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Quale sessualità per la pace e quale caffè

La pace e il caffè

Giancarlo Calciolari

La pace intellettuale procede dall’apertura, e procede dall’instaurazione del terzo, non più escluso. Terzo che è l’ospite. Irrapresentabile anche in una quota di ospiti che varrebbe a escludere i presunti fuori quota.

(1.04.2003)

L’analisi politica fatta da Kurt Gödel sul nazismo per un verso proviene dalla sua amicizia con Albert Einstein (e dall’essere stato preso per ebreo e malmenato) e per l’altro verso proviene dalla risposta alla domanda "Come va a Vienna?", dopo il suo rientro negli States nel 1938, alla quale rispose: "Il caffè fa schifo".

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Hiko Yoshitaka, "La via facile", 2002, ceramica, cm 28,5 x 28,5

Non è una battuta fine a se stessa: ciascun caso è materiale linguistico, e come tale va letto. È la risposta di un logico matematico tra i più importanti del secolo scorso. È la risposta di un genio. Può capitare di trovarsi poi in un viaggio organizzato a vedere i manoscritti delle sue formulazioni matematiche, senza capire niente, come accade oggi per le grandi mostre, come quelle su Van Gogh. Infatti se avessimo visto i girasoli quando Van Gogh era vivo non li avremmo comprati nemmeno per il costo di un piatto di lenticchie.

Oggi noi ci troviamo, senza genialità ma con ingegno, a accorgerci di come funzionano gli umani, molto al di là di come funzionano gli umani quadrati o gli umani rotondi. In una distanza infinita da come gli umani rotondi presumono che funzionano gli umani quadrati e da come gli umani quadrati presumono che funzionano gli umani rotondi.

In una distanza incommensurabile da come gli umani rotondi conoscono la rotondità e da come gli umani quadrati conoscono la quadraticità. Con tutti i distinguo: con tutta l’algebra e con tutta la geometria che portano dal quadrato al cerchio e dal cerchio al quadrato. E con tutta la severità che i quadrati non vengano scambiati con i rotondi e vice versa. Tale è la topologia del cerchio e del quadrato. Tale è l’omeomorfismo superno e inferno che fa di un gigante un nano e di un nano un gigante. Tanto che, per ciascuno dei contendenti, l’Altro è il diavolo.

Moltissimi quadrati hanno cercato di insegnare al non quadrato Gödel come si vive. E moltissimi rotondi hanno cercato d’insegnare a Gödel come circolare e come smussare la sua spigolosità, e lui invece, ostinatamente attaccato alla logica, analizzava le loro formule e si accorgeva che il partito del continuo e il partito del discreto erano d’accordo nell’assiomatica di attribure la linea alla vita. Per una vita lineare, che non fa una piega! E analizzando le formule della vita (nel caso specifico quelle che descrivono il funzionamento dell’universo) si è accorto che sia i quadrati che i rotondi, sia i ricchi che i poveri, sia i giganti che i nani, potevano viaggiare nel tempo, dal passato al futuro. Sino al punto che sia il rotondo che il quadrato avrebbero potuto andare nel passato e uccidere il loro padre (rotondo o quadrato) prima che li generasse rotondi o quadrati.

Oggi una guerra si aggiunge alle altre guerre in corso tra i rotondi e i quadrati, talora camuffati in sfere e in cubi. Teorici quadrati e teorici rotondi, rifacendosi a teorie del quadrato e del cerchio, trovano delle sfumature incredibili a questa guerra, per esempio nell’ipotesi che questa guerra sia un’altra guerra, che emerge dalle precedenti ma differenziandosi. Noi diciamo che è un passo algebrico e geometrico di quella stessa guerra potenziale di cui è questione nel discorso della guerra, nel discorso occidentale, nel discorso della morte. Strateghi quadrati e strateghi rotondi hanno già annotato che con l’attentato alle torri gemelle ha debuttato l’iperguerra, la guerra infinita, una variante della guerra teorizzata anche da von Clausewitz.

Rotondi teorizzano la guerra giusta contro quadrati. E quadrati teorizzano la guerra giusta contro rotondi. Guerra preventiva, ventiva e postventiva, l’anteguerra, la guerra e la postguerra. Guerra parziale e guerra totale. Guerra lampo e guerra cantonata. Questo è il business della morte, a partire dalla nascita degli umani come esseri mortali.
Allora, come Gödel, non parteggiamo né per gli uni né per gli altri. Il caffè non è dei migliori né a Bagdad né a New York. Noi non parteggiamo né per i quadrati né per i rotondi. Noi non partecipiamo allo scherzo con la morte. La scommessa di vita è assoluta.

Altri sono i mezzi che dissipano le guerre. Altri sono i mezzi che suggellano la pace. Non sono i mezzi giustificati dal fine: questo non l’ha mai scritto Machiavelli, ma si tratta dei mezzi della parola. Il resto è esercizio di padronanza e di controllo sulla vita, la propria e non solo quella degli altri. Questo è lo scherzo con la morte. Andrea Zanzotto lo dice con parole di poeta: "Ci troviamo già con un piede immerso nella palude infuocata. Anzi, e questo è ancora più terribile ai miei occhi, stiamo perfino giocherellandoci".

Rendere quadrato il cerchio o rendere rotondo il quadrato: questo è il tentativo di erigere il sistema del due. Di mettere il quadrato e il cerchio al posto dell’apertura e poi al posto dell’intervallo, del transfinito. Il due eretto a sistema, ossia il ricordo in luogo della memoria originaria. La copertura e la chiusura invece dell’apertura.
La pace intellettuale procede dall’apertura, e procede dall’instaurazione del terzo, non più escluso. Terzo che è l’ospite. Irrapresentabile anche in una quota di ospiti che varrebbe a escludere i presunti fuori quota.
Occorre assolutamente che da Bagbad a New York il caffè sia eccellente.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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30.03.2017