Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

La tentazione, la bella, la grazia, il ragno. II

Armando Verdiglione
(24.02.2016)

[Seconda parte]
Da luglio 2006 a novembre 2008 i lavori di restauro compiuti sono grandiosi.
Vengono recuperati altri 6000 mq a fronte dei 14000 mq dell’intero fabbricato.
Due enti, Politecnico e Atis Real, per conto di due banche, danno nel 2008 valori
di mercato
specifici e differenti dai “valori di garanzia” dati dalle banche
precedentemente.

L’aumento del valore di mercato del complesso immobiliare Villa San Carlo
Borromeo dal 2000 al 2008 è dovuto alla quantità e alla qualità dei lavori, che
hanno consentito di recuperare 14000 mq di fabbricato e dieci ettari di parco e
di assicurare alla collettività un bene monumentale produttivo di qualità.
I mutui servono per i lavori di restauro. E i lavori sono stati fatti con un
risultato unico in Italia. Gli affidamenti servono all’attività aziendale. I rapporti
con le banche sono qualificati e di piena soddisfazione per le banche fino alle
conseguenze rovinose della calata dei marescialli.

Il valore commerciale non è il valore di mercato, come crede la donna
triforme giudicante, che ricalca la donna triforme accusante, bensì il valore di
vendita all’asta di quel bene. È questo che interessa alla banca, e lì si sente
sicura: “Male che vada, vendo il bene!”. Questa è l’ipoteca. È una garanzia reale.
Quindi, se il valore stabilito da REAG è di 71,4 milioni, MPS Capital Services
può erogare un mutuo di sette milioni: anche in presenza di un altro mutuo,
erogato in precedenza da un’altra banca. La capienza è ampia. Il San Paolo,
addirittura, compie una valutazione ristrettissima, come abbiamo già segnalato,
scrivendo chiaramente: “Questo è il valore di garanzia”.

Ciascuna banca ha disposto una perizia affidata ai propri tecnici oppure
commissionata a un ente esterno. Anche Banca Etruria ha fatto lo stesso. Noi
ignoriamo quale perizia interna abbia fatto. Abbiamo visto negli atti le perizie
delle banche, tranne per la Banca Etruria, che però ha allegato le due perizie
fornite da due enti, il Politecnico di Milano (fatta per Banca Intesa) e Atis Real
(fatta per BNP). Le copie di tali perizie sono allegate ai documenti presentati il
19 maggio 2015. Ma facevano parte già della documentazione ottenuta dalle
banche.

Queste due perizie hanno stabilito un importo di 290 milioni di euro, con
possibilità di un’ulteriore valorizzazione a lavori terminati. Banca Etruria,
comunque, non aveva bisogno di un valore così elevato: dava 21 milioni, che si
aggiungevano ai mutui già erogati dalle altre due banche. Ma, comunque, si
sentiva garantita. Aveva i suoi analisti e i suoi tecnici. Questa sentenza è
arrivata nei giorni della massima mediatizzazione del problema di Banca
Etruria e, quindi, la patrona della Banca Etruria ha parlato con una certa
colorazione, come se si trattasse della responsabilità dei vertici di quella banca,
responsabilità che però riguardavano gli anni successivi (2011-2014), non già il
2008, quando il mutuo è stato dato. E, comunque, le obiezioni verso Banca
Etruria riguardano un altro tipo di operazioni, non c’entrano niente con i mutui.
Su quale base, allora, l’“induzione in errore”? E chi induce in errore, chi truffa
una banca, va, poi, a pagare le rate del mutuo?

Intesa San Paolo, BNL-BNP, Banco Popolare, Banca Popolare di Spoleto, MPS
avevano conti aperti con quasi tutte le società e le associazioni e con numerosi
associati. Queste banche avevano da sempre un quadro preciso della nostra
realtà. Anche le altre banche avevano rapporti con più enti del gruppo.
La Villa Rasini Medolago è stata oggetto di perizie: a) da parte di Atis Real,
su incarico di BNP, b) da parte del Politecnico di Milano, su incarico della Banca
Intesa, c) da parte dell’arch. Luca Meroni e d) da parte di Pirelli RE per
Deutsche Bank. I valori di stima espressi si riferiscono sia allo stato di fatto sia
allo stato risultante dopo il restauro.

