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E può accadere, più spesso di quello che può sembrare, che Pinco e Pallino vincano il premio Nobel

Leggendo capolavori

Roberto Dolci

Ciascun elemento può entrare nell’esperienza, senza più pagare pedaggi ai doganieri dell’arte, della cultura e della scienza. Senza più polemica, ossia senza più opporsi o apporsi (rivoltarsi o avvoltolarsi) al presunto canone letterario dell’epoca.

(1.10.2002)

Il grande romanzo esiste. Quale? Quello polifonico? E che apparentemente non ci sia, non è colpa dei critici e nemmeno degli autori che scrivono romanzi grandiosi e polifonici. Che i guardiani della legge letteraria non possano intendere il romanzo non convenzionale, questo è chiarissimo. Rispetto alla questione intellettuale essenziale, quella di vita e di morte, il cervello convenzionale è proprio l’acefalia di fronte al cervello intellettuale, che già si stupisce della nozione di "cervello intellettuale".

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Matteo Ruffo, "Senza titolo", 2002

Non si tratta di raccontare il reale in modo indiretto, con una poetica quale modo di aggiornamento, né di raccontarlo in modo diretto come accadeva prima del romanticismo. Perché quel reale da raccontare è quello convenzionale (convenzionalmente già dato come da raccontare), quello creato dalla critica letteraria per non assegnare mai il premio al grande romanzo.

In effetti rimane invisibile il testo canonizzato che rispettato e riprodotto darebbe il grande romanzo. Tanto i figli di Dante sono poeti e al più scrittori di aforismi, nutriti della brevitas di Leonardo...
Il reale non si coglie, non si rappresenta; non gli si strappa la verità che contiene, proprio perché la verità non riguarda il reale ma il fare.

Il reale ha due impossibili, che trovano il loro statuto in quelle che Freud chiama la resistenza e la rimozione. Nessun rapporto con la realtà, nessuna genealogia della realtà, se non come tentativo impossibile di gestirla, per dare o non dare patenti di realtà agli scrittori Pinco e Pallino. E può accadere, più spesso di quello che può sembrare, che Pinco e Pallino vincano il premio Nobel. È già accaduto in Italia e altrove e non solo per la letteratura.

La realtà non ha perduto la sua integrità, malgrado il tentativo di disintegrazione mondiale dell’esperienza, poiché la parola è originaria. L’esperienza è integra. Solo la pseudo esperienza si esercita nel ciclo della disintegrazione e della reintegrazione.

La frammentazione della realtà è prerogativa del critico che la vede ovunque.
Ciascun elemento può entrare nell’esperienza, senza più pagare pedaggi ai doganieri dell’arte, della cultura e della scienza. Senza più polemica, ossia senza più opporsi o apporsi (rivoltarsi o avvoltolarsi) al presunto canone letterario dell’epoca.

Nessuna riappropriazione della parola diretta, che non è altro che il colmo della parola indiretta. Entrambe appartengono al discorso sulla parola e negano la scienza della parola. Non c’è proprio da mettersi in contatto con la realtà se non come accettazione conformista di una ricetta collettiva quale incetta di cervello artificiale.

L’acefalia è una forma di cannibalismo antiintellettuale.
Quindi nessuna mediazione formale o informale con la realtà, perché ciascuno, facendo, si trova a scrivere, e a inventare il suo pubblico. La via è stretta, difficile, e senza alternative.

Roberto Dolci, scrittore, giornalista, vive e lavora a Berlino dal 1995.


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19.05.2017