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L’etica del singolo come corpo contundente, che abbia nella società e nel mondo la sua cassa di risonanza

Tante piccole paci per fare la pace

Isabella Lopardi

L’Europa - che diffida delle sue stesse manifestazioni pacifiche- deve conservare la sua identità da riserva indiana, nel microcosmo del villaggio. Un concetto asiatico? Non sempre. Silvio Ceccato in un testo pubblicato nel numero 46 della "Domenica del Corriere", il 22 novembre del 1986, a pagina 35, proponeva "Tante piccole ’paci’ per fare la pace". La parola alla storia.

(2.04.2003)

"Quando la verità si mostra all’uomo, essa si presenta nelle vesti della nonviolenza."
Mohandas Karamchand Gandhi

Coloro che vedono come illusorio il risultato di manifestazioni, contrarie a consessi di stati e superpotenze, e le considerano come se vedessero il Don Chisciotte di Cervantes muovere contro i mulini a vento, non conoscono il sanscrito come dovrebbero. Fu Gandhi a coniare il termine sanscrito satyagraha, che significa "attenersi alla verità" e accenna non soltanto alla resistenza passiva, ma anche alla forza d’animo che tutto conquista, poiché è contagiosa. Da qui, il motto nazionale dell’India libera, satyam eva jayate, "solo la verità vince".

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Hiko Yoshitaka, "Un sogno di Lacan", 2007, bronzo a cera persa, collezione particolare

Perseguire un fine con ogni cellula del proprio essere è la maniera sovrana di raggiungere l’obiettivo. L’avvocato Mohandas Karamchand Gandhi si mostrava tutt’uno con l’induismo. Non soltanto come suo retaggio, ma anche come strumento di unità del popolo indiano. Il suo vegetarianismo, a titolo di esempio, non si fondava soltanto sul voto contratto con sua madre, per la quale anche le uova erano carne (Thy head is as full of quarrels as an egg is full of meat. W. Shakespeare, Romeo and Juliet, act III, scene I).

Infatti, si trattava di un voto da rispettare secondo l’intenzione della persona che ne aveva indotta la formulazione, ma anche integrando il proprio credo con una messe di supporti teorici come Difesa del vegetarianismo di Salt (letto nel corso dei propri studi forensi, portati a buon fine in Gran Bretagna). Lo stesso Gandhi, cui stanno a cuore i propri voti, sarà tutto intento, nella città della quale curerà i costumi, nel creare un accordo tra il calendario indù e quello islamico: in relazione al periodo del Ramadan, nono mese del calendario musulmano. Un contrasto dottrinale? No, mai.

Non a caso il concetto di ahimsa ("Non violenza"), che si trova nei Veda, si riconduce al buddhismo, ma anche al jainismo, che è più rigoroso nell’applicazione della medesima: il sincretismo religioso di questo Mahatma riluttante appare evidente. Gandhi scrive: "Il benessere è necessario, ma oltre un certo limite diventa un ostacolo. Dietro la creazione di bisogni illimitati si nasconde una trappola. La soddisfazione dei bisogni materiali deve avere dei limiti, altrimenti degenera in culto della materia. È il rischio che stanno correndo gli europei, e che avrà effetti devastanti se non compiranno un cambiamento radicale".

Ciò detto, non possiamo che leggere il vegetarianismo di Gandhi alla luce del suo impegno sociale e politico, e prendere in considerazione l’etica del singolo come corpo contundente, che abbia nella società e nel mondo la sua cassa di risonanza. Secondo le sue parole, "L’Induismo vivrà finché ci saranno Indù che proteggono le mucche": possiamo aggiungere che l’induismo è basilare, è parte integrante dell’identità indiana.

Portando il concetto alla massima potenza, l’India vivrà finché ci saranno Indù che proteggeranno le mucche, poiché questo è uno dei connotati che avevano impedito loro, negli anni dell’India colonia di Gran Bretagna, di trasformarsi definitivamente in piccoli inglesi. "La vera India non è quella che si vede nelle sue poche città, ma quella dei suoi 700 mila villaggi [...] Se questi muoiono morirà anche l’India".

E così accadrà per una Europa che non sa più chi ascoltare. A tratti l’attenzione nel continente antico viene attratta dall’Unione Europea, e in altri casi dagli Stati Uniti, nell’assenza perpetua d’ascolto vicendevole. I motivi d’opportunità sono prevalenti su accordi e trattati e l’attenzione è catalizzata con i sistemi consoni alla diffusione della notizia, e non con quelli connessi all’osservare leggi scritte.

L’Europa - che diffida delle sue stesse manifestazioni pacifiche- deve conservare la sua identità da riserva indiana, nel microcosmo del villaggio. Un concetto asiatico? Non sempre. Silvio Ceccato in un testo pubblicato nel numero 46 della "Domenica del Corriere", il 22 novembre del 1986, a pagina 35, proponeva "Tante piccole ’paci’ per fare la pace". La parola alla storia.

Isabella Lopardi, pubblicista. Roma.


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26.04.2017