Come risulta dal prospetto (all. 19) da me consegnato il 17 dicembre 2015, i
due mutui concessi dalla Banca Popolare di Spoleto seguono i valori espressi
nei rogiti relativi all’acquisto di 7 appartamenti confinanti con la Villa Rasini
Medolago. A fronte di un importo complessivo di euro 1.350.000,00 sborsati per
l’acquisto dei sette appartamenti, la Banca Popolare di Spoleto ha erogato due
mutui, per complessivi euro 1.188.000,00.

Pirelli RE consegna, nell’estate del 2009, una perizia di Villa Rasini Medolago
alla Deutsche Bank (v. allegato n. 13 del 19 maggio 2015). Il valore di mercato
stabilito è di euro quaranta milioni. Il valore, dopo il restauro, è di 160 milioni.
I dati dei mutui sono stati riportati con gravi inesattezze, come risulta dai
documenti allegati alle mie dichiarazioni spontanee del 19 maggio 2015. Alcuni
mutui sono stati estinti. E degli altri le rate sono state pagate, come risulta dagli
allegati n. 4 e n. 5 ai documenti consegnati da me nell’udienza del 19 maggio
2015, e dagli allegati n. 3 e n. 4 agli scritti consegnati il 6 novembre 2015 da
Paolo Duranti, oltre che dagli allegati n. 17 e n. 19 contenuti nel volume da me
consegnato il 17 dicembre 2015.

L’estensore della sentenza menziona un prestito della Regione Lombardia
per i lavori della Villa San Carlo Borromeo, il FRISL, una sorta di rimborso sui
lavori già eseguiti. In questo caso, vengono presentate descrizioni dei lavori e
fatture, poi, però, un collaudatore regionale va sul posto e fa un confronto tra le
fatture e i lavori e redige una relazione, acquisita nella documentazione della
Regione, prima di accordare il prestito. Non basta: la Regione stessa manda suoi
tecnici a verificare ulteriormente la corrispondenza fra i valori esposti e i lavori.
Poi dà il prestito, che non è un finanziamento a fondo perduto. È un prestito.
Sul primo FRISL di euro 1.857.820 sono stati restituiti euro 1.487.395. Sul secondo
FRISL di euro 1.330.225 sono stati restituiti euro 266.045: chi è quel “truffatore”
che si fa prestare tre milioni centottantottomila euro e poi paga le rate fino a un
milione settecentocinquantatremila euro, e poi non paga più? Ma non paga più
quando? Molto tempo dopo la calata dei marescialli. Altrimenti, avrebbe
proseguito a pagare, fino all’estinzione. Noi non siamo stati imputati di questo
reato, ma questo reato viene recuperato, nella sentenza, come se ci fosse! Nel
dibattimento, non avviene nessuna discussione attorno a questo reato, non è
stata formulata l’accusa, e viene recuperato come reato prescritto, scrivendo che
devono tenerne conto rispetto all’associazione a delinquere!

L’associazione a delinquere: secondo il Tribunale c’era un primo livello,
culturale, e un secondo livello, criminale. Ma dove sta – chiedevo già nella
dichiarazione spontanea consegnata il 17 dicembre 2015 –, dove sta il patto di
commettere reati, con un programma indeterminato, a prescindere da quali
reati? Dove sta questo patto? Possiamo fare passare il patto associativo per un
patto criminale? Il Tribunale fa questo! Possiamo fare passare il dispositivo
fiduciario tra le persone che intervengono nell’associazione per un dispositivo
criminale? Possiamo togliere il dispositivo fiduciario in un’impresa? Non si
può! Non ci sarebbe più l’impresa. E il reato fiscale e il reato di truffa, ipotizzati,
sono da provare, ma, se ci fossero, non indicherebbero che ci sia
un’associazione a delinquere. Un’associazione a delinquere costituisce un
pericolo pubblico proprio perché è un reato a sé stante, da solo: anche se non si
commettono reati, già questo consortium sceleris, questo pactum sceleris bastano
per configurare il reato. Ma una società è lecita, come la sentenza stessa
ammette, e, quindi, non è un consortium sceleris. Il patto sta nello statuto
societario. E il business riguarda cose lecite.

