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La memoria delle cose

Jan Vladislav

Poesia in versione originale, in traduzione italiana e anche la versione manoscritta dell’autore.

(1.11.2004)

Empedocle d’Agrigento diceva,

che il mondo si compone

di quattro elementi primordiali,

di terra, d’acqua,

d’aria e di fuoco.

Ma piuttosto aveva ragione un vecchio poeta cinese,

quando ha scritto che la primavera

si divide in tre parti:

la prima parte si trasforma in humus,

la seconda parte si trasforma in polvere,

la terza in acqua,

che scorre.

Tu la vedi, l’acqua, che trascina

l’humus rosso della sua terra,

tu la vedi, l’acqua, che porta via

le sabbie bianche del mare,

tu la vedi, l’acqua, che leviga

i sassi del tuo paese,

che attraversa, che scorre

nelle vene dei tempi.

L’ acqua che scorre

si ricorda di tutto:

delle lacrime, del sangue, dell’urina

dei tuoi padri e delle tue madri,

del latte

che hanno bevuto loro,

che hai bevuto tu,

di lei,

ogni volta quando nuda

si lavava davanti allo specchio,

di tutte le fragili membra,

di te

e della tua morte che arriva.

Con ogni tuo sorso,

avido, tu la bevi,

con ogni tuo respiro,

avido, tu ti soffochi,

e lei ti porta

nella sua memoria,

come un fiume solare

il suo annegato.

Empedocle d’Agrigento dice -

ma piuttosto ha ragione Su Tung-p’o,

la primavera non è che humus,

humus, polvere e acqua

che scorre.

Da Vety (Sentenze), 1962 - 1972, di Jan Vladislav, PmD Monaco, 1981.
traduzione di Alena Fialová, in collaborazione con l’Autore.

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Jan Vladislav e Alena Fialová

Versione originale

Empedoklés z Agrakantu tvrdil,
že se svet skládá
z ctyr prapuvodních živlu,
ze zeme, z vody,
ze vzduchu a z ohne.
Spíš však mel pravdu starý cínský básník,
když napsal, že se jaro
rozpadá v tri díly:
první díl obrátí se v prst,
druhý díl obrátí se v prach
a tretí ve vodu,
jež plyne.

Vidíš tu vodu valit
rudou prst jeho zeme,
vidíš tu vodu odnášet
belostné písky morí,
vidíš tu vodu brousit
oblázek domoviny,
protékat, plynout
žilami veku.

Ta voda plynoucí
pamatuje vše:
slzy, krev, moc
tvých otcu a tvých matek,

mléko,
které pili oni,
které jsi pil ty,
ji,
kdykoli se nahá
myla pred zrcadlem,
každý ten útlý úd,
tebe
i s tvou príští smrtí.

Každým svým douškem
ji žíznive piješ,
každým svým dechem
v ní žíznive toneš,

a ona te nese
ve své pameti
jako slunecní reka
svého utopence.

Empedoklés z Agrakantu tvrdí -
ale spíš má pravdu Su Tung-pcho,
že jaro je jen prst,
prst, prach a voda,
jež plyne.

Nota biografica di Paolo Pianigiani:
Jan Vladislav è poeta, saggista e traduttore sopratutto di poesia classica e moderna: Dante, il Tasso, Michelangelo, Shakespeare, Ronsard, Rilke, Campana, Ungaretti, Montale, Reverdy, Michaux, Machado, Eliot, oltre che della poesia popolare tedesca, russa, ucraina, rumena, ecc...
Ha tradotto dall’ italiano anche romanzi, come la Coscienza di Zeno di Svevo, libri di arte, come le Vite del Vasari e testi teatrali, come i Sei personaggi in cerca d’ autore di Pirandello.
Nato da genitori cechi il 15 Gennaio 1923, trascorre la sua infanzia nel paese di Hlohovec nella Slovacchia occidentale. Gli accordi di Monaco, nel 1938, fanno sparire la prima Cecoslovacchia, con l’imposizione, nel marzo del 1939, di un Protettorato nazista in Boemia e di un regime fascista in Slovacchia.
Ai cittadini di origine ceca viene imposto di ritornare in Boemia e la famiglia di Jan é costretta a trasferirsi in un paesino, a Policka, fra la Boemia e la Moravia.
Nell’autunno del 1942, Jan Vladislav si reca a Praga, per motivi di studio, anche se le Università in quel periodo sono chiuse per la guerra.
Durante i primi tre anni del dopoguerra, Jan frequenta la Facoltà di Lettere, prima presso l’Università Carlo, poi a Grenoble in Francia.
Pubblica le sue prime raccolte di versi: Nedokoncený obraz (Il quadro non finito) e Dar (Il regalo), entrambe nel 1946.
Dopo la presa del potere da parte dei comunisti, nel Febbraio del 1948, viene espulso dall’Università (potrà laurearsi solo nel 1969). La sua terza raccolta, Horicí clovek (L’uomo di fuoco), edita in quello stesso anno, viene quasi completamente distrutta.
Gli viene ritirato il passaporto. Per esprimersi e per vivere, come altri scrittori non graditi al regime, si dedica al lavoro più discreto della traduzione.
La "Primavera di Praga" gli permette di essere integrato fra le istituzioni culturali ufficiali: nel 1969, anno di una straordinaria (e paradossale) libertà culturale, che ha preceduto il regime della "normalizzazione", ricopre per sei mesi la carica di redattore capo della rivista "Svetova
Literatura" (Letteratura Mondiale), ma ritorna al suo posto di oppositore, con la caduta definitiva di Alexander Dubcék e la presa del potere di Gustáv Husák.
La sua ferma opposizione alla politica culturale del regime comunista, lo impegna naturalmente in nuove forme di resistenza, in particolare attraverso la pubblicazione di testi suoi e di scrittori che non potevano pubblicare, in tirature limitate e distribuite clandestinamente. Con l’ aiuto di Jirí Kolár, fonda infatti nel 1975 la casa editrice Kvart, dove pubblicherà artigianalmente, e spesso in tirature limitate a una quindicina di esemplari, più di centoventi libri (principalmente traduzioni e saggi).
È fra i firmatari della Carta 77, atto di nascita della dissidenza organizzata cecoslovacca al regime comunista. Viene sottoposto a ulteriori controlli da parte della polizia, che rendono la sua posizione molto difficile: nel 1981 è costretto all’ esilio in Francia, a Sèvres.
Le sue opere, proibite in patria, vengono pubblicate dalla casa editrice PmD di Monaco: Vety (Frasi), poesie scritte negli anni 60, escono nel 1981, Samomluvy (Soliloqui) nel 1986 e Sny a malé básne v proze (Sogni e poemi in prosa), nel 1989.
Dopo la Rivoluzione di velluto del 1989, ritorna a pubblicare a Praga: nel 1991 escono Kniha poezie (Libro di poesie), Portrétry a autoportety (Ritratti e autoritratti) e Parížský zápisník (Diario parigino). Recentemente è tornato a vivere a Praga, non lontano dal Castello.

Il testo si basa sulla biografia pubblicata nell’ edizione francese di Vety (Propos), edita presso la Maison de la Poésie Nord/Pas-de-Calais, 1995

[La redazione si scusa per la mancanza di alcuni accenti cechi non ancora reperiti]


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30.07.2017