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A proposito del libro "La ballata del Moro Canossa"

Il romanzo assoluto di Maria Antonietta Viero

Giancarlo Calciolari

"E invano Io tenta d’innalzare la croce di pane vieti al padre il palo dell’incesto."
Père / pain. Non c’ è più il pasto d’amore e il pasto di odio. C’è il pane intellettuale.
Il romanzo di Maria Antonietta Viero è pane intellettuale, e sembra l’impossibile scrittura della sensazione.

(1.01.2002)

Maria Antonietta Viero con il romanzo La ballata del Moro Canossa (Spirali, 2000) ha scritto un poema in prosa, ossia un bellissimo e interessantissimo romanzo.

La sua è una scrittura per immagini. Assiomi e teoremi per immagini. E la teoria è un aspetto di come le immagini si strutturano nella serie. Il romanzo infatti è l’esplorazione di una serie dalla lettera alla letteratura, senza serializzazione.

La ballata del Moro Canossa è poema del testo della famiglia. Che cosa resta della famiglia. Qual è la lezione da trarre dalla famiglia? Cosa della famiglia è restituito nell’esperienza?

Come il racconto si fa di mito, di rito e di canzone? Non la polifonia, ossia la moltiplicazione della voce per eludere la voce. Ma la voce nella sua solitudine e nella sua astrazione.

Non la tradizione del grande romanzo russo, ma l’aforisma, la figura, il verso di chi per tradizione ha avuto Dante, dopo la Bibbia, sino al semplice ritornello di "girotondo".

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Neysa Grassi, "03florence", 1997

Allora i racconti della vita presso il paese natio, Breganze, sono le perle dell’esperienza di Maria Antonietta Viero. E basta un’immagine per restituire quello che una vita concede al conformismo giorno dopo giorno e notte dopo notte, per divenire uomini e donne marionette.

L’altra faccia del compromesso fantasmatico è la vera vita, l’itinerario del fare. Così l’altra faccia della marionetta, umana fin troppo, è il folletto, il demone, ossia figure della tentazione intellettuale. In modo che la marionetta risulta figura dell’impossibile realizzazione della tentazione mentale: quella di essere.

Lo statuto dell’essere - cosa non compresa dalla filosofia - è quello dell’ipnosi, della monofrase, oggi meglio nota come metafrase, per indicare il sapere disponibile su internet.

La tentazione intellettuale è quella di intraprendere un itinerario intellettuale, dal progetto al programma, fino alla qualità. E’ la tentazione di fare secondo l’occorrenza, e non più di testa propria, e nemmeno acefali come spronava Bataille. La tentazione della vita da inventare.

Scrittura o schegge dove ponti incredibili poggiano, apparentemente, su superfici diverse. Poiché non ci sono due uno che facendo coppia creano la figlia a loro immagine e somiglianza.

Il figlio non procededa papà e mamma, come suppone la morale universale, ma dal padre e dallo spirito, come insegna Sant’Agostino. Allora quello che pareva un destino a Breganze, per le scelte della mamma e del babbo, per il sogno delle case Fanfani della nonna, diventa materiale per l’invenzione dell’esistenza. L’avventura dell’altra vita.

I personaggi della storia, il Moro, detto Canossa, la Femena, sua moglie, e la Piccola, la nipote, fugano la genealogia. I nomi non fondano una genealogia e sono restituiti al loro statuto: innominabili e anonimi costituiscono la materia della sintassi.

Non c’è argine al dolore di vivere. Qualsiasi argine - e l’argine è sempre "qualsiasi" - corrisponde all’edificio impossibile della vita parallela, quella del personaggio in cerca di autore. Talvolta marionetta, tal’altra burattino e altre volte ancora fantoccio.

Senza eludere il dolore, Maria Antonietta Viero è autore, più che "autrice", termine valido oggi a definire un ruolo sociale. Le spetta la responsabilità dell’invenzione di un’esistenza, senza più pedaggi da pagare all’ontologia e alla genealogia sociale.

