Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


TRANSFINITO International Webzine

Il dispositivo di direzione

Il cervello senza più gnosi

Giancarlo Calciolari

Cominciando questo congresso, Armando Verdiglione ha detto che l’afasia esige già la questione del nome. Ossia, non s’intende nulla senza la logica della nominazione, senza la scienza della parola. Il cervello senza più la gnosi è il cervello come dispositivo aritmetico. Proposta che Armando Verdiglione - in un processo di astrazione - trae dall’esperienza, in modo eccellentissimo. Resta a ciascuno di noi di intenderla in modo eccellente.

(1.01.2003)

Prima c’è stata la fantasia di costruire il computer come un cervello. Poi c’è stata la fantasia che il cervello fosse fatto come un computer.

Il discorso scientifico è andato dal cervello naturale al cervello artificiale e viceversa. C’è ancora chi cerca nella microfisica del cervello naturale e nella metalogica del computer le ragioni di vita. E trova sempre ragioni di morte, perché nel presunto continuo tra il cervello animale e il cervello elettronico il cervello di vita è assente.

E non c’è modo di giungere al cervello come dispositivo di vita, come propone Armando Verdiglione, a partire dalla sua rappresentazione domestica o elettrodomestica.

In altro modo, David Rasnick ha detto che dalle cellule non si arriva a Dio. E Jean-Pierre Faye ha sottolineato come non ci sia corrispondenza tra il film chimico, neuronale e il film di vita.

Non c’è più la mediazione tra la natura e la cultura come ritiene Lévi-Strauss, che non a caso la trova nella cucina, come se il crudo una volta cotto divenisse cultura.

Come fantasmatica, occorre notare che il cervello naturale è la variabile topologica del cervello artificiale e viceversa. E il cervello di vita così escluso è quello che viene divorato crudo o cotto nel cannibalismo, che Freud chiama pasto totemico.

Christiane Apprieux, "Papaveri, 1997", olio su tela, cm 60 x 90

In effetti, il cibo che per Esaù è senza nome, come ci ha fatto notare Nadine Shenkar, è il cibo non intellettuale, il cibo senza la nominazione, il cibo animale, il cibo totemico.

Nella mitologia possiamo dire che Esaù divora il suo stesso cervello. Ma non ha proprio bisogno di farlo nel mito, dove il cibo è intellettuale, e il fratello è senza più fratricidio e certifica il figlio.

La gnosi, ossia la teoria della conoscenza del bene e del male, quindi la teoria della conoscenza dell’uomo e del suo cervello, non c’è bisogno di riscontrarla nell’uomo come macchina meccanica, poi chimica, poi termodinamica, poi informatica, e nemmeno nell’uomo come lupo o nell’uomo come animale parlante.

La gnosi è già formalizzata da Aristotele con l’uomo come animale razionale o politico. E ribadiamo come non ci sia modo procedendo dall’animale di giungere alla ragione.

Curioso come il primato della conoscenza crei come sua prima creatura l’incognita, la x. E cosa dice? Che x è incognita e che l’unico modo per conoscerla è quello di stabilire un’equivalenza, un’uguaglianza con y in modo che x = f (y). Questa, se esistesse, sarebbe la formula della genealogia, del legame sociale. Verdiglione scrive questa formula come x = f (m). L’incognita come variabile della funzione di morte. Tanto, per parafrasare Aristotele, ogni x è mortale.

Felice Accame richiede un’altra lettura e un’altra scienza, poiché si accorge che dal cervello fisico non si arriva al cervello psichico e viceversa. Occorre una lettura senza più gnosi e senza più cannibalismo, come nota Jean-Pierre Faye quando dice che il pensiero non è mangiabile.

Se non c’è conoscenza della x, qual è il suo statuto? X non è più l’incognita perché non sfugge più alla tripartizione del segno introdotta da Armando Verdiglione. Più che x è aleph, che già in Cantor è aleph zero.

Aleph è aleph zero, aleph uno e altro da aleph zero e da aleph uno. Infatti, né Cantor né Gödel né Cohen sono mai riusciti a derivare aleph uno da aleph zero. L’ipotesi del continuo non c’è più, come non c’è più il ballo di San Vito. Come non c’è più il continuo di Lévi-Strauss tra natura e cultura.

Già con Freud l’afasia non è più un’incognita, che sarebbe stata uguale a una funzione di lesione del cervello. L’afasia indagata dall’esperienza di parola, e non nel discorso della morte, non esige più la gnosi della localizzazione.

L’illocalizzazione della malattia mentale è già la sua dissipazione. Anche altri presunti disturbi del linguaggio, come la balbuzie e la dislessia, richiedono l’assenza di luogo della parola.

Cominciando questo congresso, Armando Verdiglione ha detto che l’afasia esige già la questione del nome. Ossia, non s’intende nulla senza la logica della nominazione, senza la scienza della parola.

Il cervello senza più la gnosi è il cervello come dispositivo aritmetico. Proposta che Armando Verdiglione - in un processo di astrazione - trae dall’esperienza, in modo eccellentissimo. Resta a ciascuno di noi di intenderla in modo eccellente.

Intervento al Congresso internazionale Il cervello, tenutosi nei giorni 20-30 novembre - 1° dicembre 2002, nella Villa San Carlo Borromeo di Senago.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito"


Gli altri articoli della rubrica Cifrematica :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |

23.01.2019