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A proposito del romanzo, "La donna di pietra"

L’enigma donna. Edelio Tomasi

Christiane Apprieux

Nel carnevale della vita, le maschere del femminile e del maschile non sono indossabili una volta per tutte, non divengono mai maschere sociali. E l’amore abita l’eternità dell’istante.

(1.02.2003)

Un giovane di buona famiglia, il padre filosofo, è alla ricerca del suo destino, dovuto soltanto alla profezia di una donna. Il suo viaggio da Bagdad al Cairo, con avventure, ostacoli, seduzioni, lo porterà sino alla sfinge.

Un viaggio ricco di bellezza e anche di dolore. Ciascuna occasione è buona per fare un pranzo sontuoso e abbondante. Non tutto è chiaro, non tutto è oscuro.

Insomma, non c’è nemmeno l’ombra della predestinazione; addirittura il giovane protagonista, Gia’far, apparentemente, va nel paese dove c’è un grande fiume che scorre in senso contrario.

Qual è l’enigma della donna di pietra? Ossia qual è l’enigma della Sfinge? La Sfinge lo porterà alla morte, per rivivere l’amore che ella ha perso undicimila anni fa? La vita della Sfinge non avrà mai fine. In tal senso, l’enigma non finisce, non ha mai soluzione.

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Edelio Tomasi, "L’urlo della sfinge"

Gia’far è convinto di perdere il senno per la donna di pietra. Chi può perdere il senno per la donna di pietra? Gia’far, quando si prende per personaggio. Ognuno.

Che cosa esplora Edelio Tomasi in questo romanzo, La donna di pietra (Spirali, 2002, pp. 320, € 25,00)? La fantasmatica che un uomo possa perdere la testa per una donna, sino a fare qualsiasi cosa.

Apparentemente Gia’far va all’incontro della sfinge e questo gli permette di svelare il segreto delle sfinge. È il segreto di mamma? È il postulato della mitologia greca, quello che la donna è la morte? La donna darebbe la vita, la misurerebbe e poi la toglierebbe?

Il segreto della sfinge sta nel suo sacrificio antico? Si era immolata per rinascere? Era stata immolata nel rispetto dei riti sociali?

I terremoti, nel romamnzo, scandiscono l’emergenza della sessualità, senza più erotismo. Soccombono gli umani che prendono la sessualità come erotismo.

La donna di pietra? Il cuore di pietra? Il cervello di pietra? La pietrificazione è l’enigma della Sfinge, senza più la rimozione.

Come se il nome "Sfinge" significasse qualcosa, o significasse la pietrificazione; Sfinge che se riprendesse il suo nome di antica regina di Atlantide si reincarnerebbe.

Se credesse di svelare l’enigma, Gia’far si ucciderebbe per reincarnarsi come il comandante Aphères, innamorato della regina Elc’ea, che nel mito diviene la Sfinge.

L’amore non è del soggetto e non è merce tra soggetti. L’amore è immortale. È la lezione di Edelio Tomasi. Nella fiaba, dopo undicimila anni, l’amore non è ancora morto, e risulta indistruttibile, incancellabile, come la memoria, che non è più la traccia del passato, di quello che sarebbe accaduto, ma dell’avvenire in atto.

Tomasi, attraverso l’enigma della Sfinge, pone la questione dell’enigma donna e non della donna enigma. Enigma che non ha più soluzione. In particolare non ha più soluzione nella donna enigmatica o nella donna senza enigma. La donna non è né Lilith né Eva.

Armando Verdiglione dice che le donne sono indici dell’anonimato del nome. Questione difficilissima da esplorare. Le donne non sono nomi del nome. Non sono la nominabilità del nome. Non appartengono a un nome, del padre, che le farebbe circolare come merci, una esclusa, la madre nel tabù dell’incesto.

Allora Gia’far non muore realisticamente. E come Cristo, si tratta della resurrezione. Gia’far rinasce nel linguaggio, ossia differisce da sé. Irride l’utero universale che protegge ognuno. E irride la credenza nelle donne tutte uguali o tutte diverse dalla madre.

Gia’far non perde la testa, non smarrisce la direzione di vita, e non fa più ciò che che vuole, ciò che può, ciò che deve, ciò che sa (evitando ciò che non vuole, ciò che non può, ciò che non deve, ciò che non sa).

Gia’far si trova a fare quello che occorre fare nel suo viaggio, in modo originario, senza più archeologia della verità.

Nel carnevale della vita, le maschere del femminile e del maschile non sono indossabili una volta per tutte, non divengono mai maschere sociali.

E l’amore abita l’eternità dell’istante.

Edelio Tomasi (1930) vive e lavora a Trieste. Studioso dell’antico Egitto, della sua storia, della sua arte e della sua cultura, è anche artista, pittore e ideatore di gioielli in foggia antica.

Christiane Apprieux, codirettore di "Transfinito".


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30.07.2017