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Per Armando Verdiglione

Giancarlo Calciolari
(10.01.2016)

Armando Verdiglione, scrittore, psicanalista, editore, imprenditore di arte, di cultura e di scienza, non ha bisogno di testimonianze di stima infinita che contrastino con il personaggio fantastico impalcato dalla società dello spettacolo disintegrato più che integrale, come l’ha chiamato Guy Debord. Tali testimonianze intervengono, alcune sono bellissime, come quella di Paolo Vandin, e forse la lettera che inviammo ai giornali (nessuno la pubblicò) nel 1986 si situa in questa tradizione. Non è ancora il J’accuse di Emile Zola per Dreyfus. Emulo di Zola, impari al compito, come insegna rabbi Tarfon, occorre non sottrarsi, non cedere al punto di vista per negare il punto di fuga. E quindi più nessuna fuga. Non tanto affrontare la paura ma l’affaire, che oggi per Verdiglione è l’affaire fiscale e è sempre l’affaire della parola. L’affaire della vita originaria, senza più nessuna immagine dell’origine presunta e nemmeno della fine, altrettanto presunta.

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Christiane Apprieux, "Senza titolo", 2015, terracotta patinata

Per ironia potrei dire: accuso la casta dei becilli e la casta degli imbecilli di voler cancellare la traccia dell’esperienza intellettuale di Armando Verdiglione per esaustione in una pratica inquisitoriale seriale. Il colpo di testa è stato dato dai becilli nel 1984, perché con il congresso di Tokio sulla sessualità si era forato il tetto della tolleranza sociale per la cultura libera, che è praticamente ancora più inesistente adesso. È tollerata l’idiozia. Se facessi il pop-cifrematico diventerei una star del sistema. È il caso del pop-psicanalista lacanoide in Italia, mentre il caso di Lacan si è giocato sul filo dell’intolleranza. E più volte Lacan viene ancora oggi ucciso in effige, da Roudinesco a Borch-Jacobsen e ovviamente dai suoi epigoni di orientazione lacaniana, ossia gli smarriti, secondo Maimonide, che per altro mantiene una stima infinita nei loro confronti. Il colpo di coda è giustamente l’altra faccia del colpo di testa e è cominciato sincronicamente. Questo è il compito della casta degli imbecilli, i geometrali, gli esecutori. E non si può intendere l’inquisizione in atto analizzando solo l’ideologia che regge gli imbecilli, più o meno accastati o impazziti cellularmente.

Ho cominciato a leggere i testi di Armando Verdiglione nel 1977, assieme ai testi di Freud e di Lacan, e di un’infinità d’altri. Nel 1982 mi laureo in psicologia. Mi era stata rifiutata una tesi sulla nozione di verità in Armando Verdiglione. E così ho optato con una tesi sullo statuto dell’immagine mentale. Nello stesso anno comincio l’analisi con Fabrizio Scarso, collaboratore di Armando Verdiglione. Comincia la mia formazione redazionale, psicanalitica, organizzativa. Nulla di inintellettuale o che possa rubricarsi sotto il segno della materia penale. Nel 1985 me ne vado in Francia, fuggo dall’onda inquisitoriale che sento arrivare contro l’attività intellettuale di Armando Verdiglione. È un gesto che sto ancora pagando, come pago l’amicizia e la stima intellettuale che mantengo per Armando Verdiglione. Nel 1994 riprendo l’analisi con Armando Verdiglione e riprendo a intervenire nelle attività della fondazione che porta il suo nome. Mi occupo di cucina, di editoria, di scrittura, di lettura, di fotografia, di ceramica, di pittura, di giardinaggio, di organizzazione, d’insegnamento e di altre cose ancora. Me ne vado nuovamente per un disagio che non deve nulla a Armando Verdiglione. Il caso più difficile per ciascuno è il proprio, che non è una proprietà del soggetto. Accenno appena che l’infanzia, l’adolescenza, la maturità (non riprendo ora questi termini in un’altra lettura) sono state sovrastate dalla balbuzie. Tutt’oggi i balbuzienti se la cavano con delle pseudo guarigioni, non affrontando l’essenziale della vita, l’estremo appello che costituisce la balbuzie per ciascuno.