Le tre donne giudici scrivono che ciascuno svolgeva un’attività “gratuita”
rispetto ai corsi regionali o rispetto ai servizi. L’atto libero, arbitrario, non è
“gratuito”. Il postulato della gratuità è un postulato proprio dell’ideologia della
Riforma: tutto è peccato.

L’atto è libero, arbitrario, quindi non gratuito. E la grazia, che è virtù del
tempo (con il suo teorema: non c’è più peccato dell’Altro), esclude il soggetto
debitore, peccatore. Per il postulato della gratuità, il debito si tramuta in credito
di un soggetto presunto debitore. La grazia e l’indulgenza sono le virtù del
dispensario, senza cui nessun evento come effetto.

Altrove scrivono che “tutti i flussi finanziari venivano meticolosamente
programmati in anticipo”. Ma lo stesso maresciallo Scopacasa dice che le
cosiddette “mappe” erano calendari, per ricordarsi le scadenze di volta in volta.
Non erano una pianificazione. Erano per ricordare gli impegni già assunti. Il
calendario è una constatazione, non una pianificazione, degli obblighi assunti.
Le tre donne giudici danno una rappresentazione squallida e grottesca: “La
provvista effettiva, fatta girare da un conto all’altro e da un Istituto di credito
all’altro”, così, abbiamo una provvista su un conto e la facciamo girare,
facciamo una passeggiata fra i vari conti! È la stupidità fatta soggetto, “La
provvista effettiva, fatta girare da un conto all’altro e da un Istituto di credito
all’altro, era ricercata ossessivamente da VERDIGLIONE”, facevamo questa
danza della stessa provvista fra i vari conti, “e dalle sue collaboratrici”, sta qui
la questione: Verdiglione e le sue collaboratrici, “e proveniva essenzialmente da
elargizioni effettuate dagli stessi collaboratori e simpatizzanti”. Quindi, i
collaboratori e i simpatizzanti facevano un’elargizione e questa, poi, girava,
saltellava, tutto il giorno, da un conto all’altro, da un istituto all’altro, per
dimostrare alle banche la “movimentazione” e, quindi, per indurre in errore le
banche! Ma guarda caso: come avremmo potuto fare così, con Banca Etruria?
Banca Etruria ha erogato un mutuo, ma non c’era ancora un conto corrente:
quindi, come avremmo potuto compiere questa “dimostrazione”? È stato
deliberato un mutuo e, poi, è stato aperto un conto corrente per accogliere e per
pagare il mutuo.

“Ossessivamente”, “ossessionante”, “frenetico”, “spasmodico”, “convulso”,
“maniacale”, “abnorme”, come ha detto un genio della finanza, che si chiama
maresciallo Scopacasa. “In occasione delle perquisizioni è stata rinvenuta una
mole impressionante di documentazione bancaria (pacchi e pacchi [che, però,
hanno lasciato lì] di matrici di assegni staccati o da staccare; libretti di assegni in
bianco) del tutto abnorme”: è l’antropologia criminale di Cesare Lombroso. Le
tre donne giudici non hanno letto Lombroso, non hanno letto niente, ma
Lombroso è diventato il luogo comune di questa congregazione femminile, che
si è trovata a giudicare in primo grado.

