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Un mistero regalatoci da una prosa controllata e vibrante, che se da un lato parla alla nostra sensibilità e alle nostre inquietudini, dall’altro ci racconta di un mondo lontano - la Cina - affascinante e per alcuni versi misterioso.
È con una raccolta di racconti che Rizzoli inizia la pubblicazione delle opere complete di Gao Xingjian, il primo scrittore cinese a cui sia stato assegnato il premio Nobel per la letteratura nel 2000.
Romanziere, saggista, drammaturgo e pittore Xingjian si è imposto all’attenzione della critica internazionale, dopo aver subito l’ostracismo della censura della dittatura maoista e l’umiliazione dell’esilio in Francia, a seguito dei fatti di Tiennamen.

Sei i racconti scelti, di diversa lunghezza e stile narrativo, scritti tra il 1983 e il 1990 e già pubblicati a Pechino, ad eccezione dell’ultimo scritto ed edito a Parigi. Raccolti ora sotto il titolo Una canna da pesca per mio nonno (Edizioni Rizzoli, pagg.138, £. 24.000), che riprende l’omonimo racconto teso a descrivere - a partire da un fatto del tutto marginale - la capacità della mente di ridare vita al passato, ad emozioni e sensazioni che sembravano scomparse.
A un uomo - il narratore - all’acquisto di una canna da pesca riappare all’improvviso l’infanzia e con essa la figura del nonno. "Ora, qui, rivedo ancora le sue dita...", "vedo già la schiena incurvata...". Ne esce un viaggio, un percorso nella memoria alla ricerca dell’infanzia.
Racconti quelli di Gao Xingjian nei quali la scrittura sa spogliarsi degli orpelli letterari per divenire rappresentazione verbale di bagliori di vita. Sapendo stupire il lettore con il suo nitore e la sua straordinaria semplicità. Una scrittura quasi in forma di ideogramma, nella quale il frammento sostituisce l’intreccio ed il gesto la psicologia.
L’attività di pittore e di critico d’arte di Gao lascia tracce evidenti nella sua scrittura. E lo spazio, il colore, le forme entrano come materiale letterario nei suoi racconti. Insieme al tempo. Il tempo di accogliere la natura e di osservarne i fremiti, il tempo di interloquire con un passante o con un bambino intento a giocare. Come nel racconto "Il Tempio della Grazia perfetta".
O lo scandire del tempo e il rapporto fra il tempo e lo spazio che l’autore fa vivere al lettore ne L’incidente, quasi fosse un dio che osserva dall’alto l’agire umano. Lo schianto, la bicicletta a terra, il rosso del sangue sulla strada. E i suoni e i colori dopo il dominio del tempo.
In ogni racconto la materia narrativa è un’evocazione dalla quale nascono ricordi, sogni, riflessioni. E mille sensazioni si susseguono allo scorrere di nitide istantanee che fissano il mistero dell’esistere. Un mistero regalatoci da una prosa controllata e vibrante, che se da un lato parla alla nostra sensibilità e alle nostre inquietudini, dall’altro ci racconta di un mondo lontano - la Cina - affascinante e per alcuni versi misterioso.
Bettina Todisco, matematico, pubblicista.