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A proposito del romanzo "Passion fixe"

Leggere Philippe Sollers

Giancarlo Calciolari

In modo involontario, come ogni scrittore, Philippe Sollers partecipa alla world literature che tanto disprezza.

(1.10.2002)

Xu Wei, Grappoli:
"Le perle cadute dalla mia penna non possono trovare chi sappia contarle".
[La citazione è di Philippe Sollers]

La società letteraria francese ha dedicato il sognato (dai più) ampio dibattito al romanzo di Sollers, Passion fixe (Gallimard, 2000, pp. 293, € 16,77), credendo che la passione fissa sia quella che l’ha unito a una scrittrice nota, anche per avere vent’anni più di lui. Bernard Pivot li ha invitati entrambi alla sua trasmissione sbrodolosa (Bouillon de culture).

La passione fissa è quella che fa tornare il narratore sulla sua storia e la riassume come uno scenario. È il cerchio che descrive e riscrive il segno autentico delle cose. Tale è una figura di stile del romanzo. È il modo per mancare la verità come tono dell’incontro. Si tratta invece per Sollers di scontrarsi sempre con le stesse questioni. E quando "un giorno di grande rovesciamento logico verrà" porterà ancora la stessa fantasmatica. Non a caso Sollers teorizza la vita clandestina. Il gruppo segreto, Le coeur absolu.

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Hiko Yoshitaka, "La droga del presidente", 2002, ceramica a smalto, cm. 28x28

Il fantasma materno è preso come naturale: "Io sono un pesce nella sua acqua, un nome nel suo nome multiplo". La passione fissa, questo altro nome del naturalismo del fantasma "mi ha lasciato nascere e saprà come farmi morire". È sicuro, proprio per la sua identificazione al pesce, variante dell’uomo come animale unico (Sollers dixit).

Philippe Sollers pittore, impressionista della sua idea naturale. Scrittura suggestiva, influenzante, che procede per folgorazioni e cantonate. E nell’angolo ritrova sempre il suo fazzoletto di paradiso clandestino. E in quel lembo di orto pratica l’autonomia locale, per quanto installata nel cuore di Gallimard. Paradiso in premio a pochissimi, che sappiano rivelare, per esempio, qualcosa di assolutamente inedito a proposito degli asparagi di Manet.

La contro scrittura di Soller esigerebbe una messa in discussione dei suoi parametri naturalistici: libertinaggio, vita clandestina, eccezione francese... E sopra tutto richiede il questionamento della direzione imposta dall’impiego di uno pseudonimo, quale "sollers".

E più che il nome dell’altro è da questionare che cosa diviene il presunto nome del nome, quello che Lacan - in questo caso non a torto - chiama nome del padre, nel senso di nome genealogico. Ovvero viene portata a significazione e a pratica di sopravvivenza la fantasia genealogica creata sul cognome, che per altro è anonimo e innominabile, e quindi improprio.

L’idea della gioiosa festevolezza di Philippe Sollers si erige a sistema di cielo e di terra, di alto e di basso come la scala di Giacobbe. E nulla sfugge che possa questionarlo, nemmeno questo scritto, esperto com’è, Sollers, del suo sacco e del sacco dell’altro, ossia del "loro" sacco. E le perle non cadono: salgono per astrazione. Lucciole del transfinito. Una lucciola? Una lanterna!

In modo involontario, come ogni scrittore, Philippe Sollers partecipa alla world literature che tanto disprezza.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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19.05.2017