Io avverto la balbuzie in atto nei cosiddetti psicoterapeuti ex-balbuzienti. È la ragione per la quale testimonio ancora d’essere balbuziente. Eppure una balbuzie che si disarticola e si dissipa nell’atto e non una balbuzie limitata da un controllo religioso e militare, scandita dal metronomo, è un miracolo. Invece la battaglia d’analisi che conduco vanificando l’impianto fantasmatico della balbuzie può essere cancellato in un niente: sarei solo fortunato perché com’è venuta a un certo punto se n’è andata… E si cancellano quarant’anni di analisi, di scrittura, di lettura, di opere in vari settori dell’esperienza. È questo il modo applicato con un’esagerazione infinita contro Armando Verdiglione: lettura, scrittura, edizione, congressi, brainworking, art banking, analisi, ossia conversazione, narrazione, tutto cancellato; perseguirebbe solo l’interesse personale e con pratiche penalmente rilevanti.

Per altro sono testimone della cancellazione di atti di vita decisivi nel caso di persone non illustri, direbbe Giuseppe Pontiggia. Un compagno di classe aveva perduto l’anno perché la maestra aveva già comunicato il numero dei bocciati. Poi qualcuno l’ha corrotta per favorire il proprio figlio. E così il compagno, più povero, è stato bocciato al posto del candidato alla bocciatura, meno povero. La casta dei becilli fa così e vincono gli imbecilli che affollano comunque la stessa casta, poiché l’impalcatura non impedisce l’ossimoro. Accade la stessa cosa con la psicanalisi, la linguistica, la semiotica… La nomenclatura aveva già il suo fantoccio linguista, semiologo, scrittore e lo si è messo a mo’ d’impalcatura dinanzi a Verdiglione. L’oligarchia al potere ha bocciato e continua a bocciare Verdiglione e a promuovere una nullità al suo posto. La casta dei becilli, nonché la casta degli imbecilli (che è la stessa e è anche lo stesso animale fantastico bipolare), si sente minacciata dalla libertà intellettuale che affigge, manifesta e edita Armando Verdiglione da più di quarant’anni. Prima gli hanno appioppato la gogna mediatica e poi quella fiscale. Ma i marescialli che hanno inquisito Verdiglione sono gli esecutori e non i dettatori dei protocolli di esecuzione.

Ho qualche questione da porre all’elaborazione di Armando Verdiglione. E a questo proposito ho scritto un libro, che pressoché nessuno ha letto. Ma la materia delle questioni da porre è intellettuale e non penale; anche là dove riguardano il suo caso di scrittore, psicanalista, inventore della cifrematica. E eventualmente se Armando Verdiglione fosse incappato in qualche errore tecnico, non per questo l’errore è penalmente perseguibile. Se qualcosa del progetto della villa san Carlo Borromeo era ideale, non ha potuto che realizzarsi al rovescio. Allora la costituzione e l’istituzione sono circolari e sboccano nella destituzione. È quello che accade. Senza che questo riguardi il giudiziario.

Nell’introduzione al Martello delle streghe, il manuale dell’inquisizione, Armando Verdiglione legge il transfert degli inquisitori. È il caso di leggerlo ancora. Jacques Lacan, maestro di Armando Verdiglione, a proposito della posizione che lo psicanalista occupa non solo nella pratica privata ma anche in quella pubblica, ha detto di essere un clown (nella Troisième, la conferenza a Roma del 1974). E già Giacomo Leopardi aveva percepito che il “suo” pubblico lo prendeva per un coglione che del mondo non conosceva nemmeno il colore. Ebbene il personaggio di Armando Verdiglione - da quello dei media del 1986 a quello dei finanzieri del 2015 - è un buffone, la caricatura di un guru, di un dominatore che non gliene riesce una. E questi sono gli autoritratti dei media e dei finanzieri. Certamente agli imbecilli esecutori non è riuscito di essere becilli dettatori. E Armando Verdiglione dovrebbe pagare come clown sociale (in filosofia questa posizione è data oggi a Martin Heidegger) quello che fanno tutti. È in azione lo schema dell’antisemitismo: tutti desiderano dominare la terra (è questa la guerra globale di cui il terrorismo è solo un arnese e neanche uno strumento) ma solo gli ebrei sono perseguitati per questo desiderio. Tutti gli attori dell’arte, artisti, critici, galleristi, conservatori, giornalisti partecipano alla valorizzazione delle opere d’arte, ma se lo fa Armando Verdiglione allora la cosa è sospetta. Alcuni fanno libri per diffondere la cultura e per vivere di questo bel mestiere, ma se lo fa Armando Verdiglione i libri sono sospetti d’essere una copertura per attività non legali. Moltissimi imprenditori cercano di ottenere prestiti bancari per le attività della loro impresa, ma se lo fa Verdiglione non può che essere per prendere i soldi e scappare. E a nulla conta che il personaggio costruito non corrisponda in nulla alla pratica di Armando Verdiglione: nemmeno ai tempi dell’affaire del 1986 Verdiglione si è rifugiato a Parigi, dove aveva e ha molti amici che lo stimano.

