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Quel quadernetto giallo, pieno di conti e cancellature è nato a Marradi

Sul manoscritto di Dino Campana e la sua più giusta collocazione

Moira Bruni

Magari Dino lo vorrebbe proprio a Marradi, il suo manoscritto, dove è sempre tornato, finché ha potuto farlo.

(24.05.2004)

Conosco poco il poeta Dino Campana. Conosco più la sua storia di uomo, perché l’ho conosciuta dalla passione per lui trasmessami da una persona a me molto cara e perché ho avuto modo di interessarmene in seguito, per mio conto.
I libri che ho letto sulla sua vita, parlano di un uomo in conflitto perpetuo con la famiglia, gli abitanti del suo paese natale, Marradi, con gli uomini di cultura del suo tempo, con l’amore, perfino con se stesso.
Era il suo modo di essere. Che fosse pazzo o che fosse incompreso, che fosse entrambe le cose, niente toglie al fatto che sia stato un uomo capace di far cantare la sua anima per far vibrare quella degli altri.

JPEG - 18.2 Kb
Hiko Yoshitaka, "Squantificato", 2003, olio su cartoncino telato, cm 24x33 (47x57)

Ho ricevuto un appello qualche giorno fa, un invito: portare a Marradi il manoscritto di Dino, dando un senso ancora maggiore all’opera di riconciliazione che la Marradi di oggi sta tentando nei confronti del Dino di ieri.
Fino a ieri, quel quadernetto di carta gialla, consumato dal tempo e dalla voglia di riscatto è stato a Palermo, in una cassetta di sicurezza, custodita per ordine degli eredi del poeta.

Per quanto angusta, quella collocazione, certamente scomoda da raggiungere, non lo nego: sarei andata volentieri fino là per toccare, almeno con gli occhi, il frutto di tanta passione e talento.
Ricordo lo sguardo di Franco Scalini, uno dei fondatori del Centro Studi Campaniani, che capiva perfettamente che cosa intendessi quando, a Marradi, la scorsa estate, al suo mostrarmi l’edizione anastatica del manoscritto, gli rispondevo quasi con disinteresse: Ma io son qui per sapere dove posso trovare l’originale.....

Oggi il manoscritto è finalmente a Firenze: giovedì 18 marzo l’Ente Cassa di Risparmio se l’è aggiudicato con un’offerta di 175 mila euro, escludendo i diritti d’asta, nella prestigiosa sede romana di Christie’s.
Il fatto che l’Ente abbia escluso il contributo offerto dai Comuni di Marradi e Campi Bisenzio, Provincia di Firenze e Regione Toscana nonché l’Assessorato alla Cultura di Palazzo Vecchio, la dice tutta su chi deciderà dove il manoscritto sarà poi collocato, anche se il vicepresidente Edoardo Speranza ne assicura la piena visibilità per tutti coloro che amano Dino e sanno quanto la scomparsa di questo lavoro, per negligenza o altro, sia stata, per lui, motivo di grande sconforto.

Si parla di un’importante biblioteca pubblica (fiorentina) e molti, primo fra tutti il poeta Mario Luzi, non nascondono una certa propensione per la Biblioteca Nazionale Centrale, più del Gabinetto Vieusseux o della Fondazione Primo Conti, dove si trovano anche altri originali di Dino.
Le voci che chiedono Marradi e il Centro Studi Campaniani come collocazione più idonea, sembrano poco ascoltate. Sarà una questione di potere?

Ricordando con quanta premura e attenzione son stata accolta, un giorno d’estate, a curiosare, da profana, fra i documenti che riguardavano l’uomo prima del poeta, quanto materiale mi è stato dato a titolo gratuito e quanta sensibilità nonché passione emergesse dalle cose scritte dai responsabili del Centro, non nascondo di aver pensato da subito che proprio lì avrei voluto andare a vedere con i miei occhi il manoscritto.

La prima voce di dissenso a questa proposta l’ho ricevuta proprio da chi mi ha fatto conoscere Dino. "Si sentirebbe oltraggiato da sapere a Marradi il suo manoscritto! Dino era troppo scomodo per Marradi e lui la odiava: scappava sempre!" .

Mi ha un po’ colpito quest’affermazione: non ci son già tante altre diatribe con motivazioni più squisitamente letterarie o logistiche in merito a questo? A continuare su questo terreno, avremmo dovuto dire che anche lo stesso possesso del manoscritto da parte dei parenti, considerato il rapporto burrascoso con la famiglia, era a dir poco scellerato.

Ricordando che, di fatto, Dino volle rimanere a Castel Pulci, il manicomio in cui era stato precedentemente ricoverato di forza, dovremmo considerarlo per questo luogo prescelto, qualora esistesse sempre?
Si sente, ho ascoltato, di tutto da chi lo ama e da chi ritiene di doversi difendere da accuse che non lo riguardano da vicino perché, qualunque cosa sia successa quasi cento anni fa, a Marradi o alle Giubbe Rosse, non c’era.

Resta un fatto: quel quadernetto giallo, pieno di conti e cancellature è nato a Marradi, lì si è riempito dell’atmosfera di quell’incanto-disincanto che accompagna i versi

...la seguii dunque come si segue

un sogno che più si ama quanto è vano...(
1)

lì, fra quelle montagne che la circondano, si respira tutta l’energia delle passeggiate notturne, anche nel pieno dei freddi invernali, da cui scaturiscono

.... ..Tutto era mistero per

me la mia vita era tutta "una

ansia del segreto delle stelle tutto

un chinarsi sull’abisso". Ero bello

di tormento inquieto pallido

assetato errante dietro le larve

del mistero. Poi fuggìi. Mi persi

per il tumulto de le città colossali...
..(2)

Magari Dino lo vorrebbe proprio a Marradi, il suo manoscritto, dove è sempre tornato, finché ha potuto farlo.

(1) Dino Campana, Il più lungo giorno, p. 9 della copia anastatica, p. 17 del manoscritto.
(2). Dino Campana, Il più lungo giorno, p. 12 della copia anastatica, p. 23 del manoscritto.

Moira Bruni, poeta, scrittrice, lettrice d’arte e di cinema. Lamporecchio (Pistoia).


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8.05.2017