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La cultura e la valenza del souvenir

"Trofei di viaggio", un’antropologia dei souvenir

Bettina Todisco

Una passeggiata libera da costrizioni, quella di Canestrini, nella plurisecolare tradizione del souvenir (i più significativi o sorprendenti riprodotti in tavole fuori testo a colori), profano o laico, a sfondo erotico o culturale, ma pur sempre ricca di notizie curiose e riferimenti impensati.

(23.05.2002)

Giunti alle tanto sospirate vacanze perché, prima di partire, non darci alla lettura, o almeno alla scorsa, del nuovo volumetto Trofei di viaggio di Duccio Canestrini (Edizioni Bollati e Boringhieri , pagg. 114, £. 18.000). "Per un’antropologia dei souvenir" il sottotitolo. Un percorso attraverso il mondo degli oggetti-ricordo, un’analisi della realtà del viaggio che nei souvenir trova i suoi modesti, ma significativi "trofei".

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Hiko Yoshitaka, "Fatum", 2000, pastelli a olio su carta, cm 23x30

Un libro curioso e accattivante che esamina, anche storicamente, la cultura e la valenza del souvenir. Dedicandosi, nella sua suddivisione in capitoli, ai diversi tipi di trofeo che il turista porta con sé dopo una vacanza. E analizzandone, secondo categorie psicologiche, l’impulso all’acquisto che in esso si nasconde.

"Nel terreno o nel mare dei souvenir veniamo guidati e adottiamo comportamenti d’acquisto pilotati. Da chi, da che cosa siamo agiti, [...]? E’ la realtà o il sogno che cerchiamo? La verità o semplicemente un significato?"

Si va dal desiderio di conservare un "segno" tangibile di un’esperienza di viaggio e di vita: un sasso, una pietra o una conchiglia, raccolta sulla spiaggia, come riconoscimento di quanto quel viaggio ci abbia, in qualche modo, cambiati e di come pressante si presenti la voglia di non dimenticare.

Al souvenir come dono da portare ad amici e parenti, desiderio di condivisione, dimostrazione di memoria dell’assente o, più tristemente, esibizione di uno status, "certificazione" dell’avvenuta trasferta.

Per giungere ai souvenir vera espressione del kitsch. Il vassoio di plastica, naturalmente made in Italy, con figure tratte da un quadro di Gauguin acquistabile a Tahiti. O la statuina in polistirolo, made in Hong Kong, raffigurante la dea greca Afrodite, in vendita a Capri.

Tanti bizzarri oggetti ricordo fra i quali Canestrini, grande viaggiatore oltre che antropologo, ama spaziare. Facendoci scoprire un mondo costellato di piccoli mostri (dal latino monstrum, stranezza mostrata), con il solo compito di far ricordare.

Mostri, ad esempio, come i diablitos, statuine di terracotta policroma, a soggetto erotico, proposti in Messico al viaggiatore quale frutto di oscure mitologie, che si rivelano - ahinoi - ispirate da riviste pornografiche abbandonate da turisti in vacanza.

Una passeggiata libera da costrizioni, quella di Canestrini, nella plurisecolare tradizione del souvenir (i più significativi o sorprendenti riprodotti in tavole fuori testo a colori), profano o laico, a sfondo erotico o culturale, ma pur sempre ricca di notizie curiose e riferimenti impensati.

Bettina Todisco, matematico, pubblicista.


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19.05.2017