creusant un ciel aux teintes pourpres

Qui désole les femmes portant l’empreinte

De ce tilleul abandonné aux chiens,

Te voilà loin des lieux du crime, guerrier par le cœur et le verbe,

Le front cerclé d’acier livide sous les gouttes de raisin.

Plutôt Croate qu’Austro-Hongrois, disait ce Vénitien

Qui fut avocat et peut-être ton père, selon les rumeurs,

Les archives familiales et quelques photographies

(Mais l’injonction maternelle

T’ordonne de passer outre, car l’homme aux yeux clairs

Est couvert de sang, montrant la route de Trieste).

Te voilà sur ce parcours aventureux; l’orage vient du Sud

Et désagrège ce qu’il faut nommer valses lentes et tragiques

En longues taches de sang, osant braver les frontières

Puisqu’une prudence souple dicte le choix des ministres

Et que l’on a tout à craindre du vent rude de Serbie.

Sait-on jamais, lorsque le jour décline, qui osera trahir

Cette flèche précise avec le manteau bleu, porté depuis des lustres

Par un vieil homme de Raguse dont les phrases sans fioritures

Hantent le port et distinguent la rigueur des armes blanches.

Le manteau figure un hommage ésotérique

À l’adolescent de Zagreb, éblouissant par l’audace, le courage,

Qui a disparu dans les souterrains de la guerre

Et avec lui l’espoir d’atteindre ce désert convoité.

On n’est jamais passé si près du cœur

Et de cette forme féminine dont on devine la détresse;

Ses mains proposent un lexique de l’oubli,

Figées devant le carillon romain et les portes citadines

Qui ne dissimulent rien sinon l’ombre des rues et des rêves.

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Hiko Yoshitaka, "Ils ont volé ta poésie, Bernard", 2000, pastelli a olio su carta, cm23x30

Bernard Hreglich a été aussi ami et maître, en poésie, de Giancarlo Calciolari, directeur de "Transfinito".

Le tre poesie di Bernard Hreglich si trovano nell’edizione originale francese:

Autant dire jamais, Gallimard, 1996. Il libro è uscito postumo.

La traduzione è di Giancarlo Calciolari, dopo anni di silenzio.


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14.02.2017