“Somme molto elevate”, “elevatissimi volumi”, “flussi ingenti di denaro”,
valori “sempre gonfiati spropositatamente”: la donna triforme giudicante, come
già la donna triforme accusante, non tollera la verticalità. Adora l’abisso in cui
può specchiarsi, riflettersi, piegarsi, denudando e purificando ogni negatività.
“In occasione delle perquisizioni è stata rinvenuta una mole impressionante
di documentazione bancaria (pacchi e pacchi di matrici di assegni staccati o da
staccare; libretti di assegni in bianco) del tutto abnorme e non coerente con
l’attività imprenditoriale della Villa San Carlo Borromeo (attività di ricezione
alberghiera, ristorazione, organizzazione di meeting)”. Qui confondono, perché
la ricezione alberghiera e la ristorazione sono gestite dalla Cooperativa
Spirali/Vel.

“Tecniche” venivano chiamate le ricevute bancarie scambiate tra associati o
soci come una forma di prestito. Erano onorate. Non avevano nessuna finalità
dimostrativa secondaria.

“Che si trattasse di una movimentazione del tutto anomala è anche
riscontrato dal fatto che tutti i soggetti interessati (persone fisiche e non) sono
stati oggetto di segnalazione all’UIF”. Le segnalazioni delle banche indicano
soltanto lo sconfinamento, come le conversazioni con i bancari riguardano lo
sconfinamento e nient’altro. Anche la conversazione con Alessandro Pellegrini,
che mi avverte che un Tale di Capital Services, a Firenze, crea e diffonde false
notizie sul nostro conto: “Lei sa benissimo come e da qui nascono tutte le cose…
È partito da Capital Services ‘sto discorso!”.

Fra le segnalazioni ce n’è una: “Segnalazione legata a fenomeno
‘Verdiglione’. Nello specifico trattasi di rapporto (Miani Osvaldo) che non è mai
stato convincente, in particolare per la personalità dei cointestatari molto restii
ad illustrare l’esatta natura dei loro affari”. Noi non vediamo Osvaldo Miani
esattamente dal mese di settembre 1989. E, quindi, non sappiamo nulla, ma le
tre donne giudici hanno una segnalazione bancaria, che cercano di agganciare a
noi. Le anomalie bancarie non dimostrano affatto il postulato, ma indicano
proprio l’interesse a pagare le rate e a mantenere gl’impegni bancari.
Le tre donne giudici indicano fogli con istruzioni di giri bancari: ma, chi l’ha
scritto? A chi è rivolto? Si tratta di appunti? Mettono tutto in modo
programmatico, tutto per dimostrare il postulato. Le anomalie non solo non
dimostrano il postulato ma sono contro il postulato.

“Tutte le società e le associazioni erano eterodirette da Verdiglione”. Se erano
eterodirette, non c’è l’associazione per delinquere. Faceva tutto “un unico
dominus”. Addirittura, il noto ragioniere dice che discuteva tutto con
Verdiglione. Tutto. Lavoravano quindici ragionieri e commercialisti: il
ragioniere ha creduto di fare bene, di salvare i colleghi, perché stava per morire.
Non fa il nome di nessuno e accentra tutto su se stesso. Tutto avveniva tra lui e
Verdiglione. In un foglio, che viene attribuito assurdamente a me, si
riassumono le fatture. Io non ho mai riassunto le fatture, tanto meno le fatture
da fare.

Ancora viene più volte ripetuto l’avverbio “ossessivamente”. Poi: “situazioni
[…] costruite sulla carta”. “Sulla carta” e “a tavolino”, come dice l’accusatrice
pubblica, hanno costruito loro.

Le intercettazioni non dimostrano né il postulato né il fantasma che lo regge.
Il loro uso ideologico corrisponde a una sistematica opera di falsificazione,
applicata con un formulario gnostico per ogni presunzione di reato. Le
intercettazioni sono deformate, riassunte, convertite, significate. Tutto è
gravemente appiattito e allineato sulla postulazione da polizia giudiziaria.
Una conversazione viene citata nella sintesi finale per stabilire la gravità dei
reati e, quindi, della pena, come un segno decisivo: è una conversazione tra me
e mio fratello Renato. Nella trascrizione della conversazione, le giudici
modificano, riassumono molti passaggi. Nella conversazione, io dico che con
una banca c’è un momento molto difficile che ho dovuto affrontare. “Poi parte”,
loro riassumono, introducendo fattori ideologici, “una conversazione
pseudofilosofica”!

