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L’opera può essere commerciale?

La critica d’arte è in crisi?

Aldo Bertelli

Il discorso occidentale sull’arte si riprende gli abiti che attribuisce all’arte e agli artisti e si spalanca la questione di quale sia lo statuto dell’arte senza più abitudini e altri abiti mentali.

(24.11.2008)

Nel postmoderno la casta dei critici d’arte quale scheggia e schiava del Leviatano, e quindi osservante della sua ignobile menzogna di tiranno, si piange addosso, come modo stesso del suo proseguimento e della sua autoriproduzione. Il suo migliore slogan, parafrasando la monofrase universale, è: la critica d’arte è morta, viva la critica d’arte!

La critica d’arte è la negazione dello scritto d’arte. Critica d’arte e setta dei critici d’arte che non esistono se non come fantasia di controllo e di padronanza sull’arte.

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Ettore Peroni, "Pinguino"

I più interessanti scrittori d’arte sono - come ciascun artista sa, gli artisti. E i peggiori lettori d’arte, a giusto titolo "critici d’arte", sono legione e più precisamente sono gli artisti mancati. Non nel senso della nomenclatura dei critici d’arte che troverebbe la sua massinma funzione nel dire chi è artista e chi no, cos’è arte e cosa non è arte. Ma nel senso di chi nel proprio itinerario di vita abdica all’arte.

In questo modo ci si avvicina alla nevrosi, nel senso freudiano di costruzione di una realtà in confezione, anche nel caso della critica d’arte, che creerebbe una finzione immaginaria per eludere l’estetica nella sua logica e nella sua simbolica.

Come in politica partitica, nel caso di tangentopoli e di mani pulite si è trattato di un reimpasto tra cannibalismi politici vari (il piatto prelibato fu il "cinghialone"), così nella critica d’arte, nel caso della profonda crisi e dei suoi rimedi, si tratta dell’annuncio di un reimpasto.

Una nuova schiera di cannibali si appresta per acchiappare la sua fetta di potere e di gloria. E la crisi d’identità è conclamata per proseguire a cannibalizzare l’arte sotto mentite spoglie; ovvero con una nuova identità.

Il critico curatore di mostre ha sostituito il critico negativo, quello che faceva la caricatura in tono minore del critico positivo, che per intendere sarebbe stato quello di successo. I gatti del dio minore, dopo gli squali del dio maggiore, lasciano il posto all’essere indefinito, né carne né pesce, che è il manager d’arte. Resta inalterata la sostanza totemica del gatto, dello squalo e del maneggione.

La critica dei curatori, sopra tutto di quelli che a livello internazionale più che perlustratori del nuovo sembrano i grandi pianificatori dell’omologazione mondiale, pone chi la fa in posizione di piccolo pianificatore dell’omologazione provinciale. E la sommatoria dei provincialismi dà il mondialismo, la globalizzazione, la stupidità planetaria, l’industria del divertimento e della diversione dalla vita, la società dello spettacolo integrale dove la merce diviene icona e canone di sopravvivenza.

Inoltre il critico, quand’anche perlustrasse il nuovo, non troverebbe altro che il vecchio ringiovanito dalla cosmesi attuata dagli stessi apparati ideologici dei quali fa parte.
Pertanto, i lettori prestano più attenzione alle opere che al testo critico che le accompagna, perché nelle opere c’è ancora traccia dell’originario, mentre nella critica l’originario è espunto per la pseudo vita.

Il lettore d’arte, il testimone d’arte, il cifratore d’arte offre indicazioni e non prescrizioni o proibizioni di lettura.

Il linguaggio chiaro oppure oscuro, di un nitore cristallino o di un’incomprensibile filosofia oracolare (insegnata oggi anche nelle accademie) è peculiare alla critica d’arte e in ogni caso manca la qualità, la cifra dell’artista.

L’arte e la sua lettura, senza pedaggi da pagare a critici, curatori, conservatori, mercanti, bambole e furfanti, è sempre da inventare.

Non c’è nessuna polemica con il sistema sociale morfologico e dinamico della pseudo arte: solo la constatazione - che procede dal dolce amaro come ironia di vita - che non c’è nessun interesse nel mancare la propria vita per un piatto di cibo di sostituzione, che non appaga mai.

E la cerchia dei critici che non ha voglia di farsi governare è accerchiata e governata dal proprio personaggismo in cerca di autore. E si occupa degli autori inseguendo il miraggio di trovare l’Autore, per vincere la lotteria sociale e riconoscersi nell’essere nato dalla buona parte. Quindi solo il capocomico della cultura italiana può parlare di carnevalizzazione costante della vita, poiché si tratta della sua.

Per quanto riguarda la nostra esperienza, come Alberto Bragaglia, conserviamo le nostre mille e un’opera fuori commercio.

Prima pubblicazione: 16 luglio 2002

Aldo Bertelli è pittore e lettore d’arte di Transfinito. Vive e lavora a Berlino dal 1985.


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