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"Un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato"?

Milan Kundera. Il trompe-l’œil dell’identità

Roberto Dolci

Kundera è bravo nella composizione della storia, nel tessere i dialoghi, le situazioni, i ricordi in modo che il caso dei due protagonisti arrivi a qualificarsi. Ma nessuna sorpresa per i personaggi. Abbiamo letto migliaia di queste vite e ne leggiamo quotidianamente attorno a noi, e non ci risparmiamo dal valutare quello che della nostra vita talvolta abbocca allo stesso sogno a occhi aperti.

(1.10.2002)

L’identità di Milan Kundera (Adelphi, 1997, pp. 176, € 13,43) è la storia di Chantal e di Robert. Lui scambia un’altra donna per lei. E lei abbocca alla lettera di lui che si fa passare per un altro, un ammiratore, proprio dopo che lei gli ha detto che "gli uomini non la guardano più".

Di fraintendimento in fraintendimento prosegue la storia tra i due. Chantal ha perso un figlio di cinque anni e la famiglia del marito la spinge a farne almeno un altro. Lei divorzia e poi si mette a vivere con Robert, che è un poco più giovane e senza soldi.

Qual è la vita di questi lui e lei? Si tratta di personaggi algebrici, quelli che Pirandello chiama "in cerca di autore".
Sicuramente lui prende un’altra donna per lei; e sicuramente lei è presa nella trappola delle lettere di un altro, che è sempre lui.

A un certo punto l’uomo e la donna - come si suol dire - smarriscono la loro identità. La questione appartiene a ogni relazione algebrica.

L’identità risulta un trompe-l’œil. Più precisamente il trompe-l’œil della differenza da sé del significante. L’uno, contrariamente a ciò che afferma la filosofia, non è unico e unificante, non si sigilla nell’identità (né unica né molteplice), differisce da sé, si divide da sé, e rilascia nella sua deriva il sapere come effetto, e non come causa.

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Hiko Yoshitaka, "Non c’è più erotismo", 2002, ceramica a lustro metallico, cm. 28x28

Senza questo sapere, c’è il sapere gnostico del personaggio che, perennemente in cerca di autore, si fa sempre più personaggio, escludendo quello che non si piega al suo potere, volere, dovere e, per l’appunto, sapere.

In un seminario dedicato all’identità, l’antropologo Claude Lévi-Strauss non arriva a precisare lo statuto dell’identità, anzi si accorge che l’identità è un’attribuzione effettuata dagli altri. Per esempio, sarebbe andando all’estero che uno si scopre italiano...

Che cosa diviene l’identità quando è la materia del romanzo di Kundera? Quello che diviene la materia di ogni suo romanzo. Altrove Milan Kundera ha scritto: "Un romanzo non è una confessione dell’autore, ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato".

Certamente il mondo è una trappola (un fantasma di padronanza che si mostra nel suo rovescio di sudditanza), ma il mondo non esiste perché si espone al paradosso dell’insieme che non contiene se stesso. E l’incontenibile è la vita. È difficilissimo per un autore oggi affrontare la vita e non i miliardi di esempi di sopravvivenza.
Chantal e Robert cercano il principio autentico della vita , e deragliando sembrano veri. Eppure la coscienza della marionetta sociale (o asociale) non toglie nulla al suo teatro.

Kundera è bravo nella composizione della storia, nel tessere i dialoghi, le situazioni, i ricordi in modo che il caso dei due protagonisti arrivi a qualificarsi. Ma nessuna sorpresa per i personaggi. Abbiamo letto migliaia di queste vite e ne leggiamo quotidianamente attorno a noi, e non ci risparmiamo dal valutare quello che della nostra vita talvolta abbocca allo stesso sogno a occhi aperti.

Roberto Dolci, scrittore, giornalista, vive e lavora a Berlino dal 1995, dopo aver trascorso dieci anni a Parigi.


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3.04.2017