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Quale editoria intellettuale in Italia e altrove

La tentazione della finzione

Giancarlo Calciolari

Quali sono le condizioni dell’altra editoria? Quale editoria intellettuale? Non c’è alternativa. L’itinerario procede dall’apertura e dalla quantità cardinale - non ordinale - a va in direzione della qualità assoluta, la cifra, il capitale intellettuale. Tutto il resto è costituito da contrappassi, contropiedi, contraccolpi, tic e toc. Euforia e disforia. Occorre scommettere sull’esperienza in atto, senza concessioni alla tentazione facile del già scritto e riscritto. È l’inedito che si rivolge all’edizione.

(13.11.2002)

Non c’è nessuna contraddizione a che qualcosa
che tutto il mondo prende per falsa sia vera, e viceversa.


Gottlob Frege

Nella "Pratica del falso" Vincenzo Accame, scrittore, poeta, pittore, che ha lavorato tutta la vita nella grande editoria italiana, scrive che "viviamo ormai in un sistema monoculturale, dove l’unica cultura è quella appunto proposta/imposta dai media e dal regime sociopolitico che li sostiene".

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Hiko Yoshitaka, "La storia", 1999, pastelli a olio su carta, cm 23 x 30

Quindi non c’è bisogno che giungano agli editori scritti non graditi dal sistema. In effetti, non pochi editori italiani, grandi e piccoli, attraverso i loro siti internet o per telefono avvisano gli scrittori che la redazione non accetta manoscritti. Paiono funzionare solo le relazioni. Le spinte politiche. La gestione in bande della cultura. In tal modo si evita la questione della qualità dei libri editi e di quelli inediti. Parrebbe una questione di quantità. Le case editrici sarebbero intasate di manoscritti, e per lo più "oleati" dalle genealogie sociali; libri che per essere accettati sono scritti secondo il ricordo di copertura che chi scrive ha della casa editrice o del pubblico.

Qualora un manoscritto non unto dal signorotto di turno arrivasse a essere letto dal direttore editoriale viene definito pubblicabile (è un’offesa) e non pubblicato perché non vengono pubblicati tutti i libri pubblicabili. Dunque, per ragioni di quantità. E se fosse per ragioni di qualità, nel senso di esclusione della qualità intellettuale? Poiché se non c’è pubblicazione per ragioni di quantità, allora è per la stessa ragione quantitativa che i pochi vengono pubblicati. E la ragione quantitativa è il naturalismo, l’altro nome del conformismo e dell’anticonformismo, tra l’altro giustificatorio delle scelte editoriali stesse. Così gli idioti contemplano libri idioti come loro immagine speculare. Libri fatti a loro immagine e somiglianza. Poiché l’idiota sa tutto e nella sua onniscienza è dio.

Come vengono fatte le scelte editoriali? Chi decide? C’è un’ideologia, forse più una mentalità, che oggi presiede alle scelte? Il postnaturalismo, l’intimismo, la riflessologia dell’ombelico, la presunta esperienza di sé, il mimetismo di se stesso, quello dell’uomo che scopre in sé l’automa telecomandato dal luogo comune?
Se non cè la direzione intellettuale che cosa rimane al suo posto? Come vengono fatte le scelte editoriali? Vengono effettuate telecomandate dai luoghi comuni. Lo smarrimento editoriale della world literature, che gli stessi addetti ai lavori chiamano "spazzatura", è data dall’assenza di direzione nei vari paesi, a seconda dei compromessi istituiti tra la cultura, le ideologie, le morali e le mentalità.

La world literature è una forma di eutanasia dell’intelletto. Occorre ribadire chi dirige lo smarrimento? Gli smarriti, che non hanno una doppia vita, e ancora meno degli inediti autentici nel cassetto.
Chi decide dei criteri di leggibilità del libro? La nomenclatura è acefala. Le basta decidere della leggibilità o meno. Evidentemente, quello che era illeggibile ieri sarà leggibile domani, eccetera.

Tra l’altro, l’accettazione sociale del libro vale alla sua neutralizzazione; mentre gli scritti telecomandati, per quanto abbiano successo, sono già neutralizzati. Si tratta di autocensura. Gli scritti liberi sono neutralizzati con la non pubblicazione o con la non accettazione in caso di pubblicazione. Senza eludere che la pubblicazione non indica la qualità dell’opera. E la non pubblicazione ancora di meno. Basta leggere svariati manoscritti inviati agli editori per accorgersene.

