Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Come ascoltare, e non andare a "vedere" un concerto

Keith Jarrett. Il signore del jazz

Alessandro Taglioni

Non ho mai incontrato nessun musicista in grado di suonare un brano classico, uno standard, un blues consegnando a chi ascolta qualcosa di assolutamente inaudito e inedito, oltre gli stilemi classici del jazz, oltre i canoni dei remix americo-europei.

(2.09.2004)

Con un certo anticipo siamo arrivati mia moglie e io in piazza Bra il 19 luglio 2004, per il concerto del signore del jazz, Keith Jarrett, così da trovarci all’inizio del gruppo, in attesa di entrare all’arena.

Quale la frase del vicino di coda? Rispondendo a un amico al cellulare gli dirà: "sto andando a vedere il concerto di Keith Jarrett".

Esatto, poi avrò modo di rendermi conto che un certo numero di persone sta andando proprio a vedere il concerto, o meglio lo spettacolo, o meglio la performance o chissà cos’altro.

E infatti KJ se ne accorge subito, come poi avverrà. L’attesa, una volta entrati, è stata lunga tanto da assistere alle varie sceneggiate che man mano si presentavano, cui può capitare di assistere soprattutto per chi come noi ha scelto la posizione più economica, vale a dire la gradinata.

La cosa più cruenta è stata quella di assistere alla cacciata in malo modo di una coppia di giovani turisti, credo russi o ucraini, da parte di un gruppo scalmanato, exstadio comunale, probabilmente di emiliani, che sembravano confermare splendidamente la nostra famigerata ospitalità tutta italiana.

Fin da quando abbiamo trovato posto, ho continuato a chiedermi come mai KJ avesse accettato o stabilito di suonare in un posto così grande o quanto meno a quelle condizioni, (per quanto bello e suggestivo sia il teatro dell’arena), non essendo lui un musicista pop.

E, per contro, chiedersi come potesse l’organizzazione dell’arena avere "organizzato" un concerto così importante, in modo così approssimativo. Come dire: apprezziamo lo sforzo dell’organizzazione di portare pedagogicamente al concerto della Scala la curva di San Siro? Va beh! Va da sé che per l’Arena sarà stato un affare, naturalmente solo a livello di botteghino, dato che c’è stato il pienone, nonostante il caldo e l’afa.

Che dire del concerto? C’è stato il rimpianto dell’acustica dei veri teatri, senza dubbio, ma comunque il concerto era degno di essere eseguito e ascoltato.

Non ho mai incontrato nessun musicista in grado di suonare un brano classico, uno standard, un blues consegnando a chi ascolta qualcosa di assolutamente inaudito e inedito, oltre gli stilemi classici del jazz, oltre i canoni dei remix americo-europei. Questo concerto testimonia ancora la reinvenzione della musica classica, né più né meno.

JPEG - 58.9 Kb
Alessandro Taglioni, "Senza titolo", opera su carta, 2003-2004

È possibile in una afosa sera di agosto costringere qualche migliaio di arenati a fare esercizio di umiltà, semplicità, acustica, piacere, solennità, sublime certezza dei suoni, rigore assoluto, gioia, bellezza?

Questi gli ingredienti che ci hanno tenuto agganciati, assemblati all’antica pietra della gradinata, per tutto il tempo di questo concerto straordinario, senza muovere un nervo che fosse uno.

Forse Jarrett ha impiegato un po’ a entrare nel concerto, inizialmente i brani mi sembravano un po’ impacciati, (erano quelli di Bye Bye Blackbird?) ma a partire da metà concerto è partito per la tangente.

A un certo punto mi sono ricordato di alcune frasi della sua biografia, dove dice dell’importanza dei dieci minuti durante un concerto, che valgono tutta una vita e poi della testimonianza di un collega, credo Herbie Hancock (scusate se per varie cose che sto riportando vado a memoria, il che è tutto dire, dato che ne ho pochissima), il quale affermava che KJ dispone di un fraseggio straordinario.

Insomma è proprio vero, eseguirà brani che costituiscono il viaggio per eccellenza, apparentemente con alcuni ritorni, alcuni luoghi comuni? Non credo, viaggi senza ritorno e senza conformismo, ecco la cosiddetta improvvisazione, che improvvisazione non è, del resto. Allora non si tratta di solo Jazz, a meno che il jazz non sia questa strada tracciata da KJ che conduce a un altro jazz, a quest’altra classicità, che non ha ancora propriamente un nome nei libri di storia della musica.

E con quale ritmo questo KJ anticonformista, capriccioso, romantico ci conduce verso questo non so dove? Capriccioso certo, nel senso di Paganini, naturalmente, romantico forse,, talvolta, però artista della frase, architetto del frivolo e del futile, artista del semplice.

Come può un auditorio abituato all’epoca, abituato al minimalismo, al naive, alla musica pesante apprezzare il semplice, il classico? Non ne ho idea, infatti questo pubblico risponderà (non tutto per fortuna, ma tale da determinare la conclusione anticipata del concerto), in questa serata afosa con i luoghi comuni, con i fischi con i mona, con i pop corn ecc. risponde con le frasi fatte alle frasi del pianoforte, con le scorregge alle scale pizzicate del contrabbasso, risponderà con urla folkloristiche alle fruste volanti della batteria, come veri e propri maestri minchioni del contrappunto.

Dulcis in fundo i flash. Cosa costava all’organizzazione segnalare a varie riprese di non usare le macchine fotografiche? Mah... Dopo aver ascoltato una versione ampliata di Good Bless the Child, arricchita di un nuovo capitolo rispetto alla versione che conoscevo, la quale sembrava ribadire "ragazzi, stasera voglio suonare solo blues" il concerto si concluderà un po’ bruscamente grazie al basic instinct fotografico che ha scambiato i nostri ospiti per il trio Lescano o per Totti e Cassano.

Comunque felice e con moltissime note in più da portare con me, ci avviamo all’uscita sperando che il trio torni la prossima estate, magari in un piccolo teatro e magari a Milano, da dove sono partito questa sera.

Questa testimonianza è pubblicata anche sul sito italiano di keith Jarrett.

Prima pubblicazione: settembre 2004.

Alessandro Taglioni, pittore, direttore grafico della casa editrice Spirali.


Gli altri articoli della rubrica Musica :












| 1 | 2 |

30.07.2017