Se voi leggete questa sentenza, noterete che è senza linguistica, senza
sintassi, senza frase, senza pragma, senza l’altra lingua né la lingua altra, ma
redatta nella lingua di legno. Abbiamo già notato la lingua di legno. Queste tre
donne giudici sono in grado di stabilire quale filosofia è vera filosofia e quale è
falsa! Sono esperte di filosofia! E perché “pseudofilosofica”? Perché è “sugli
istanti che si succedono senza essere in successione”, come hanno riassunto? Gli
istanti non si succedono! “Pseudo” è il loro riassunto! La falsificazione avviene
nel loro riassunto, non nel testo! “[…] istanti che si succedono senza essere in
successione e che hanno in sé”, io dico “hanno in sé”? In sé e per sé? Io?
Impossibile. “[…] l’eternità e l’infinito... e poi se appartengono all’algebra o
all’aritmetica... Poi aggiunge che i greci non conoscevano lo zero scoperto dagli
indiani. Si diceva sifr, poi è arrivato in Europa ed è diventato zephyrum come il
vento, da cui poi zero – aggiunge che ha pubblicato un libro sulla storia dello
zero – (una delle sue società in effetti si chiama zefiro)”. No: Zephyros. “Poi gli
parla dei suoi problemi di salute”, pseudofilosofico, anche questo, “del fatto che
lavora 20 ore al giorno e che ha dovuto risolvere una questione finanziaria
difficilissima con una banca intervenendo in un certo modo. Stava facendo una
riunione con degli amici londinesi e la ha dovuta sospendere perché è arrivata
questa telefonata urgente. Riprende a dire dei suoi appuntamenti con medici,
ma aggiunge che per lui l’importante è che la battaglia finanziaria sia vinta”.
Anche qui, il testo è differente. “L’impresa è immane, ma bisogna trovare una
via semplice come l’aritmetica”. È riassunto così, alla carlona, raffazzonando.
“Renato dice di non capire perché si affatichi tanto come un ragno che è dentro
una tela e non riesce a uscirne. VERDIGLIONE sottolinea che il ragno costruisce
la sua tela, è lui il costruttore e per lui tutto ha un senso”, io non dico che le cose
hanno un senso, “per la produzione di libri e cultura”. Tutto il programma
criminoso sta qua! Questa conversazione è un segno che Verdiglione costruisce
per produrre libri e cultura. Viene portata come il segno del programma
criminoso!

Tra le motivazioni della sentenza, tra le prove, viene riportata anche questa
telefonata: “COSTA parla con VERDIGLIONE che è a Roma e le racconta che la
presentazione di un libro di un georgiano (che hanno pubblicato) è andata
molto bene”. Si trattava del presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, non
era “un georgiano” qualunque.

Le intercettazioni, per quanto parziali e frammentarie, per quanto estrapolate
dal testo e dal contesto, indicano una realtà differente e lontana dalla realtà
rappresentata dalla donna triforme giudicante, con i suoi riassunti grotteschi e
folcloristici.

A proposito della “gratuità”. Viene annullato tutto ciò che è ritenuto
gratuito, ma non è “gratuito”. L’attività è libera, non già gratuita. Per le tre
donne giudici, il “gratuito” non vale niente, quello che vale è il postulato.
I corsi del FSE (Fondo sociale europeo) si sono tenuti. Gli allievi si sono
formati. Erano stati selezionati dopo ripetuti annunci pubblicitari. Chi ha tenuto
i corsi è stato pagato. Anche i docenti che facevano parte di un’associazione
culturale percepivano il pagamento. A volte lo tenevano, a volte lo devolvevano
all’associazione. La loro prestazione non era gratuita.