L’Italia non fa eccezione alla world literature, che acclimata tenendo ancora più conto dei localismi: dal giallo siciliano di Andrea Camilleri al sentimentalismo triestino di Susanna Tamaro; rispettando la traducibilità televisiva delle opere: l’esempio più lampante è quello di Margareth Mazzantini. I titoli? Sono un programma: Stracci leggeri, Non ti muovere, La paura, Senza sangue. Non è ancora stato scritto La paralisi, ma di sicuro potrebbe essere un best seller. E i critici più noti che cosa scrivono della situazione letteraria italiana? Dicono di non identificare tendenze riconoscibili. In effetti è questa la tendenza, quella di una scrittura inidentificabile e irriconoscibile. La scrittura indifferente in materia di letteratura. La scrittura che si lascia andare, senza tensione linguistica né intellettuale.

Qual è la materia di questa letteratura? È l’impasto glorioso e inglorioso della contemporaneità, che divora se stessa e si rigenera e si divora nuovamente, sempre più pura, sempre più smarrita, sempre più visibile nei media. Questa è la letteratura dei balocchi, la letteratura dell’evasione, dove è sempre domenica; la letteratura dei pinocchi e dei lucignoli: delle marionette sociali. E la sostituzione pare completa: il Pinocchio di Benigni (dislettura di Vincenzo Cerami) non è più quello di Collodi, e finalmente per l’epoca è preso come lezione di vita, secondo lo slogan: scopri il pinocchio che è in te! Ovviamente candidato all’Oscar.

Certo, per il naturalismo i rapporti sono di forza. Rapporti forzati sociali. Genealogie. Mafie. La forza non sarebbe intellettuale ma sempre appannaggio dei grandi, che fanno quello che vogliono. Questa è la definizione di pazzia data da Niccolò Machiavelli. Quindi editoria impazzita, ossia ragionevolissima. Per esempio perché pubblicare un romanzo intellettuale che può essere acquistato massimo da cinquecento persone, quando un romanzo facile, scritto per il lettore più lento, può vendere un milione di copie? Eppure il romanzo autentico corre il rischio di restare, mentre il romanzo spazzatura di oggi spazza via quello di ieri, eccetera.

La tentazione della finzione è quella che non abbocca al naturalismo, al neo naturaliasmo come al post naturalismo, e ai naturalismi che ogni epoca crea per spacciare i luoghi comuni, che come ciascuno sa sono amenissimi e naturalissimi. La tentazione della finzione e non la tentazione del realismo. La tentazione intellettuale e non la tentazione sostanziale e mentale che propone la magia e l’ipnosi in luogo dell’avventura intellettuale.
La tentazione della finzione è la tentazione dell’invenzione e del gioco, la tentazione della vita autentica. La scrittura della tentazione della finzione non accetta che tutto sia già scritto, e non accetta quindi la riscrittura, il manierismo, la xerofilia. La credenza nel già scritto è quella del diavolo, che ha vita facilissima a proporre a Cristo di buttarsi perché sta scritto che sarà salvato.

La tentazione del naturalismo elude la natura delle cose, che non ha nulla di naturale; elude il rinascimento dell’arte, della cultura e della scienza, senza di cui la trasformazione politica finisce sempre in un bagno di sangue.

Nel naturalismo la produzione intellettuale lascia il posto alla riproduzione dell’identico, che va a sostituirsi all’opera, al finzione necessaria. E il professionista della letteratura si sostituisce all’autore. La pseudo letteratura si sostituisce alla letteratura autentica e rimane sempre in cerca di autore, possibilmente da scoprire post mortem.

Senza la letteratura la politica non si qualifica come arte del fare e rimane un affacendarsi senza etica, nel ciclo del moralismo e dell’immoralisno, dalle mani pulite e delle mani sporche, dove gli scandali non sono della verità, ma meccanismi gnostici che imbandiscono la tavola del nuovo moralismo, sempre variante del naturalismo.

Quali sono le condizioni dell’altra editoria? Quale editoria intellettuale? Non c’è alternativa. L’itinerario procede dall’apertura e dalla quantità cardinale - non ordinale - a va in direzione della qualità assoluta, la cifra, il capitale intellettuale. Tutto il resto è costituito da contrappassi, contropiedi, contraccolpi, tic e toc. Euforia e disforia.

Occorre scommettere sull’esperienza in atto, senza concessioni alla tentazione facile del già scritto e riscritto. È l’inedito che si rivolge all’edizione.

Pubblicato sul primo numero di "Combats", e-zine di Parigi, diretto da Fulvio Caccia, nel novembre del 2002.
Successivamente, "Combats" è diventato un web-zine.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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30.07.2017