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Leggere Luigi Foschini. A proposito di "Fisica del tempo"

Giancarlo Calciolari
(17.05.2018)

Il tempo non è una questione metafisica riservata agli esperti fisici. Solo se la questione del tempo è data come chiusa, il concetto di tempo risulta arcano, mistero, segreto, enigma… Le ricerche, i convegni, i libri che si sono dedicati alla questione del tempo rispondono alla domanda “Che cos’è il tempo?” ovvero ontologizzano: esisterebbe il tempo in quanto tale. Il tempo tale e quale. Il tempo come durata: dal passato al futuro passando per il presente. Il tempo lineare, il tempo circolare, poiché la curva della linea del campo gravitazionale della relatività di Einstein, come gli ha fatto notare il suo giovane amico Gödel, all’infinito è un cerchio, che permette anche il viaggio nel tempo.
Proprio su questa ipotesi, per noi assurda, abbiamo intervistato anni fa per la webtv Liberi.tv l’astrofisico Luigi Foschini, dell’Osservatorio Astronomico di Brera.
Quest’anno è uscito per Bonomo Editore, di Bologna, il libro Fisica del tempo, nel quale Luigi Foschini narra la sua indagine sul tempo, in particolare sulla spazializzazione del tempo, che consegna la fisica alla metafisica. Il pretesto, e quindi l’introduzione al testo, è dato dal tentativo di unificare relatività e quanti in una teoria di gravità quantistica, che rende ineludibile affrontare la questione e l’istanza del tempo nell’esperienza. Non più il tempo dei discorsi sul tempo, da Sant’Agostino a Einstein, bensì il tempo come taglio, secondo il suo etimo e la cifrematica di Armando Verdiglione, in cui il tempo non è più dimensione ma funzione.

Leggiamo la pista di lettura di Luigi Foschini, che è un lettore ventennale dei testi di Verdiglione, in cui il tempo non è più qualcosa che passa e che scorre. Dal concetto di complementarità di Bohr, in cui radiazione e materia si possono comportare sia come onde, sia come particelle, ma mai simultaneamente, l’accento di Foschini va proprio sulla mancata simultaneità, per cui il tempo opera un taglio tra due differenti descrizioni, che sarebbero altrimenti incoerenti tra di loro. Oltre la descrizione e la de-scrittura, il tempo irrompe nella scrittura dell’esperienza di Luigi Foschini, lasciandosi persino alle spalle d’essere un tema trasversale a tutti i campi della fisica. Forse il tempo può trasformare anche la nozione di “campo”, del dio pastore dell’essere e anche della metafisica.
Dalla fisica classica alla fisica quantistica, dalla fisica relativistica alla gravità quantistica, Foschini offre i cifremi (le proprietà) per un altro tempo, il tempo come taglio, non durata. Il tempo trattato come lo spazio sarebbe misurabile e invece risulta impossibile già nella meccanica di Newton (11). Inoltre il concetto di ciclicità alla base degli orologi permetterebbe di tornare indietro nel tempo, ma la circolarità non appartiene al tempo bensì al suo concetto. Per altro ogni concetto è circolare, su tutta la linea. E l’inizio della linea fornirebbe il sapere della sua fine, permettendo di prevedere il moto in un qualunque istante dell’avvenire. Per questo le armate mondiali sono attentissime al lavoro degli astrofisici e dei matematici. Alexander Grothendieck abbandona la sua ricerca di fisico e di matematico quando s’accorge che il suo lavoro è finanziato anche dall’esercito. Di che cosa si tratta? Della sostituzione dell’incognita, e dall’oggetto che va prevedibilmente da A a B si passa al soggetto. Quando l’uomo entra come incognita nell’equazione, il totalitarismo s’installa. Ai rari padroni spetta la soggettivazione e ai numerosi schiavi spetta appunto l’assoggettamento. Ebbene, questo apice del determinismo, per Foschini, appartiene alla fisica che ancora rincorre i fantasmi delle sue origini superstiziose (15), in particolare l’astrologia. L’astrofisica come una secolarizzazione dell’astrologia?
«Il determinismo cancella il tempo, lo spazializza» (ibid.). E così anche l’indeterminismo, che è uno degli altri nomi del probabilismo, che a sua volta è una variante del demonismo. In tal modo il passato diventa il futuro, ossia la verità delle conclusioni è contenuta nelle premesse. L’esperienza è negata, ideale, da qui lo sperimentalismo, che nel luogo comune è diventato “fare esperienza”.