“Verdiglione poteva contare sull’appoggio di personalità autorevoli del
mondo bancario e alti funzionari, con i quali cercava di avere ripetuti contatti,
anche per superare criticità e lamentele, dimostrandosi peraltro disponibile a
ricompensarli (le prime ipotesi investigative in questo senso non hanno tuttavia
condotto ad ulteriori risultati)”. La donna triforme giudicante confonde il
titolare di una società di consulenza, che istruisce e controlla una pratica prima
di mandarla a una banca, con un funzionario di banca. Da qui discende la
vergognosa attribuzione di un modello infernale al personaggio creato. I
marescialli non hanno condotto nessuna indagine. E.G., appunto, non è
funzionario della Deutsche Bank, ma è titolare di una società di consulenza.
Un passo è importante (p. 94): “In secondo luogo, i contatti fra
VERDIGLIONE e i vertici bancari, emersi dalle intercettazioni, i cui
approfondimenti investigativi non hanno tuttavia trovato specifici riscontri,
appaiono soprattutto funzionali alla risoluzione delle problematiche connesse
alla operatività dei conti, una volta emersi a posteriore elementi di sospetto”.
L’operatività dei conti è gestita dai funzionari. Le intercettazioni riguardano
le telefonate con i funzionari, non con quelli che la donna triforme giudicante
chiama “i vertici delle banche”. E l’operatività non è stata in questione prima
dell’“azione salvifica” dei marescialli.

L’unico esempio di contatti con i “vertici bancari” che portano è quello di
una conversazione con il professor Roberto Ruozi, che mi indica una società di
consulenza che istruisce le pratiche da presentare in una banca: invece di avere
noi un ufficio, un direttore finanziario, un ragioniere e un commercialista che
istruiscono la pratica, c’è una società che prepara la pratica e la porta in banca.
Non lo fa gratuitamente. Io dico al professor Ruozi: questo signore vuole il
3,5%. Di solito, in questi casi sarebbe l’1%. Ruozi risponde: gli parlo io. Le tre
donne giudici non capiscono, pensano che si tratti di un funzionario di banca
che prende la percentuale, ma, dicono, non hanno trovato riscontri! Quindi,
questi famosi contatti con i vertici della banca che avrebbero favorito i mutui, in
questi termini, non sono mai esistiti. “[…] contatti funzionali alla risoluzione
delle problematiche connesse alla operatività dei conti”, allora, siamo al livello
del funzionario di sportello, del gestore! Non siamo a livello dei vertici, “una
volta emersi a posteriore elementi di sospetto”. Le tre donne giudici, esperte di
filosofia, di antropologia criminale e di patologia, sono interessate alle scatole
vuote e al “posteriore”!

I contributi del Ministero dei beni culturali. La donna triforme giudicante
introduce una falsità, ricalcata dalla creazione della donna triforme accusante,
quando afferma: “Complessivamente, l’importo dei contributi ricevuti dal
Ministero per gli anni 2003 e 2004 ammonta a euro 16.265.043,02” (p. 100). Ma
alla pagina 98 aveva scritto gli importi erogati: euro 1.051.898,39 e euro
1.583.472,95.

I quesiti della visita tecnica e del collaudo da parte del Ministero sono i
seguenti: Quali sono i lavori di restauro? Sono eseguiti a regola d’arte? Sono
conformi alle autorizzazioni impartite? Qual è il valore dei lavori? I tecnici della
Soprintendenza esaminano, analizzano, verificano, controllano i lavori. E danno
risposta, avvalendosi della comparazione dei lavori con i parametri da loro
seguiti. Il consuntivo consegnato dall’architetto vale per la descrizione dei
lavori, non è assunto come riferimento dei valori.

L’architetto ha dichiarato che ha valutato i lavori effettivi. E su questo si è
basato, seguendo i parametri della Camera di commercio, gli stessi ammessi
dalla Soprintendenza. (Nel certificato di collaudo del 28-11-2005 del Ministero si
legge: “Visto che i prezzi applicabili sono ritenuti congrui in rapporto ai costi
della mano d’opera e dei materiali nel 2005 nella Provincia di Milano”). Fra
l’altro, l’architetto si è reso conto che i valori dei lavori trovavano riscontro nelle
fatture, che, quindi, timbrava e firmava.

