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Paul Virilio nel libro L’incidente del futuro (Raffaello Cortina) svolge un’elaborazione sulla pericolosità della tecnologia.
Leggere Paul Virilio porta ad interrogarsi sulla parola "politica". Il senso della parola "politica" è quello di mettersi in relazione con gli altri. Purtroppo il mondo della politica è molto spesso pericoloso e violento.
Paul Virilio nel libro L’incidente del futuro (Raffaello Cortina, 2002, pp. 92, € 7,50) svolge un’elaborazione sulla pericolosità della tecnologia.
La tecnologia ha fatto numerosi passi avanti nella "modellazione", nel senso che i prodotti sono sempre più piccoli, comodi, utili e quindi più veloci.
L’informatica sta facendo molta strada e in effetti una volta i computer erano grandi come degli armadi, mentre al giorno d’oggi sono piccoli, veloci, utili, pur mantenendo la stessa tecnologia.
La tecnologia, quindi, non è cambiata come tante persone dicono, ma neanche la politica non è cambiata, altrimenti non avremo tutti questi problemi che esistono al giorno d’oggi.
Questo è uno dei "piccoli problemi" che possiede la politica come vita sociale e questo conduce ad essere violenti per una nostra credenza e fedeltà al partito politico, creando problemi non solo a noi stessi ma anche all’umanità.

Dalla teoria della relatività di Einstein, Oppenheimer inventa la bomba atomica. Einstein è stato considerato pazzo da molte persone, ma perché? Per la pettinatura che portava? Per il suo comportamento e per il suo modo di agire con gli altri?
Il fatto è che Einstein ha stupito tutti per la sua teoria. Era uno degli uomini più intelligenti che c’erano a quei tempi, uno scienziato che ha lasciato il segno.
Noi non pensiamo mai alle conseguenze che potrebbe causare una guerra. Non è un caso che Einstein e Freud si sono interrogati sul "perché la guerra".
La Prima Guerra Mondiale è stata disastrosa per il mondo. La Seconda Guerra Mondiale è stata a dir poco devastante.
La Terza Guerra Mondiale, se scoppierà, che conseguenze potrebbe avere sull’umanità, visto che si combatterà con bombe chimiche e biologiche?
Paul Virilio attribuisce alla predominanza della tecnologia nel mondo occidentale l’emergenza dei vari incidenti.
Quindi la responsabilità viene attribuita alle macchine che più all’uomo. Perché? Chi è che costruisce le macchine?
L’uomo purtroppo pare nato per distruggersi con i suoi simili e pare che non ci sia verso di cambiare la natura. Questo, secondo me, questo è uno dei tanti misteri della vita.
Quindi è inutile sperare che ci sia un domani la pace nel mondo perché la pace nel mondo non ci sarà mai, come idealità da realizzare. La pace richiede ben altro.
È in questo senso che va letto l’appello che Paul Virilio ha scritto? "Dobbiamo stare attenti su come agire perché se commetteremo una sola piccola stupidaggine il futuro non avrà un avvenire".
C’è un’incapacità di socializzare non perché abbiamo il colore della pelle diversa o altro ma perché non siamo in grado di pensare, di ragionare e di agire in modo razionale. Mentre Paul Virilio attribuisce l’incidente del futuro a questa finzione della macchina che si è impadronita dell’uomo.
Della politica che va bene ed è furba nell’economia e nel commercio in alcune zone del mondo, c’è da diffidare e, come dice Paul Virilio, ci sarebbe da diffidare del fondamentalismo tecnoscientifico che sta trasformando la realtà in telerealtà, e il cittadino in una marionetta telediretta.
Ma perché non sia possibile dopo tutti questi anni di guerra di individuare e risolvere i problemi, richiede forse anche altre risposte rispetto alla conoscenza degli incidenti che verranno e del modo di evitarli. Forse le questioni andrebbero affrontate prima.
Qual è l’idea di Paul Virilio sull’incidente? La tecnica è condannata a servire il male? Di quale tecnica si potrebbe fare a meno al giorno d’oggi?
Quale natura potrebbe mai esistere senza la tecnica? Qual è la vita secondo Paul Virilio senza la tecnica, quella della società agricola? E l’invenzione delle pecore ha il lupo come incidente?
Forse non c’è da attendersi nessun futuro dai grandi sacerdoti di un progresso iconoclasta e nemmeno dai piccoli sacerdoti di un regresso naturalista.
Matthias Colognese, informatico, ricercatore, è nato a Verona nel 1985. 13 febbraio 2005