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Le "Tracce di facce" sono puri esercizi formali

Stefano Fiaschi. L’impossibile quadratura del ritratto

Silvia Bottinelli

"Solo quattro particolari del volto, ritagliati in formati rettangolari, trovano spazio sulla tavola; sono sottosopra, non c’è nessuna intenzione di ricomporre la fisionomia reale. Su di essi, campeggiano le definizioni di noema, la conoscenza attraverso l’esperienza"(

(1.11.2003)

Andy Warhol si nasconde dietro alle sue facce in primo piano. Francis Bacon si annida tra le deformazioni dei suoi ritratti. Ma sono solo spunti.
Stefano Fiaschi rielabora i modelli del passato recente per trovare una sua linea. Si sente vicino al pop-artist americano solo per l’uso della fotografia come fase iniziale del processo artistico, ma rifiuta il suo
inchinarsi al linguaggio dei media; subito dopo il 1998 e le opere che, come Donna Rossa o C.r.a.s.h-1, dividono l’immagine in campi di colore brillante e compatto, si allontana dalle suggestioni pop.
Fiaschi sceglie di sfumare i tratti ed espande in orizzontale, invece che in verticale come Bacon, le fisionomie dei suoi ritratti. Fotografie. Volti anonimi.

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Stefano Fiaschi, "Opere"

L’artista inglese punta ad una profonda indagine psicologica. Non vale lo stesso per Stefano Fiaschi. Le Tracce di facce sono puri esercizi formali.
Tutti "senza titolo", per cancellare l’individualità del "ritrattato". I volti appaiono come inquietanti fantasmi, che perdono la loro identità attraverso la rielaborazione al computer; la foto, scattata o meno dall’
artista in prima persona, è acquisita tramite scanner e rielaborata al computer con programmi di grafica. I soggetti sono scelti per le caratteristiche fisionomiche, spesso negroidi o orientali, che con le loro emergenze regalano risultati più efficaci. Fiaschi ripete sempre il medesimo procedimento e "si ferma solo quando gli pare di aver raggiunto quello che cerca". Il passo successivo è la stampa su tela, che in alcuni casi l’artista copre con una rete sottile, per rendere effetti di movimento.
Anche il formato è sempre lo stesso: il quadrato. La forma perfetta, che gli permette di inquadrare la faccia senza distrarsi sul resto. I volti rimangono compressi nello spazio della tela.
Stefano Fiaschi si è concentrato in secondo momento sull’uso di pixel colorati, che assumono forme e dimensioni diverse per sottolineare le ombre sui volti. Un effetto da "tubo catodico", da video fotografato, da zoom televisivo. Le opere nate da questo esperimento hanno trovato la loro ambientazione ideale nel clima del Tenax, discoteca fiorentina in cui sono state esposte durante Art Gallery, a cura di Jacopo Jenna (1). Figurative da
lontano, le nuove tele di Fiaschi diventano un’astrazione di cerchi, se osservate da vicino. Nello stesso contesto espositivo, l’artista ha presentato per la prima volta il risultato della sua ricerca più recente.
"Ancora la foto di una faccia, in una gamma cromatica acida. Ma solo quattro particolari del volto, ritagliati in formati rettangolari, trovano spazio sulla tavola; sono sottosopra, non c’è nessuna intenzione di ricomporre la fisionomia reale. Su di essi, campeggiano le definizioni di noema, la conoscenza attraverso l’esperienza"(2).

1. Silvia Bottinelli, Artube, artisti in discoteca, in "www.exibart.com",
Firenze, 28 settembre 2002.
2. Ibidem.

Silvia Bottinelli, critico d’arte, collaboratrice di "Exibart". Bergamo.


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26.04.2017