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Leggere l’eresia catara e la storia dei catari

La dottrina catara

Dan Cohen

La religione catara quale lezione porta al dibattito intellettuale? Nella storia delle religioni porta una sottolineatura allo gnosticismo dualistico?

(20.08.2009)

Si possono leggere l’eresia catara e la storia dei catari. Interessarsi al primo dei catari e, come pare ovvio, all’ultimo dei catari. Valutare la vicenda rispetto alla Chiesa cattolica e ai signori della guerra di quell’epoca. Si può farlo da dilettanti o da professionisti. O da ricercatori.

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Hiko Yoshitaka, "Il dolore", 2001, pastelli a olio su carta, cm 23 x 30

La religione catara quale lezione porta al dibattito intellettuale? Nella storia delle religioni porta una sottolineatura allo gnosticismo dualistico? L’ebraismo introduce il padre, la legge; il cristianesimo introduce il figlio, l’etica; l’islamismo introduce il figlio come altro figlio e annuncia la melodia dell’Altro. Certamente le religioni divenute ideologie (nel compromesso con la filosofia più che con il potere costituito) e poi mentalità e infine luoghi comuni pongono problemi e contraccolpi alla vita di ciascuno e alla civiltà.

La religione catara è un’anomalia, sottolinea alcune istanze intellettuali, ma propone una variante algebrica della Chiesa cattolica. Leggendo il libro di Malcom Lambert, I catari (Piemme, 2001, pp. 415, €23,24) troviamo l’archivio della questione catara.

I catari sono stati bruciati vivi e morti (venivano dissepelliti gli eretici dai cimiteri cattolici per essere bruciati) sino alla loro scomparsa. Questo furore non ha nulla da invidiare alla teoria e alla pratica di annientamento messa in atto con la tecnica degli ultimi cent’anni. Ma l’eliminazione dell’Altro, a caldo o a freddo (dai forni crematori agli psicofarmaci), in modalità bricolage o supertecnologica, non ha mai garantito l’impero. Il catarismo era una caricatura del cattolicesimo, una via parallela alla riuscita sociale, come lo è ancora l’arricchimento illegale, che caricatura a sua volta l’arricchimento legale. Lasciando convenzionale la distinzione tra legale e illegale. L’istanza posta dalla questione catara è quella dell’altra lettura.

Come leggere? La lettura si attiene alla libertà di parola. E se non si attiene alla logica e alla politica della parola, a che cosa si attiene? Al tentativo di padroneggiamento della vita, al suo partito della morte con il suo lotto di sangue e suolo? I catari, e più precisamente i perfetti e non i credenti, hanno letto la Bibbia in un modo non canonico, in modo eretico, sulla scia di uno gnosticismo dell’est. E sono stati uccisi per questo. In effetti, dal modo di leggere la Bibbia dipendono ancora oggi le dottrine dello stato dei paesi dell’occidente.

Galileo Galilei ha dato un’altra lettura della scienza. E con Leonardo da Vinci sorge la scienza senza più episteme e senza più gnosi. Mentre René Descartes rimane nel discorso greco. Baruch Spinoza legge le Scritture attenendosi alla libertà della parola e viene cacciato dalla Sinagoga. Gli intellettuali, oggi, leggono quando non accettano le convenzioni sociali, attenendosi alla libertà della parola. Freud, Cantor, Gödel, Lacan.

La lettura è impensabile per la società convenzionale, fondamentale. E la mondializzazione abolisce la lettura, cancella il testo globale, integrale e integro, a favore di un metatesto, al quale partecipa lo stock di sapere disponibile su internet (come strumento intellettuale internet è un’altra cosa).

Come leggere nell’attuale? Secondo la direzione della ricerca dell’itinerario in cui ciascuno si trova. Mentre ognuno è sempre smarrito e non c’è guida che possa dargli la direzione. Maimonide risulta ancora non letto. Ognuno può discettare sull’interpretazione infinita o sui limiti dell’interpertazione e non uscire mai dal parallellismo della vita già scritta lungo una retta che all’infinito risulta un cerchio.

Oggi, nell’occidente, l’inquisizione è laica e non brucia sul rogo, fredda l’avversario con la congiura e la consegna del silenzio: l’omertà sociale in materia di altra cultura. La copertura sociale che esige il dazio sull’arte, sulla cultura e sulla scienza, l’obolo per i capocomici della società dello spettacolo. E tutto questo è il sistema come tentativo di padronanza sempre in scacco, poiché la copia della vita può solo aggiungere vanità alla vita originaria. La paralogica di vita non arriva a eliminare la vita né con l’omicidio né con il suicidio, non fa altro che sottolineare la vita originaria.

Ecco allora che qualcuno non scommette più sulla morte e si tratta quindi di brecce dell’altra vita. E la missione rimane senza eroismo, costante, serena, non priva di allegria.

Prima pubblicazione: 24 novembre 2002.

Dan Cohen, teologo, ricercatore universitario. Tel Aviv


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17.06.2013