Transfinito edizioni

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L’arcano della balbuzie

Giancarlo Calciolari
(16.04.2016)

Io sono balbuziente. Non posso dire che non lo sono più o che sono guarito definitivamente. La balbuzie è come un’aritmia sotto l’aritmetica della vita. È un’ipotesi mentale, che si fa sostanziale. Certo apparentemente non lo sono più, al punto che c’è chi ha creduto che fossi un non balbuziente che si spaccia per ex balbuziente in modo da fare un ottimo psicoterapeuta della balbuzie, perfettamente guarito. Non ho mai praticato come psicoterapeuta, anche se ho preso una laurea in psicologia molti anni fa. Dieci anni fa ho scritto una testimonianza sulla mia esperienza, L’oro della balbuzie(Transfinito Edizioni) e pochissimi l’hanno letta. C’è scritto quali sono i presunti fantasmi fondamentali della balbuzie e come la balbuzie può svanire. La cura “diretta” della balbuzie, in tutte le sue varianti psico o corpo-terapeutiche, la mantiene. E in effetti gli ex-balbuzienti sono invariabilmente robotizzati e automaticizzati. Pare incredibile, inimmaginabile, inopinabile che la balbuzie possa sparire, senza più dover esercitare un controllo su quello che è un fallimento linguistico. Una padronanza e un controllo sulla lingua sempre impossibile.

Le teorie della balbuzie, tutte, presuppongono la facoltà di parlare, immaginano e credono nel nodus linguae, che è quello della lingua di legno, la lingua degli intercambiabili. Come se esistesse la lingua facile, quella dei normofluenti, e i balbuzienti disfluenti sarebbero gettati nella prigione linguistica a fondamento dell’algebra e della geometria della comunicazione. La comunicazione è totem e tabù. La lingua è totemica e tabuica. La pseudo lingua della balbuzie è la lingua tabuica impossibile quale fondamento della lingua totemica possibile. Il turpiloquio, la lingua biforcuta degli inclusi esclusivi e la lingua tagliente degli esclusi inclusivi. Parole omicide e parole suicide. La lingua dominante uccide senza saperlo, la lingua dominata, annodata, sa che la parola uccide. La comunicazione diretta, totemica, non interroga gli intercambiabili inclusi, la comunicazione diretta, tabuica, è fermata, tagliata, tartagliata dagli intercambiabili esclusi. Accettare la foniatria, la fonologia, le varie psicoterapie della balbuzie, gli psicofarmaci, la chirurgia era praticata nell’Ottocento… vale l’accettazione della macchina dicotomica del potere, dalla divisione del lavoro alla divisione sessuale. La balbuzie è una tentazione mentale che sfiora per falso nesso una questione intellettuale. La tentazione sostanziale appartiene al concetto di fluenza e ancor più di normofluenza. Se esistesse la lingua annodata lo sarebbe dal totem e dal tabù. La lingua procederebbe non dal nodo, dalla questione aperta, ma circolerebbe annodata: tale è l’ordine rotatorio della questione chiusa.

Qual è l’arcano della balbuzie? L’immaginazione e la credenza nell’impalcatura, che propriamente è una cassa. La scatola è lo scafandro del normofluente e l’interno della scatola è la prigione dei disfluenti. La lingua, indivisibile, è rotta e corrotta dalla macchina dicotomica del potere, perfezionata tra Platone e Aristotele, tra la prigione del primo e la sillogistica del secondo. Il normofluente è l’uomo libero e il disfluente è l’uomo schiavo della parola. E il balbuziente è escluso come scatola e incluso nella scatola: gettato dentro e sotto. Sub-jectum della parola. E sogna il sur-jectum. Nella Caverna di Platone e nel sistema di Aristotele tutto circola. Ordine rotatorio che arriva sino a scassare Jacques Lacan. L’uscita topologica risulterà la sua prigione.

La balbuzie è un fantasma incarnato: è una presunzione, un’impossibile presa sulla parola. Il fantasma è la copia impossibile della vita, un’impalcatura, un montaggio, una costruzione, un’edificazione… E può svanire, come sono svaniti i vari tentativi di imperio sulla vita del pianeta. C’è da chiedersi chi sia il Cesare, lo Zar, il Kaiser del balbuziente… L’Altro rappresentato. Il nemico, molto noto, poiché frequentatore della stessa banda. Forse è il fratello con il quale presume di aver ucciso il padre.


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11.05.2017