Armando Verdiglione ha fornito i termini della sua attività al controllo della Guardia di finanza, ma non sono nemmeno stati letti: è valso il postulato che la sua pratica culturale, artistica e scientifica non sia altro che un paravento per attività illecite. Ovvero l’immenso illecito sociale delle bande al potere trova in Armando Verdiglione il parafulmine, il clown, la vittima designata. E ci si può chiedere, oltre ogni complottismo, chi siano i designatori e quale sia la loro ideologia, che per altro li governa.

Certo, non facendo parte di nessuna banda al potere o di contropotere, la mia testimonianza socialmente e politicamente non vale nulla. La questione è un’altra per me. Da più di quarant’anni leggo psicanalisi, matematica, arte, letteratura, filosofia, teologia, sociologia, antropologia, storia… Ho scritto libri e opuscoli; ho pubblicato inoltre centinaia e centinai di articoli e di video in margine alla mia esperienza. Constato che la teoria di Armando Verdiglione, a confronto anche con quella di Freud e di Lacan, per non parlare di filosofi, teologi e altri eruditi, è andata oltre, sulla questione del transfert, della pulsione, del senso, dell’oggetto, del tempo, della relazione, sulla presunta malattia mentale… L’elenco delle cose vale il glossario e il dizionario di cifrematica. E tutto questo è intellettuale e non penale.

Oltre a questo è chiaro che anch’io sono un coglione, un clown, e per di più un pappagallo di Armando Verdiglione. Sono così fesso che lui almeno è vissuto nel lusso e io inseguito sempre dai debiti. Sarei quel ventriloquo che riuscirebbe a far parlare Verdiglione dentro di sé, ma solo apparentemente, mimando le sue parole, i suoi gesti, senza per altro intendere nulla di quello che dico. Alcune di queste accuse sono formulate da ex-pappagalli di Verdiglione. Loro sono professionisti e io un dilettante. E non c’è traccia da nessuna parte delle mie opere, dei miei scritti. Tutto non sarebbe altro che un tentativo maldestro di scimmiottare Armando Verdiglione. E per quanto riguarda la balbuzie, come mi ha suggerito un balbuziente professionista, c’è solo un modo per spiegare perché parlo fluentemente. Non perché sono guarito, ma perché non sono mai stato balbuziente. Ho preso in giro tutti, famiglia compresa. Una perfetta simulazione di malattia, così quando ho deciso di darmi per guarito e stato facilissimo passare per ex-balbuziente. E sono così idiota da non aver sfruttato la posizione per divenire l’asso dei guaritori dalla balbuzie: è un rimprovero che ho avuto da un amico che mi pareva intellettuale. Ma la più grande coglionaggine è d’aver avuto a che fare con un delinquente e di non essermi mai accorto di niente. Oltre la fantasia di Borges: ho avuto a che fare con un falso intellettuale senza mai accorgermi che è un delinquente? Non è niente: mi sono occupato di cultura senza sapere che sono invece un delinquente. E nella zoologia fantastica sarei un pollo spennato. Ovvero la società cerca sempre di dettarmi, tra l’altro, come spendere i soldi che guadagno, al punto che se me li fossi mangiati a puttane e a vino sarei accettato e non porrei questioni a nessuno.

Occorre vanificare i falsi nessi e ritrovare la realtà intellettuale: Armando Verdiglione è un intellettuale, attaccato per questo, ovvero è incompatibile con l’assetto sociale e politico del sistema. Tutto il resto è la costruzione fantasmatica dell’inquisizione oligarchica. Quanto a me non sono altro che un lettore e uno scrittore, senza nessun titolo sociale, che non ha strapagato Armando Verdiglione (nel primo processo sarei stato una delle vittime eccellenti), e invece strapaga la società per attenersi alla lealtà e all’itinerario di vita e non al cerchio della sopravvivenza. Non mi ha mai entusiasmato l’errore tecnico di Pietro. Se io conosco Armando Verdiglione? Sì, anche se non lo vedo da più di dieci anni. Armando Verdiglione è un mio amico, collega e maestro. Ovviamente occorre fare attenzione a quello che dico perché sono falso e bugiardo. In realtà sono andato a trovarlo ieri. Gli ho portato una leccornia sfornata da me e anche del vino. E questo è un altro romanzo.


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3.04.2017