L’attenzione linguistica è una costante del lavoro di Luigi Foschini, che ha dedicato anche un libro a Scienza e linguaggio (Aracne, 2015). In ciascun istante del viaggio, della ricerca e dell’approdo, la fisica, non solo di Foschini, è una narrazione. E quando la narrazione si fa discorso senza la parola, ossia ventriloquismo di un presunto maestro originario, come lo è ancora Euclide, allora la questione si chiude e la fisica non solo ritorna metafisica ma anche mistica. La questione chiusa è mistica, misterica, arcana, segreta, enigmatica: da qui le mitologie del big bang, del big crunch, dei buchi neri, del doppio approccio alla realtà della fisica… Le funzioni della fisica e dell’astrofisica riguardano i prodotti dell’ingegno, ma l’uomo non è golem, materia informe da organizzare. Quando le funzioni della fisica si applicano all’uomo, la funzione si umanizza e diviene la funzione di morte nel sistema di Aristotele. E così le variabili generalizzate di una funzione, che erano dette variabili canoniche coniugate ora sono forse le varietà simplettiche, alle quali vengono dall’ideocrazia addossati gli umani rappresentati da una “x”.
Allora appena un cenno alla questione linguistica in questo caso: «molti termini sono cambiati in questo settore di ricerca e oggi si preferisce usare il linguaggio della geometria simplettica, una branca della topologia differenziale e della geometria differenziale, centrata sullo studio delle varietà simplettiche. I termini che uso in questo testo sono comunque ancora validi e correntemente usati»(16-17). I termini sono cambiati: chi li cambia? E perché cambiarli? La fisica è governata dalla terminologia? La comunità dei fisici è una comunità di scribi che stabiliscono il senso, il sapere e la verità di ciascun termine, la loro validità? Un elemento quando diviene un “termine”? Gli scribi stabiliscono le preferenze d’uso del linguaggio? La preferenza d’uso pretende di togliere le usure della parola (metafora, metonimia, catacresi)? Il linguaggio del terzo Reich era un linguaggio preferenziale? È possibile stabilire un gruppo di omologia tra il linguaggio della fisica e il linguaggio totalitario? Il termine valido è senza valore, è il termine ideale della fisica.
Il linguaggio della fisica non è il linguaggio della fisica ma della geometria. La fisica come branca della geometria, altrimenti avrebbe un suo linguaggio. La geometria come esecuzione dell’algebra: l’altra faccia dell’algebra. Gli algebrali come dettatori e i geometrali come esecutori. Qual è l’algebra della fisica? La logica di Aristotele: il tempo di Einstein è un aggiornamento del tempo di Aristotele. È il tempo che idealmente permette il viaggio circolare, appunto il viaggio nel tempo. Il sistema fisico è la questione chiusa e le equazioni permettono di studiare l’andamento del sistema e calcolare il suo avvenire (17). Nessun calcolo può incistarsi nel tempo come taglio, che è l’ipotesi d’indagine di Luigi Foschini. Specifico del tempo è l’errore di calcolo; e negato idealmente renderebbe percorribile la detta linea del tempo, assicurerebbe la simmetria della traslazione temporale, ovvero la reversibilità, sul principio d’irreversibilità.
E le ipotesi assurde come questa sono il pane quotidiano della fisica, che ha dismesso nelle ultime decadi l’interesse per le questioni linguistiche (23). Qual è il vantaggio sociale del disinteresse per la linguistica del caso? La possibilità di applicare la funzione d’onda all’uomo. I nomi di questa operazione sono legione: dal daímon di Socrate all’animale razionale di Aristotele, dal corpo di Cartesio all’automatismo mentale di de Clérambault, dall’inconscio collettivo di Jung alla catena significante di Lacan. L’uomo funzionale al sistema è il sogno di ogni tiranno, interessato alla misura e al calcolo della sincronicità e della diacronicità.
Ecco la passione per l’ignoranza: l’uomo non si sa che cosa sia. È un’incognita, e così viene stabilito un gruppo di omologia (Galois) con una terra cognita. Allora x=f(y). Y è il campo di padronanza e di controllo della vita di ogni uomo, che ha una delega per esercitarlo su ogni donna. Il campo delle correlazioni. Eppure non esiste nessuna correlazione, nessuna ripetibilità dell’atto, inseguita dallo sperimentalismo: già la relazione è un’iperbole del lato della vita. Il lato è incommensurabile e non mette in relazione due opposti o due estremi o due poli. Ma non si tratta di distruggere la correlazione o il gruppo d’omologia (impiegato per reiterare all’infinito una risposta impossibile a che cosa sia il numero): per esempio, l’irreversibilità del viaggio nel tempo non intacca la credenza nel passato, che resta un ricordo di copertura.
