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Senza la fede assoluta nella riuscita delle cose è impossibile leggere un granello di poesia.

La new age, la polvere

Giancarlo Calciolari

La polvere è il granello di poesia come indice dell’infinibilità dell’intervallo in cui le cose si fanno secondo l’occorrenza. La polvere come l’indice del transfinito. La polvere è il polline del giardino del tempo.

(2.10.2001)

Come leggere ciascuno scritto? Come un testo di logica e di politica dell’esperienza. Ovvero come un testo di poesia. Dallo scritto che cerca di spazzar via l’esperienza della vita, scherzando con la morte, facendo l’occhiolino all’ultimo luogo comune di moda, sino allo scritto sotto dettatura di Dio, come la Torah, la Bibbia e il Corano, e altri scritti non convenzionalmente indicati come tali.

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Hiko Yoshitaka, "La lettura", 2000, olio su cartoncino telato, cm 23,5 x 32,5

Per esempio il matematico George Cantor, l’inventore del transfinito, scriveva d’essere il portatore di una parola che gli dettava Dio. Non la marionetta o il clown di dio, non l’agito o l’agitato dal dio agente o agitatore. Dio è la fede assoluta che opera alla scrittura delle cose. E’ l’idea stessa dell’assoluto, del punto più alto: non partecipa alla gnosi del teismo e dell’ateismo. Ovvero Dio non agisce a favore o contro gli umani, perché non è fatto a immagine e somiglianza dell’uomo. Senza più nessun pedaggio da pagare alla credenza e alla miscredenza. Allora come intendere che la fede opera alla scrittura delle cose?

Intanto che non c’è modo di perdere la fede come insegnano i miscredenti con l’attesa del miracolo nel colpo di fortuna o nel colpo di fulmine. E poi, che nella vita non ci si può permettere nulla. Che nessuno fa ciò che vuole, che nessuno scrive ciò che gli passa per la testa salvo fare il pazzo, o per l’appunto il buffone di un dio ridicolo. Senza la fede assoluta nella riuscita delle cose è impossibile leggere un granello di poesia. Apparirebbe come un granello di polvere, da soffiar via compiendo la caricatura di un dio antropomorfo che dà o toglie la vita alla terra, ormai polverizzata.

Senza la fede tutto può sembrare polverizzato. E questo non autorizza lo spaccio della polvere, la reintroduzione della polvere in pasticche: la creazione della depressione quale tentativo impossibile di spazzare via l’esperienza come se si staccasse l’interruttore della vita per sopravvivere con la batteria fornita dalla farmacia. L’uomo polverizzato si nutre di polvere come il serpente del Genesi, lo stesso simbolo del serpente che affigono le porte delle apoteche.

Ogni epoca ha cercato di polverizzare e di spazzare via l’arte, la cultura e la scienza. La filosofia della riforma e il romanticismo hanno cercato di cancellare il rinascimento. La New Age cerca di ridurre in polvere la traccia dell’esperienza e di venderla come rimedio all’assenza provocata.

Nel reparto New Age di una libreria fondata sul principio della farmacia di Platone [La terra come ovile, con pastore, pecore nere, pecorelle smarrite, cani pastori, caproni premiati e capri espiatori] si può trovare i cosiddetti libri New Age assieme all’enciclica Fides et Ratio del papa e al Capitale di Marx. Nella libreria, ma anche nella farmacia, nella cucina, nell’impresa New Age si trova tutto e il contrario di tutto, basta che sia assunto come rimedio-veleno alla vita. Vita che non varrebbe il gioco di vivere senza rimedi e senza veleni.

Apparentemente. Nella New Age non c’è traccia dell’esperienza: il punto di arrivo si doppia sul punto di partenza, e non c’è più bisogno di cominciare, di debuttare, di avviare un itinerario artistico, culturale, scientifico, imprenditoriale, poetico. E questo perché col rimedio-veleno in mano non c’è bisogno dell’avventura. C’è la pillola per l’eccitazione e quella per la calma, la pillola per dormire e la pillola per svegliarsi, il caffé per innervosirsi e il fumo per rilassarsi, la pillola per mangiare e la pillola per non mangiare, il bicchiere che fa bene e il bicchiere che fa male.

E la pietra di scandalo e della verità che provoca ciascuno a vivere una vita di poesia in una logica particolare e irripetibile? Pare diventata una raccolta di pietre addomesticate per abbellire la casa New Age, dove si trova il borotalco dell’esperienza, la cipria dell’avventura, la crema bianca per la morte bianchissima. Un pallore da vampirizzati, ossia sbiancati a forza di barare con la verità. Infatti le realizzazioni impossibili della polverizzazione dell’esperienza implicano di sopravvivere di spavento, di panico, di orrore e di terrore.

E quando il farmaco assicura che non c’è più paura, che non c’è più da temere il suicidio ormai sotto controllo farmaceutico, i viventi morti e i morti viventi si spingono sino all’omicidio e al suicidio. Lo scherzo con la morte ha i suoi contrappassi e in luogo della paura che non c’è più si trova la sua incarnazione nel cancro, nell’ictus, nell’infarto e nell’aids. Constatazioni dell’esperienza negata, senza spaccio di farmaci per guarire dalla maledizione divina o naturale, che sono modi specifici e usuali del discorso che nega l’esperienza.

Il farmaco è il pharmakon, il rimedio; il pharmakos è il capro espiatorio, il veleno. Perché? Perché il capro espiatorio muore, è morte in atto come il veleno. E il rimedio è il veleno e viceversa. Si tratta sempre del capro, sia come rimedio sia come veleno. È la vita animale. È la tentazione animale, la tentazione del serpente di nutrirsi del frutto della conoscenza del bene e del male che poi risulta un pasto di polvere.

Nella New Age è rimasta la quintessenza, la polvere, come indica l’etimo di alcool, sempre presente nella sua farmacopea. Polvere di lingua e lingua in polvere. Liquidazione della lingua. Non la lingua salvata di Elias Canetti ma la lingua liquidata. E’ questa la tentazione New Age. Non arriva nemmeno ad abboccare alle tentazioni di Cristo: né a inchinarsi di fronte a Satana per il possesso dei regni dell’universo e della loro gloria, né a trasformare le pietre in pane, né a buttarsi per essere salvato. La New Age non arriva proprio a Cristo e ancor meno al suo mito. La tentazione è piuttosto quella del serpente nel Genesi, dove il frutto di cui Adamo non deve cibarsi èridotto in pillola.

La New Age non sogna nemmeno di trasformare le pietre in pane, è sufficiente la pasticca. La materia del paradiso diviene sostanza per il pasto di polvere. La New Age preferisce il pane della protezione e dell’assistenza, misconosce il pane del rischio, la manna della tranquillità. La New Age è polverosa, polverulenta e polverizzante. È macchina e tecnica di un polverizzatore che comporta la sua stessa polverizzazione. È l’epoca in cui gli umani "polvere ritorneranno" con l’eutanasia: la buona morte.

La polvere ha un altro statuto: né polvere di stelle né polvere da sparo. La polvere è il granello di poesia come indice dell’infinibilità dell’intervallo in cui le cose si fanno secondo l’occorrenza. La polvere come l’indice del transfinito. La polvere è il polline del giardino del tempo.

(1998)

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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30.07.2017