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A proposito del libro di Luisa Passerini, "Il mito di Europa. Radici antiche per nuovi simboli".

Europa come apertura

Christiane Apprieux

Europa induce una moneta che non è unica! È il colore della parola, singolare e triale. Oggetto della parola. Sembiante che è l’orrore degli umani che credono di costruire la città spaziale perfettamente controllata per spadroneggiare, mostrando il denaro la moneta e i soldi come indici delle genealogie sociali - della casella occupata nella piramide - in altri termini come indici del buon o cattivo stato di ogni mafia.

(3.05.2009)

"Il mito di Europa. Radici antiche per nuovi simboli" di Luisa Passerini, edito da Giunti in un bel volume illustrato (Firenze, 2002 pp. 192, ill. 107, € 15,00), fornisce l’iconografia essenziale della favola di Zeus che trasformatosi in toro bianco rapisce la principessa fenicia per portarla su un’isola dell’occidente.
Luisa Passerini svolge la sua ricerca dalla preistoria fino la nostra epoca, nei vari settori dell’arte, quali la scultura, la pittura, la letteratura.

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Hiko Yoshitaka, "Un sogno di Lacan", 2007, bronzo a cera persa, collezione particolare

A termine delle storie delle varianti del mito, si nota che la lettura di Luisa Passerini si inscrive nello stesso culto dei tori e nello stesso culto lunare attorno a cui si svolge l’indagine, e quindi senza interrogarsi su lo statuto teorico del Dio animale e della donna luna. Come se la mitologia greca fosse il metalinguaggio che potrebbe persino illuminare la direzione dell’odierna Europa, per l’appunto: "radici antiche per nuovi simboli".

In effetti le varianti del mito vanno lette e il mito di Europa va riscritto: ossia va restituito il testo greco, senza più credenze nelle genealogie animali fondanti una presunta legittimità naturale delle genealogie sociali, e quindi anche del potere e dei soldi.

Certamente per i greci il toro è l’immagine del Dio animale; e in quanto animale è la negazione del teismo dei tre paradossali monoteismi. Non a caso, di frequente, l’ateismo si afferma come un neopaganesimo. E comunque i tre monoteismi e la loro apoteosi, l’ateismo, negano lo statuto di dio nella parola.

L’antropologia di cui parla Passerini, poggiando sulla psicologia di Jung, è zoologia fantastica, che resta tutta da elaborare a partire dall’analisi di Freud dell’animale totemico, il toro e dell’animale tabuico, la bella. Il testo da leggere rimane sempre Totem e tabù di Freud.
Anche la lettura di Luisa Passerini di Europa quale simbolo della bellezza e della fertilità e di Zeus quale simbolo della virilità e della forza appartiene alla credenza nell’animale uomo.

Come si combina l’oriente e l’occidente, il nord e il sud? Cosa combinano Cadmo e Europa: uno scrive e l’altra parla? Ogni paese ha il suo animale totemico, la sua araldica, come la Francia, il gallo, la Spagna, il toro, l’Austria l’aquila...? Ognuno cerca la combinazione vincente? Anche i falchi, le colombe, i delfini, i lupi, gli agnelli, i porci, i cani, le oche...?

Per l’opinione comune, il toro è simbolico, come la statua del toro a Wall Street a New York, che significherebbe la genealogia positiva, la stessa che porterebbe a far fortuna in borsa. Il simbolo del toro sopravvive perfino nell’amuleto porta fortuna, nel "cornetto" sempre in vendita, non solo sulle bancarelle.

La mitologia greca e non solo il mito del ratto d’Europa è il tentativo di fondare una genealogia del bene e del male, del tiranno e del popolo, dei giganti e degli scalognati. Non c’è modo di intendere lo statuto d’Europa e di Zeus ricorrendo alla somiglianza o meno con altri miti di tori o altri miti di donne.

L’animale dei miti è animale totemico, ovvero è idolo -come il vitello d’Oro - quale sostituto del padre morto. E quale società implica il padre morto e la madre non vergine? La società del minimo crimine e del minimo stupro. La società che giustifica tutto e che non tollera l’arte, la cultura e la scienza senza più doganieri.