Quando la fisica è intellettuale, senza debiti con le istituzioni totali, dalla chiesa all’esercito? Quando procede dalla relazione come modo dell’apertura e la narrazione richiede dispositivi pragmatici e i loro prodotti, come anche il computer, che non è una macchina divina e neanche infernale. E quando la fisica è un impianto di morte? Quando risponde all’impianto dei porci: da leggere nel testo di Eraclito, che oltre Hegel arriva sino a Derrida passando per Heidegger: è mantenuta la reversibilità tra il sovrano e la bestia e tra la bestia e il sovrano. Per Eraclito l’uno e l’altro sono la stessa cosa. Ogni fisico, con la sua formazione matematica, sforna faville dinanzi all’ipotesi 1=0 o 0=1, ovvero ogni altro valore tra zero e uno. Eppure gli umani dell’umanaio globale, che per Eraclito è un porcile, applicano la logica fuzzy (studiata all’università e approdata alla politica partitica italiana del terzo millennio): la logica sfumata, sfocata, eppure bilanciata, concordata, condivisa, unificata, comprendente la verità tra i valori estremi di zero e di uno. L’inclusione parziale del terzo garantisce e assicura l’eliminazione del restante terzo, sempre in riproduzione. Il palestinismo è il terzo incluso dell’europeismo quale antisemitismo criptico per escludere definitivamente Israele come paese degli ebrei.
La metrica dello spazio fisico (ma lo spazio è fisico?), che richiede la relazione tra due punti, richiede l’universo chiuso, che allora non è chiuso solo per la fisica ma anche per l’uomo. La geometria è l’algebra dell’andrometria. La geometria come sistema di riferimento dell’uomo è senza riferimento, senza specchio, senza sguardo, senza voce, senza parola. Nell’universo del discorso (aperto o chiuso che sia per convenzione, per connotazione, per condivisione) l’uomo è sottomesso, soggetto, marionetta, e i burattinai sono fatti della stessa sostanza e della stessa mentalità.
L’universo chiuso, idealmente aperto, le linee temporali chiuse (che Gödel trova nella teoria di Einstein) certificano la circolazione degli umani. Invece, nessuna geometria del tempo: nessun punto temporale, linea temporale, superficie temporale, volume temporale, dimensione temporale. La geometria del tempo: il tempo ontologico, e la sua altra faccia è il tempo aveologico: time is money. I progetti assurdi, impossibili, idioti, di macchine per viaggiare nel tempo sono finanziati con milioni di dollari. Ovvero non basta che Gödel abbia dimostrato che il tempo non è spazializzabile e che Hawking si sia accorto che il tensore energia-impulso di una linea temporale chiusa localmente raggiunga valori tali da distruggere qualunque macchina del tempo che possa essersi formata (65). Rimane l’immaginazione e la credenza nella macchina del tempo, il vitello d’oro dell’astrofisica, o più banalmente la gallina dalle uova d’oro.
Ci sono, per altro, quattro macchine del tempo che funzionano a meraviglia da oltre duecento anni: la macchina isterica, la macchina ossessiva, la macchina paranoica, la macchina schizofrenica. La paranoia abolisce il tempo. La schizofrenia lo abita. All’apocalisse risponde l’eternità. Le macchine ideali sono la machina negata, l’invenzione negata, che la psichiatria chiama malattia mentale.

Le teorie di gravità quantistica sono una pletora di ipotesi e di varianti; e così “il linguaggio rimane il nostro strumento primario di esplorazione” (69). E il linguaggio procede dal due e rispetto alle cose non c’è monolingua o polilingua. Quando due linguaggi, come nel caso delle onde e delle particelle, sono mutualmente esclusivi, ma entrambi necessari per la corretta descrizione, ovvero sono linguaggi complementari, nessuno ne viene a capo perché si tratta della questione misterica, arcana, segreta, non che mistica. In tal senso più di trent’anni fa avevamo scritto che ogni fisica è una metafisica, con il suo meta-zero e il suo meta-infinito. La notazione ideale, unitaria, si realizza come connotazione sociale, e per questo solo il comitato scientifico può confermare le verità misteriche contenute nel libro invisibile, accessibile comunque ai vedenti e illuminati del comitato. La dicotomia, anche tra onda e particella, nega il due, l’apertura: è il frutto della questione chiusa. Gli afisici non vedono quello che vedono i fisici, come gli schiavi non vedono quello che vedono i padroni, come i brutti non vedono quello che vedono i belli, come gli idioti non intendono quello che intendono gli intelligenti, come le donne non vedono quello che vedono gli uomini. Quest’ultimo pregiudizio non è una prerogativa dell’islam, ma anche dell’ebraismo e del cristianesimo; e di ogni altro pensiero teocratico o panteocratico: buddismo, zen, scintoismo, animismo e ogni altro ismo.
