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Leggendo "J’ai vu finir le monde ancien" di Alexandre Adler

Leggere tra le righe del pianeta

Giancarlo Calciolari

Il libro di Adler è interessante come testo di giornalismo intersettoriale e internazionale, in direzione della carta intellettuale, senza più abboccare alla carta del mondo, che sul controllo e sulla padronanza si riorganizza in modo rapido e spettacolare, con tanto di biglietto d’ingresso. Un’occasione per proseguire il dibattito intellettuale sul destino del pianeta.

(2.01.2003)

Alexandre Adler è nato nel 1950, si è formato all’Ecole normale supérieure di Parigi, allievo di Althusser (che chiama "maestro" nel libro), agregé di storia, specialista dell’URSS e delle questioni geopolitiche internazionali, auditore all’Istituto Superiore di Studi della Difesa (IHEDN), professore per l’insegnamento militare superiore in missione al ministero della difesa, direttore della cattedra di relazioni internazionali del Collège interarmées de Défense dal 1992 al 1998. Editorialista e giornalista, Alexandre Adler ha collaborato a "Libération", a "Point", all’"Express". Attualmente è giornalista associato a "Le Monde" e direttore della redazione del "Courrier international" (di cui è presidente Jean-Marie Colombani, direttore di "Le Monde").

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Hiko Yoshitaka, "Luxuria", 2000, pastelli a olio su carta, cm 23x30

J’ai vu finir le monde ancien (Grasset, 2002, pp. 337, € 17,00) è un libro apparentemente dedicato all’attentato terroristico dell’11 settembre e alle sue conseguenze, a partire dal titolo, dalla foto di copertina delle torri gemelle, alla nota della quarta di copertina. Quindi, Adler parla di terribile spettacolo dell’11 settembre e di aver visto finire il vecchio mondo. Se si trattasse solo di questo approcio il libro non sarebbe interessante. Il nuovo mondo è l’omeomorfismo del vecchio mondo, e lo "sconvolgimento dell’arte della guerra" è una variabile della teoria di von Clausewizt implicita nell’epistemologia del conflitto del maestro di Adler, Louis Althusser. Certamente, "la parte oscura e violenta della mondializzazione è questo ritorno a una conflittualità radicale senza ritorno".

Occorre quindi leggere e dissipare le ideologie del conflitto permanente, del fratricidio, della creazione della coppia gnostica amino-nemico, presente anche nella distinzione di Averroé tra la scienza dei dotti e la religione degli umili.
J’ai vu finir le monde ancien è un atlante di geopolitica internazionale che Alexandre Adler propone come bussola al lettore, leggendo l’informazione "disponibile", e non solo. Per esempio leggendo il caso degli Stati Uniti riprende la formazione religiosa dei primi gruppi di coloni, e le sue annotazioni valgono a fornire ipotesi di lettura che vanno oltre la presunta visione comune degli Stati Uniti, pur mantenendo le premesse del discorso della guerra. In tal senso, gli Stati Uniti sarebbero entrati in un "conflitto interminabile".

L’itinerario giornalistico di Aldler va dagli Stati Uniti all’Irak, da Israele al Pakistan, dall’Europa alla Cina, in una impossibile cartografia di politica internazionale del pianeta. L’indagine verte anche sulle radici del terrorismo internazionale, e indica gli effetti prevedibili e le strategie auspicabili.

Interessanti sono l’analisi dell’antiamericanismo francese, sia di destra che di sinistra; l’analisi dell’islam e la distinzione tra l’islam e l’islamismo fondamentalista, l’analisi della formazione strategica di Bin Laden, che "gestisce una moltitudine di organizzazioni terroristiche come un portafoglio azionario" e che sogna lo "spegnimento" dell’impero americano. La risposta di Adler è chiara: "La lotta contro Bin Laden è sin dal suo principio la lotta piede contro piede, in ciascun oaese, per strappare la popolazione dalla miseria, dalla disperazione, dalla violenza".

L’interesse risiede anche in formulazioni paradossali, che richiederebbero un’ulteriore lettura e dibattito. Per esempio: "Gli Stati Uniti non come un potere militare di conquista, ma la prima democrazia in misura di esercitare un potere imperiale e che vi rinuncia largamente, perché è una democrazia". Oppure, dopo varie formulazioni sulla fine delle cose: "Non si sta preparando l’apocalisse di domani". Rimane la questione che si pone lo stesso Alexandre Adler: "Siamo noi più lucidi?". Si tratta forse di leggere tra le righe dell’informazione disponibile e tra le righe delle ipotesi sull’informazione non disponibile.

"Il mondo è sempre stato strutturato da un gioco a due o a tre, che significa sempre un gioco a due". In effetti, il gioco procede dal due originario, che la gnosi rifiuta per edificare il sistema del bene e del male, lo scherzo con la morte, il gioco tra amico e nemico. Il sistema dove ognuno rivendica il regno del bene per sé e attribuisce quello del male all’Altro.

Il libro di Adler è interessante come testo di giornalismo intersettoriale e internazionale, in direzione della carta intellettuale, senza più abboccare alla carta del mondo, che sul controllo e sulla padronanza si riorganizza in modo rapido e spettacolare, con tanto di biglietto d’ingresso. Un’occasione per proseguire il dibattito intellettuale sul destino del pianeta.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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3.04.2017