La donna del mito, sia Europa, sia Pasifae, ha sempre a che fare con l’animale; anche quando si tratta delle moire o delle parche, perché il presunto uomo in questione è sempre animale in quanto mortale, come insegna Aristotele ha proposito dell’animale politico.

Non solo occorre leggere in questi termini i culti bovini, ma anche i tentativi di significare la donna nei culti lunari, poiché anche nella donna che prima è Artemide, Afrodite, Era e alla fine Ecate l’oscura, la regina dell’oltretomba, si tratta della femmina dell’animale uomo, di qui le sue fasi naturalistiche, i suoi cicli biologici, ossia convenzionali, conformisti. Insomma nella mitologia, Europa non è meno animale di Zeus.

L’enigma donna è intoglibile, anche nei tentativi di edificare la donna enigmatica o la donna senza enigma. La vestale e la puttana.

Qual è lo statuto intellettuale di Europa? Senza piu credenza nella geneologia, anche nella geneologia del denaro e della presunta genealogia del potere (sui quale pare fondarsi l’Europa di adesso), Europa è il mito dello spazio della parola, dell’apertura, un’apertura senza più genealogia sociale. Niente a che vedere con l’aperto di Heidegger, che è il pertugio in cui perennemente s’infila quell’animale dell’uroboro per divorarsi la coda.

Ciò che emerge di più interessante dalla lettura del libro di Luisa Passerini è la ricerca etimologica del nome Europa, ossia la questione di come leggere le consonanti "r" e "b". Giulio Busi, a proposito di Europa, parla della "bella semita". Ancora un passo è ci si potrebbe imbattere nella formulazione: "la bella ebrea". Il filosofo Jean-Pierre Faye ha notato come l’etimo di ebreo indichi colui che guarda a occidente. E Luisa Passerini legge il nome Europa con il significato di occidente; e quindi nel mito la principessa orientale sarebbe stata rapita per giungere in occidente.

L’assenza di vocali nell’ebreo antico ha di che promuovere la semiosi infinita di Jacques Derrida e i limiti dell’interpretazione di Umerto Eco.
André Chouraqui, che ha tradotto la Torah in francese, traduce come serpente "nudo" quel serpente che nella Bibbia di Gerusalenne in versione italiana è "astuto". E la setta degli ofiti, che adoravano il serpente, non deve aver scommesso sulla prerogativa della nudità...

Sebbene la questione risulti quindi quella della combinazione di oriente e occidente, dai più è vista come rapporto erotico della bestia e della bella o come conflitto violento, come tutt’ora è letto il conflitto arabo-israeliano, e anche l’emigrazione islamica così come il terrorismo islamico.

La rivisitazione del passato proposta da Luisa Passerini, il politeismo, il sogno collettivo, così come i miti individuali appartengono alla mitologia dell’animale uomo. E così, il mito d’Europa che "muore nelle sue vecchie forme accentratrici, gerarchiche, lineari", e che "rinasce in tutte le possibili direzioni, per riportarne infine la comprensione delle sue origine miste e molteplici e della connessione tra le culture", è ancora l’Europa della città spaziale, che ha il suo sogno e il suo incubo nella necropoli, perché si tratterebbe sempre della spartizione del territorio, in bande e genealogie sociali che, bensì diverse sono aspetti dello stesso sistema. Sistema in cui gli uomini non si autorizzano a una vita di poesia, ma si torizzano, si fanno bestie: homo homimi lupus.

Europa è sì lo spazio, quello della parola. È l’apertura stessa, senza più rappresentazione nella mitologia animale, né nella donna allegorica del potere.
Europa induce una moneta che non è unica! È il colore della parola, singolare e triale. Oggetto della parola. Sembiante che è l’orrore degli umani che credono di costruire la città spaziale perfettamente controllata per spadroneggiare, mostrando il denaro la moneta e i soldi come indici delle genealogie sociali - della casella occupata nella piramide - in altri termini come indici del buon o cattivo stato di ogni mafia.

L’Europa è l’apertura. E come apertura si trova tra le righe della ricerca di Luisa Passerini.

Prima pubblicazione: 1.9.2002

Christiane Apprieux, codirettore di "Transfinito".


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19.05.2017