Luigi Foschini, astrofisico: il tempo come taglio o l’idea di taglio come tempo? La Fisica del tempo può non essere una metafisica del tempo? Il tempo sociale è l’idea del taglio, il tempo del nulla. Osiride, il divino, l’altissimo, la stella: non perde la testa ma il pene. L’uomo divino, grande, gigante: il suo corps morcelé viene ricomposto per creare l’universo, al posto del pene volato via. È per questo che per i fuori casta l’universo è del cazzo, l’infinitesimo del nulla. E quand’anche Giuseppe perdonasse i fratelli: il perdono resta il dono del nulla, al di là della morte. Non è il perdono che arresta il ciclo della vendetta e della rivendicazione. Ogni ciclo, anche il periplo dell’universo, ogni idealità, si dissolve procedendo dal due e dal suo modo: l’apertura. Il ciclo, se esistesse, sarebbe l’uno diviso in due e sistematizzato in dicotomie: in divergente accordo o in disaccordo convergente.
La dicotomia è il taglio attribuito alla relazione. La relazione ideale: dalla doppia genealogia sociale all’uomo doppio che parla tra sé e sé, al doppio linguaggio della fisica. Tabù dello zero quale obbligo all’azzeramento, tabù dell’infinito quale obbligo al finito. Totem dello zero quale meta-zero, totem dell’infinito quale meta-infinito. Meta-zero e meta-infinito sui quali è costruita la matematica, la fisica e l’astrofisica, nonché ogni dottrina misterica, personale o sociale.
Per l’approccio intellettuale di Luigi Foschini non ha senso per un fisico chiedersi che cosa sia il tempo (70), perché il tempo non è, non appartiene all’essere, all’ontologia, anche dell’ipersuperficie tridimensionale, che è un animale fantastico, della serie dell’uomo bino e trino, dell’uomo diviso in due opposti poi unificati. La curvatura dell’ipersuperficie è divisa in intrinseca e estrinseca, e in questo è bipolare, costituita da coppie oppositive che confluiscono come superficie di simultaneità incorporata nello spazio-tempo quadrimensionale (71). L’homo duplex predilige il concetto di quaternità, come nel caso di Martin Heidegger.
La fisica, come la sociologia, ha bisogno del “fatto” per negare l’“atto”. L’idea dell’“essere vivente qualunque” implica già il fatto e il soggetto e richiede la vita come processo penale, per smarrirsi nella città, come nel Processo di Kafka. Dalla fisica nucleare alla fisica cosmica, la metalinea aperta blinda le linee temporali chiuse, quelle del business hollywoodiano delle macchine del tempo, avide di ipersuperfici da divorare ogni istante. E come l’araba fenice, ogni istante il metadio crea due metafisiche: relativistica e quantistica, in cui l’inversione del tempo è data dall’equazione del nulla. Tanto basta per prospettare la creazione di energia dal nulla. I creatori sono i padroni impossibili del tempo e del suo viaggio, i creati sono gli schiavi possibili del tempo e del viaggio. Viaggio circolare nel sistema fisico chiuso; anche in questo consiste l’inventare problemi inesistenti (80). La realtà fisica è metafisica, ovvero è ideale, connotativa, convenzionale: la realtà desiderata dagli oligarchi che delegano l’influenza all’astro, al divino, al sole, a dio, all’essere supremo (che ha la sua altra faccia nell’«avere supremo» il dominio e l’impero sugli umani), in modo da giustificarsi come influenzati dall’altissimo, ovvero agenti in nome di dio. Questo serve a far digerire la guerra giusta, il massacro degli inermi, i civili, ieri come oggi. E ieri, difensore del metodo, era anche sant’Agostino.
La funzione d’onda, più o meno collassata per il pensiero unico al potere, è sospesa dall’intrascurabile tempo come taglio. L’orologio non funziona più per misurare l’immisurabile perché è in viaggio nell’onda che nessun umano sa come funzioni. La materia della fisica non è neanche la materia del linguaggio, come forse sospetta Luigi Foschini: è la materia come dimensione della parola. Allora la fisica non esiste in quanto tale e ciascuna volta si scrive in modo differente e vario. La fisica del caso. L’unicità del caso, non del fisico. Allora: la fisica di Aristotele, la fisica di Newton, la fisica di Eulero, la fisica di Einstein, la fisica di Gödel, la fisica di Bohr, la fisica di Grothendieck, la fisica di Foschini.
