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Nel mondo si sta instaurando un nuovo regime totalitario, globale e definitivo

Il fascismo telematico

Pino Rotta

La domanda da porsi ora è: il fascismo del secolo scorso ha o no assunto forme nuove ma sempre basate sul dominio militare e culturale del mondo?

(16.02.2005)

Ora che la guerra si è mostrata, nonostante le censurate ed edulcorate cronache dal fronte, per quello che è, cioè una guerra di conquista e di dominio voluta e realizzata a tutto vantaggio per gli USA, ora che sono cadute le maschere ipocrite della "guerra preventiva contro il terrorismo" un’altra gigantesca questione si sta palesando in tutta la sua pericolosità per la democrazia e la libertà mondiale: il dominio sulla libertà di informazione e di espressione del pensiero.

Le bombe sulle emittenti non gradite ai nuovi padroni del mondo che hanno già fatto non solo vittime umane, come i giornalisti di Al Jazera e di altre televisioni internazionali, ma anche lo stesso sistema di libertà di stampa e di pensiero.

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Hiko Yoshitaka, "Omaggio a Piazza Armerina", 2007, bronzo a cera persa

Dove infatti non sono arrivate le bombe è arrivata e continua ad arrivare la disinformazione come sistema di "svuotamento" della capacità di giudizio critico della gente. Quando si fa strada la convinzione che nessuna notizia può più essere presa per seria, affidabile, verificabile e quindi contestabile si fa anche strada la disaffezione della gente per l’informazione tout court. Se tutto può essere manipolabile niente merita di essere più preso sul serio. Questo è l’inizio della fine della libertà di pensiero.

In una società in cui la comunicazione è diventata l’elemento fondante della formazione del consenso privare la gente della capacità di giudizio critico, del confronto libero e dialettico assume la forma di un nuovo assolutismo: l’informazione cede il posto alla propaganda.

Sotto i vecchi regimi dittatoriali del secolo passato la propaganda era un sistema di esaltazione del regime per consacrarne e legittimarne il potere, oggi la forma della propaganda è cambiata pur mantenendo immutato il fine.

La televisione, mezzo principe della comunicazione dei nostri giorni, non gioca più un ruolo di intervento sul contenuto, non agisce più cioè sulla notizia per divulgarla, anche quando lo fa con un sottile gioco di manipolazione delle fonti, la televisione agisce sulla sfera emotiva del telespettatore, crea cioè stati emotivi di tensione o di paura, di sfiducia rivolta non verso la notizia in sé ma verso il principio stesso della comunicazione.

Utilizzando le immagini, i suoni, la velocità con cui vengono veicolati i messaggi induce paura, incertezza, sfiducia ed allontana la gente dalla ricerca di una verità che appare sempre più inafferrabile.

La concentrazione poi della proprietà diretta ed indiretta dei mezzi di comunicazione televisiva ed anche telematica sta instaurando, a livello globale, un regime totalitario vestito con i panni nuovi e fascinosi della tecnologia.

Quanti tra i telespettatori hanno la capacità di analizzare la struttura formale di un telegiornale o di un talk show? Quanti riescono a capire che i famigerati secondi messi a disposizione delle opinioni espresse i televisione non rispondono solo alle esigenze degli spot pubblicitari, ma soprattutto ad una regia dell’emozione indotta in tempo reale.

Le immagini della guerra, montate e rimontate, mandate in onda continuamente cambiando solo l’ordine di apparizione in video ed il commento di fondo, hanno in poco più di due settimane dallo scoppio della guerra "abituato" la gente a convivere con quella che non è più una rassegna di morte e di atrocità, di sangue e di sofferenza ma una "normale" attesa dell’esito del conflitto (esito peraltro già da tempo dato per scontato".

Tutto il resto passa in secondo piano, gli ascolti, altissimi nei primi giorni della guerra, cominciano ad avere un calo fisiologico e su questo calo, che è anche un calo emotivo nei confronti delle atrocità mandate in onda, e comincia a dare spazio allo show delle tifoserie pro e contro i sostenitori della guerra.

Le manifestazione pacifiste, censurate e demonizzate dalle reti televisive nazionali (una eccezione La7) lasciano lo spazio ai trionfalismi della cultura militarista e questa cultura sta cambiando rapidamente i suoi "target", non sono più i milioni di pacifisti di tutto il mondo ad essere messi a fuoco, ma le lotte intestine tra gli schieramenti politici di destra e di sinistra che, come ai tempi dei gladiatori, vengono mostrati nell’arena mentre si azzannano, lasciando sullo sfondo i veri protagonisti della scena politica mondiale: la politica di dominio mondiale dell’amministrazione Bush ed il crollo del diritto internazionale che si sta consumando all’ONU ed in seno all’Unione Europea.

Mentre tutti si stanno interessando ai dibattiti sul dopo Saddam nel mondo si sta instaurando un nuovo regime totalitario, globale e definitivo.

La domanda da porsi ora è: il fascismo del secolo scorso ha o no assunto forme nuove ma sempre basate sul dominio militare e culturale del mondo?

Pino Rotta è direttore della rivista "Helios"

Prima pubblicazione: 2003


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30.07.2017