Il postulato consente alla donna triforme di enunciare una falsità, che serve
da fondamento di una creazione demonocriminologica: “Il valore di quei lavori
è stato quantificato sulla base di fatture che prospettavano costi spropositati,
gonfiati e non realmente sostenuti”. Il valore dei lavori era stabilito dai tecnici
della Soprintendenza, gli unici periti riconosciuti dal Ministero e garanti.
È altrettanto falso affermare che i tecnici della Soprintendenza “si limitavano
a verificare la realizzazione concreta delle opere, per così dire, in natura”.
L’oggetto della loro analisi e della loro visita tecnica era proprio quello di
definire il valore dei lavori.

È altrettanto falso, proprio perché i tecnici della Soprintendenza non hanno
mai visto né richiesto nessuna fattura, affermare che “gli importi erogati erano
quantificati in base ai costi esposti nelle fatture”.

Il giudizio sul valore dei lavori da parte della Soprintendenza è
assolutamente indipendente dal consuntivo redatto dal tecnico di parte. E è
insindacabile.

Riguardo alle pratiche con le banche, con il Ministero dei Beni culturali, con
gli istituti tributari, la realtà viene negata e restituita come una realtà creata
sulla base del postulato conforme al fantasma di “un unico dominus”.

La donna triforme giudicante e la donna triforme accusante hanno creato la
loro realtà, la loro visione mondana, dove hanno collocato i loro concetti di
rapporti con le banche, con il Ministero, il loro cerimoniale gnostico, la loro
psicodrammaturgia, la loro farsa macabra.

L’ideologia della sentenza trae con sé il principio d’intolleranza verso il
valore dell’arte e della cultura, del restauro di qualità, dei servizi intellettuali.
Le tre donne giudici applicano la propria impalcatura ideologica alla pratica
con le banche, con il Ministero, con le istituzioni tributarie. Cancellano
l’impresa intellettuale per potere dichiararla fittizia, apparente, inesistente.
Danno dimostrazione di non cogliere il business di ciascuna delle società. E non
lo menzionano neanche. Non leggono né documenti né descrizioni né
testimonianze né interrogatori. Ignorano totalmente la casa editrice e il suo
business essenziale, la sua portata strutturale e strategica nel gruppo. Per il
postulato ideologico, sparisce l’impresa planetaria.

Le tre donne giudici postulano alla fine (p. 104) ciò che avevano creato
all’inizio: “il contributo causale apportato all’attività associativa criminale ed,
eventualmente, alla realizzazione dei singoli reati-fine loro rispettivamente
contestati: oltre che la loro piena consapevolezza e volontà di partecipare al
programma criminoso comune rappresentato, in ultima analisi, dalla
spasmodica ricerca di denaro e risorse finanziarie attraverso modalità illecite,
poi declinate nei singoli reati-fine”.

Nessuna prova del “contributo causale”. Nessuna prova dei “reati-fine”.
Nessuna prova della “piena consapevolezza e volontà di partecipare al
programma criminoso comune”. E come può il “programma criminoso
comune” essere “rappresentato, in ultima analisi, dalla spasmodica ricerca di
denaro e risorse finanziarie”? Definita “spasmodica”, la ricerca è affidata alla
psychopathia criminalis. “In ultima analisi”? Ma non è avvenuta nessuna analisi.
E le “modalità illecite” riguardano l’assolvimento degli impegni bancari?
Oppure il restauro della Villa? Oppure la pubblicazione di libri? Oppure i
congressi internazionali? Oppure i servizi intellettuali alle aziende? Oppure la
libertà della parola e la sua dissidenza?


Milano, 20 febbraio 2016

Per tornare alla prima parte : La tentazione, la bella, la grazia, il ragno


Gli altri articoli della rubrica Politica :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |

6.10.2016