Il bestiario della funzione non è ancora cominciato. Dalla funzione semplice alla funzione complessa, senza esponente o esponenziale, senza integrità o integrale, universale o inversa, lineare o circolare, iperbolica o parabolica, logaritmica o algoritmica, omologa o coomologa… In matematica, una funzione è una relazione tra due insiemi, chiamati dominio e codominio della funzione, che associa a ogni elemento del dominio uno e un solo elemento del codominio: è la funzione ideale, la funzione del dominio, dell’impero, del regno e della gloria. Qual è la gloria convenzionale della fisica e della matematica? La funzione quale relazione tra due: la negazione del due per la creazione dell’uno diviso in due e poi riunificato, saldato, suturato, concordato, conciliato, coincidentato. La relazione non è tra due: è il “tra”, la combinazione del corpo e della scena. Il corpo e la scena non sono due insiemi. La passerella del dualismo psicofisico nessuno l’ha trovata, neppure Yeshayahu Leibowitz, chimico, che ha spinto l’indagine fino al paradosso, in Corps et esprit. Le problème psychophysique (Ed. Cerf), libro omesso nella bibliografia, sia in italiano sia in francese, che privilegia il talmudista sullo scienziato.
Il tempo non spazializzato nella quarta dimensione della relatività (81) lascia alla spazializzazione il parco delle macchine del tempo che scorre e che passa. Spazializzazione necessaria agli umani per andare dal punto di partenza al punto d’arrivo, passando per il punto medio, senza sbaglio, senza errore, senza lapsus, senza sintomo, senza parola, in tutta la fosforescenza della loquacità dei padroni e del mutismo degli schiavi. La mistica e il marchingegno del potere hanno due facce: Aius Locutius e Taciti Muti. La voce misteriosa al servizio della guerra e la femminilizzazione degli schiavi che rendono ancora più silenziosa Tacita Muta, pertanto figlia dell’onda del fiume Almone, il cui nome non convenzionale era Lala, da laleo, parlare.
La fortuna è che l’intervallo tra i numeri zero e uno si apre sull’infinito (82) e non è misurabile. E la divisione, il taglio del tempo non è tra due, non si sovrappone alla relazione per offrire l’infinitesimo quanto di tempo, l’unità di misura per bilanciare le ipersuperfici ottenuti dalla macchina del tempo quale affettatrice, da rubricare nel manuale fantastico delle macchine tra il tritacarne della storia e i forni crematori ottenuti per variazione di forni del pane. Macchine ideali che realizzano le superstizioni, la determinazione (e la sovradeterminazione freudiana) dell’avvenire, la prolessi del futuro. Luigi Foschini nella sua fisica testimonia che le predizioni sono pertinenti alla superstizione (83), che è l’altro nome dell’episteme, ciò che sta sopra. L’ambizione convenzionale della superstizione è la sopravvivenza, data come un valore rispetto alla morte presunta certa. I soggetti al concetto di fisica sono per questo “superstiti”: i sopravvissuti a ogni guerra. Superstizione è il dire sul dire, la pre-dizione: la bomba atomica piuttosto che l’interdizione, la parola nel suo atto.
Il tempo è il taglio nell’atto. La divisione delle parole: le cose dividendosi si odono. Gli umani non sono più condannati alla sordità comune esponenziale. Il tempo è superficie di divisione aperta sull’infinito (84)? Il tempo è la divisione, lo squarcio come superficie, come apertura. E l’infinito procede dall’apertura. Dalla chiusura procede invece il finito, la morte delle cose come prolessi della vita, ossia sopravvivenza o sottovivenza: la vita nel cerchio magico e ipnotico, che è anche il “sistema”, non solo della fisica.
Il tempo come taglio indirizza la ricerca, offre la direzione intellettuale (ibid.), non condanna i fisici a girare in tondo smarriti, a inseguire sempre una mistica del potere che giustifichi la rinuncia all’etica, per confermare l’ipermoralismo scientifico, il cui sport è ancora la caccia ai fantasmi. La fisica del tempo di Luigi Foschini è una ninfa che si attiene alla parola, non si sottomette alla consegna dell’omertà, tacita muta.


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17.05.2018