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Da una lettera a un amico teologo

Giancarlo Calciolari
(28.06.2016)

[…] Sì la filosofia dell’uno e la teologia dell’uno (del primo e del terzo teomonismo) si reggono sul terzo escluso. E le oligarchie di potere applicano la mentalità che è la secolarizzazione di tali teologie e filosofie. Tra gli aggiornamenti c’è la teosofia (alla quale era adepto anche Kandinsky), che in Germania parte con Jacob Böhme e arriva sino a Heidegger.

Trinità, trialità, tripartizione, terzità... la direzione è quella di un segno che è vivente e non già morto, significato, per altro deambulante tra cerchio e linea.

Appena qualche nota tra le tue: è curioso che anche il rav Gesù non abbia lasciato nulla di scritto, come Maometto. Islam (confondi con "musulmano"), vuol dire "abbandono" e comunque richiede il soggetto nel senso di assoggettato, e tale è la sottomissione, sebbene non sia a un altro uomo bensì alla legge di Dio.

Sì, anche per me la questione è quella della digestione intellettuale, non quella dell’ingestione inintellettuale (sostanziale e mentale), che è anche il modo corrente di insegnamento universitario. La digestione intellettuale vale a restituire in altra qualità, ossia attuale, ciò che leggiamo (che ovviamente non sono i libri che compulsiamo). L’etimo di logos, da cui leggere e logica, è quello di raccolto; e la lettura è per me la restituzione del raccolto, ma è la stessa cosa. E nessuno può raccogliere ciò che vuole: nessuno è pazzo, ossia indipendente dal tempo e dall’Altro.

All’inizio della mia formazione analitica ho riflettuto sul fantasma di esclusione e sul fantasma d’inclusione, sul quale quasi tutti tacciono, psicanalisti compresi. È la questione del principio di potere, del principio gerarchico, che sul polemòs di Eraclito, Platone mitizza con la dicotomia amico/nemico e Aristotele edifica con la classe degli uomini liberi e la classe degli uomini schiavi. La reazione al rinascimento diviene protesta in Germania, e la tedescaggine, più che l’ideologia tedesca, sorge lì tra Lutero e Böhme. E la lingua del primo impero germanico conteneva già la lingua del tertium imperii (quella di Hitler) e la lingua del quarto impero odierna che ha conquistato il pianeta. E tale è la vittoria postuma di Hitler: la questione del nazismo di Heidegger occulta quella del nazismo di élite e di massa odierni. Gli heideggeriani e gli antiheideggeriani sono nazisti: in che senso? Che applicano il principio gerarchico, il primato del fallo, che non esiste senza il principio del terzo escluso. Sino alle brodaglie delle mentalità e dei luoghi comuni che nella frase "l’importante è partecipare" non colgono più nessuna questione di vita e di morte. Sì, è una lettura da fare, quella che proponi: Husserl ha sentito la "cosa" heideggeriana, il profumo della pagnotta lutero-boehmiana-hölderliniana. E per fare la pagnotta tedesca occorre il mattarello, che in Germania non manca mai. L’ideologia tedesca è l’ideologia della clava, del bastone, dello Schaft. Basta aggiungere un bastone a ogni parola e tutto si nobilita e si erige nella tedescaggine: Herr + Schaft = dominio; Wissen + Schaft = scienza; Gemein + Schaft = comunità...

Occorre distinguere tra dualità e trialità (la trinità è ancora di persone, ossia sai meglio di me: di maschere). Il tre procede dal due, dall’apertura. Anche l’uno procede dal due e si divide da sé: non è il due che si divide in due uno. Le coppie dicotomiche cercano l’impossibile taglio dell’originario, per escluderne il terzo. È una logica demente quella dell’occidente: è come se un uomo dalla paura di perdere un braccio se lo tagliasse. Il principio gerarchico è il principio della paura, che è sempre di morte.

Lo statuto dell’uomo incompiuto di cui parli è la questione. L’antropologia, secolarizzazione della filosofia, è senza l’uomo, come statuto e istanza, come questione intellettuale, di vita e di morte; e non solo di morte come tra Aristotele e Heidegger.

La tua lettura dello gnosticismo di Heidegger è anche la mia. E lo gnosticismo è il primato dato alla relazione, nella sua impossibile rappresentazione, anche tra dio del male e dio del bene, tra il dio della vendetta e il dio della misericordia. Quello che passando per la psicanalisi chiamo primato del fallo è quello della relazione genealogica, gerarchica. Primato dell’albero della gnosi (del bene e del male) sull’albero della vita, per non parlare degli altri alberi del giardino dei quali ci si può nutrire. Tolto l’albero della vita, ci si può ingozzare dei frutti gnostici, e tale è quella che definisci "antropofagia". Come sai ho scritto un’introduzione di cinquecento pagine alla teoria della cucina, in cui analizzo le varie forme e sfumature del cannibalismo. E in tal senso, heideggerismo e antiheideggerismo sono forme di cannibalismo di Heidegger. E per ciascun autore letto da Heidegger c’è da chiedersi che se lo abbia digerito o cannibalizzato. Nella "clinica" ossia in alcune pieghe della parola Heidegger non è più cannibale, anche rispetto a Hegel, sebbene il suo "essere" sia appunto in parte una non digestione dello "spirito" dell’altro.

Solo l’eucaristia sospende l’immaginazione e la credenza nel pasto primordiale dell’umanità (così chiama Freud il pasto totemico), e questo è un frutto dell’istanza del monoteismo cristiano, che non è un triteismo, quello che lo assume come Schatf per randellare il pianeta. Eucaristia che non è più il pasto umano, sostanziale e mentale, di ciò che l’uomo vuole e trova a portata di mano. È la vita impadroneggiabile per san Paolo, il cui compromesso con il pensiero greco è al suo balbettio originario.

Quanto alla "letteratura indigesta" di Verdiglione, ti spetta di digerirla intellettualemente, come a ciascuno. Anche la logica dell’amico Patrice Pissavin può risultare indigesta, come per me la brodaglia gnostica antica o moderna. Eppure leggo entrambe. Senza la lettura, senza la digestione intellettuale, non possiamo che ingozzarci di quel melassone sostanzial-mentale (che l’anoressia mentale chiama "merda") che è il luogo comune, il fantasma che regna e governa sull’uomo compiuto, completo, consistente, sostanziale e consustanziale. Homo duplex e ciclico, circolante tra alti e bassi, tra trionfi e disfatte, come Heidegger, come te, come me, quando cediamo rispetto all’intellettualità. […]

28 giugno 2016


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