Scrittura densa, alta, poetica.
In forma narrativa:"E venne sera. Il fuoco acceso nel camino riscaldava l’unica stanza. Sui muri, figure strane disegnate dalle ombre che il fuoco rilasciava."
In forma di poesia: "Ma intanto muri / da un tempo troppo / assente hanno messo le ali. / Grandi ali / nere a coprirli interamente."
Muri, soffitto, nero, coperto? "Era nero e trascinava con se le linee dell’infinito". Il cielo. Il corpo e la scena. Apertura senza più copertura. Il nero e le ali del nero. Il mantello nero del babbo. La macchina nera di un matrimonio annunciato.

La ballata del Moro Canossa è la ballata della vita, e lungo la ballata si stagliano le figure del Moro, della Femena, della Piccola, dell’Uomo dal mantello nero, della Madre della Piccola.

La ballata del Moro che nella processione del venerdì santo impersona Barabba, ma che cade come Cristo.
Ecco alcune schegge della pietra dello scandalo di una scrittura che sfata il realismo.

"In cielo, tra gli angeli, l’atto sessuale è uno, unico, senza ali. Femmine gli angeli." Angeli, animali?
"Io, senza nome, non ha parole, come il grande animale." "L’animale non parla". E dire che l’animale non parla dista infinitamente dalla definizione di uomo come animale politico, come dal realismo zooantropologico.

"Genitore che si fa animale per poter circolare, che veste di nero mortale per dirsi vitale." Così "Il canile", che è anche il titolo di un capitolo del libro, è una metafora della vita sociale. Se esistesse, il cane sarebbe il sostituto del padre morto".

"Padre che vaghi in esilio..." Un padre che risente della fame di Crono e che non si siederà mai al tavolo del Moro.
I bambini non sono i piccoli dell’uomo. Non vengono da mamma e papà. Pertanto insiste la domanda: "Da dove vengono i bambini, da dove viene Io"

"E i nomi confondono le porte, e saltano i ruoli impazziti di senso."

I bambini sono indice dell’infinito e non del finito familiare. Impossibile "fare cerchio" e anche "fare quadrato". Estrema ironia del cerchio il "girotondo".
"Io vuole fare cerchio, e Lei vuole entrare nel cerchio come quando i bambini tenendosi per mano fanno girotondo e cantano: giro giro tondo / casca il mondo / casca la terra / tutti giù per terra!"

Il cerchio non si chiude : l’oggetto immemoriale che provoca alla scrittura Maria Antonietta Viero non si lascia prendere, vola sempre più in alto, oltre il mondo, oltre la terra. Abita il paradiso.

Il capitolo "Allegoria sessuale" è densissimo:
"Odore di sangue. Fame di amore.
Che cos’è questa eccitazione?"
"Io ha paura di mangiare carne."
Dal "Dacci oggi il nostro pane quotidiano..." la Piccola trae il ritornello "Donne-moi un petit morceau de père au jour".
"E invano Io tenta d’innalzare la croce di pane vieti al padre il palo dell’incesto."
Père / pain. Non c’ è più il pasto d’amore e il pasto di odio. C’è il pane intellettuale.

Il romanzo di Maria Antonietta Viero è pane intellettuale, e sembra l’impossibile scrittura della sensazione.

Maria Antonietta Viero, nata a Breganze (Vicenza), vive e lavora a Padova. Dottore in filosofia, è stata campionessa d’Italia di pallacanestro e mannequin d’importanti stilisti italiani. Attualmente svolge la sua attività nel settore della moda, con un suo show room a Padova. Ha in corso da anni l’itinerario cifrematico a Milano. Suoi racconti sono stati pubblicati nelle riviste “La cifra” e “Il secondo rinascimento”, entrambe presso Spirali.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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30.07.2017