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Appunti sulla poesia di Carolina Giorgi

Laggiù un crepuscolo di pianura ¹

Paolo Pianigiani

Ma, trascorsi gli anni e accresciute le storie sempre più tristi degli uomini, la poesia, oggi, disertando scontrosa le banalità del dire a noi vicino, non può che essere fuggita dentro le più nascoste ansietà umane. E lì Carolina la cerca, ce ne indica le tracce.

(1.05.2004)

A serici assaggi se

alcuno suggendo

d’Egeria le resine

adunche mi adusi e

ad assise di malie

convochi gli occhi

si avvarrà di questo mio

credito arcano

Forse impune

JPEG - 77.1 Kb
Christiane Apprieux, "Omaggio a Chagall", 2004, acrilico su juta, 50 x 65 cm

Se poesia è mistero appena intravisto, se è nascondere e mostrare, se è insinuare, se è orto concluso dove dimenticare, se è labirinto dove nascondersi, se è traccia. Allora queste parole sono poesia: hanno vibrazioni antiche, hanno l’armonia raccolta dei canti epici. Aspre e crude, essenziali, colte come sono nel loro subito apparire e distillate da alambicchi alchemici di pensiero.

Ma non sono limiti, punti estremi di arrivo, oltre ai quali non ci resta più nulla da cercare: sono portali di scoperta, sono segnali che aprono verso l’abisso, lasciano infinite libertà indecifrate dove perdersi e ritrovarsi, ciascuno secondo le proprie, personalissime lune.
Si vuole che la poesia continui dentro di noi, che non si fermi all’apparenza, pure sublime, della pagina.

Sono detonatori per improvvise esplosioni: ce le dobbiamo portare dietro, come codici di cui non conosciamo le regole, ma di cui assaporiamo densità e contenuti. Ci rimangono le ambiguità irrisolte, che sono aperture verso il percepire dell’essere e del divenire.
I gerundi lasciati appena scorrere intravedono di rimando inattesi pensieri, germinanti alla pagina. Come preziosità bizantine in fogliaoro.

Con la parola che appena si inarca e resiste al dialogo perchè inattesa, perche’ ha vita sua e non reclama subito consenso. Chiede e provoca visioni e immagini. È musica nel suo farsi, nel suo primo distribuito modularsi. Esile dialogo lasciato respirare.
Ambiguità di responsi di sibilla su foglie instabili ai venti.

Ma rimane un ordine di cui senti la presenza, e ricerchi dentro l’archivio delle tue emozioni rimandi e affinità. Come i problemi insolubili alle matematiche. Come insondabile è sempre il sorriso, che improvviso appare nel mondo, senza scomodare le monnalise nelle teche di cristallo, sfumate ai pennelli.

Comunque, se alcuni chiederanno a Carolina Giorgi: chi furono i maggiori tuoi, come chiese Farinata a Dante giù, nell’infuriare degli Inferi, Carolina potrebbe contare su luminose discendenze in linea diretta dagli ermetici, di cui forse, isolata e sola, raccoglie oggi le tensioni e i silenzi, e il più puro dipanarsi avaro del dire. Che è dire di misteri intatti, e generosità estrema di spazio d’immagine, lasciato libero a chi legge.

Ma, trascorsi gli anni e accresciute le storie sempre più tristi degli uomini, la poesia, oggi, disertando scontrosa le banalità del dire a noi vicino, non può che essere fuggita dentro le più nascoste ansietà umane. E lì Carolina la cerca, ce ne indica le tracce.
Perché ciascuno di noi la ritrovi e la senta , di nuovo bellissima, vibrare.

(1) Ho scelto, per titolo, questa elaborazione mia di un verso di Dino Campana, che recita nei Canti Orfici (pag. 65, Edizione Ravagli 1914): Laggiù nel crepuscolo la pianura di Romagna...
Contaminazione probabile e causante con altro scritto, coetaneo a questo: e terribilmente invadente.

Hemeros

Carolina Giorgi

Opera Prima, collana di poesia a cura di Flavio Ermini

Cierre Grafica Verona,

Febbraio 2004

[Edizione fuori commercio]

Premessa di Flavio Ermini

Riflessione critica di Carla De Bellis

Carolina Giorgi (Mantova 1973) è laureata al Dams con una tesi sperimentale in Semiotica dello spettacolo, La comprensione dello spettatore.
Dopo alcune esperienze di ricerca e studio in ambito universitario, teatrale e musicale, lavora come collaboratrice al settimanale "La Cronaca di Mantova"; dove, oltre alle pagine di cronaca, partecipa alla rubrica della cultura e degli spettacoli. E’ iscritta all’albo dei giornalisti, elenco pubblicisti.
Suoi testi poetici sono pubblicati sul quotidiano "La voce di Mantova", e sulle riviste "Poesia" e "Hebenon".


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6.02.2017