Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

A proposito del libro "Memoria e avvenire della Russia"

La Russia di Jakovlev

Giancarlo Calciolari

Aleksandr Jakovlev arriva a una acquisizione importantissima: "la libertà dell’uomo non consiste nell’affrancamento dalla non libertà". La libertà non è del soggetto, è una proprietà inalienabile della parola, della vita, non più di qualcuno. Restano le cose che si attengono alla libertà estrema.

(2.12.2002)

Per chi ha i termini di come le notizie siano costruite in modo acefalo dai servizi essoterici e esoterici, e di come gli archivi essenziali del pianeta non siano consultabili nemmeno dai ricercatori, rimane pressoché impossibile valutare le testimonianze, in particolare modo quelle dei protagonisti.

JPEG - 42.7 Kb
Hiko Yoshitaka, "Politica del fare", 2002, pastelli a olio su carta, cm 23x30

Sicuramente, chi cerca di capire sul "terreno" qualche cosa della memoria e dell’avvenire della Russia, come dell’Italia e di ogni altra nazione, si ritrova smarrito ancora prima di cominciare.
Occorre analizzare le religioni, le ideologie e le mentalità per capire qualcosa. Nel caso della Russia bisogna leggere la religione ortodossa, l’ideologia comunista e la mentalità slava.

Diversamente, per motivi che esulano dallo specifico del caso analizzato, si copia quello che scrive il commentatore più vicino al proprio personaggio.

Aleksandr Jakovlev nel suo libro Memoria e avvenire della Russia (Spirali, 2002, pp. 430, € 35,00) legge la parabola della Russia a partire dagli anni che precedono quella che - non a torto - chiama la contro rivoluzione d’ottobre del 1917, e testimonia del suo percorso di politico e intellettuale negli ultimi cinquant’anni.

La particolarità della testimonianza sta proprio nell’itinerario di vita di Aleksandr Jakovlev, nato nel 1923 in un villaggio vicino a Jaroslavl. Ha conseguito la laurea in storia e ha effettuato studi anche negli USA. Successivamente, si è dedicato all’insegnamento e al giornalismo; dal 1953 ha ricoperto nel PCUS incarichi direttivi in vari dipartimenti (scuola, propaganda, politica internazionale). Per dieci anni ambasciatore in Canada, ha poi diretto l’Istituto di economia mondiale e di relazioni internazionali. Già consigliere di Gorbacev per la comunicazione e le missioni speciali, oggi presiede il partito socialdemocratico russo, varie fondazioni, movimenti e associazioni.

Forse la perestrojka è andata proprio come Jakovlev racconta. Quando il presidente Gorbacev incontra in Canada l’ambasciatore Jakovlev capiscono che bisogna accogliere la trasformazione intersettoriale e internazionale altrimenti la società russa corre il pericolo di paralizzarsi e di cambiare le carte ancora una volta in modo violento. Decidono una strategia di cambiamento che non incorra nel massacro degli umani. E qualcosa del destino della Russia è andato in tale direzione. Gorbacev è vivo, proprio perché non vi è stata una trasformazione violenta.
Purtroppo - scrive Jakovlev - la fortezza più inespugnabile dell’uomo è la sua testa. In effetti, il cervello artificiale, l’inconscio, è incurabile. Anche se l’annotazione di Jakovlev si appunta sul sistema tragico dell’inerzia.

La trasformazione non procede dall’alto né dal basso, né dalla rivoluzione né dalla controrivoluzione politica. La rivoluzione della parola, e quindi anche la trasformazione, procede dall’apertura, dall’ alto-basso come modi dell’ironia.

Nel tessere il racconto della vicenda russa Jakovlev analizza il bolscevismo e il menscevismo. E anche nel golpe del 1991 ritrova il tentativo dell’ideologia bolscevica di riprendere il sopravvento.

Effettivamente si tratta sempre di un sistema impossibile di bolscevismo e menscevismo, di maggioritario e di minoritario. Questi sono gli etimi.

Qual è la via degli zar? Qual è la via del sistema maggioritario-minoritario?
La via degli zar si annida ancora nell’etimo di zar, quello di Cesare, di Cesar. È la via dell’impero, del sistema di controllo e padronanza di tutta la vita, fondata sull’ignobile menzogna della genealogia divina del tiranno e della genealogia profana del popolo. Se funzionasse perfettamente porterebbe alla necropoli.

La rivoluzione d’ottobre ha perfezionato la rivoluzione francese, rispetto ai risultati del massacro. In effetti si tratta di religioni, ideologie e mentalità differenti.

Il maggioritario uccide il minoritario per realizzare la parità nel cimitero. E il minoritario elegge il tribuno, il paladino, per eliminare maggioritario e sostituirsi a esso, nello stesso cimitero.

Allora le constatazioni di Aleksandr Jakovlev si leggono, senza più stupore. La menzogna eretta a sistema, la delazione anonima quantificata in circa l’ottanta per cento della popolazione, la paura di affrontare la vita, il parassitismo paralizzante della nomenklatura (con questo termine intende sopra tutto la burocrazia), il sistema dell’umiliazione, il rifiuto della responsabilità, "le abitudini del branco rabbioso che per il potere non si fermerebbe davanti a nulla", l’illegalità, la miseria.

La delazione spazza via la relazione; non ha alcun interesse per il lato della vita. Delatore è l’infanticida, anche come delatore di se stesso, come cretese, cosa che capita spessissimo. E come mai un sistema poliziesco e di delazione di settant’anni a un certo punto implode? Non crolla per esplosione: né guerre più o meno convenzionale, né terrorismo. Mentre riguardo allo stalinismo si è trattato della variante del marxismo applicato alla morale slava. E il ciclo è garantito dalla morale ortodossa con il figlio umiliato e offeso e poi redento.

Aleksandr Jakovlev arriva a una acquisizione importantissima: "la libertà dell’uomo non consiste nell’affrancamento dalla non libertà". La libertà non è del soggetto, è una proprietà inalienabile della parola, della vita, non più di qualcuno. Restano le cose che si attengono alla libertà estrema.

La trasformazione che resta non è in prima istanza politica. Questa è la via facile del massacro. La trasformazione è prima culturale, artistica e scientifica. Infine "resta" come guerra intellettuale, senza pià sostanza né mentalità.

La scommessa è bellissima. Per la Russia e per ciascuno.
E La storia non va riscritta. Il testo dell’esperienza va restituito nella lettura e nella scrittura, che non è riscrittura. Il libro di Aleksandr Jakovlev è un contributo in direzione della restituzione del testo russo.

Aleksandr Jakovlev è nato nel 1923 in un villaggio vicino a Jaroslavl. Ha conseguito la laurea in storia e ha effettuato studi anche negli Usa. Successivamente, si è dedicato all’insegnamento e al giornalismo; dal 1953 ha ricoperto nel Pcus incarichi direttivi in vari dipartimenti (scuola, propaganda, politica internazionale). Per dieci anni ambasciatore in Canada, ha poi diretto l’Istituto di economia mondiale e di relazioni internazionali. Già consigliere di Gorbaciov per la comunicazione e le missioni speciali, oggi presiede il partito socialdemocratico russo, varie fondazioni, movimenti e associazioni.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


Gli altri articoli della rubrica Strategia :












| 1 | 2 |

30.07.2017