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Non solo questione di aritmetica

Francis Pagano
(18.03.2015)

Leggiamo - La lezione, di Eugéne Ionesco, Einaudi editori, e apprendiamo che il dispositivo Maestro/Allievo è l’unica via per l’essenziale.

Professore: Non ci siamo. Non ci siamo assolutamente.

Lei ha la tendenza a sommare. Ma bisogna anche sottrarre.

Non basta integrare, bisogna anche disintegrare.

La lezione è anche questione di aritmetica. Chiunque parla supponendo di sapere, poiché le cose hanno una logica: quella di non contraddizione. Da A a B, l’esempio è lineare. E la logia è forte della sua struttura. Quasi quanto Lacan era forte del suo linguaggio.

Ma noi apprendiamo la Lezione di Leonardo da Vinci, dove non c’è più linea, se non giacché il pittore ne necessita per guardare l’astrologia, perché solo grazie alle linee si può costruire la prospettiva, ed entro la prospettiva trovarvi varie figure della natura.

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Hiko Yoshitaka, 2006, terracotta (giardino privato a Soave)

Nessuna parte è nell’astrologia che non sia ufficio delle linee visuali e della prospettiva, figliuola della pittura; perché il pittore è quello che per necessità della sua arte ha partorito essa prospettiva, e non si può fare per sé senza linee, dentro alle quali linee s’inchiudono tutte le varie figure de’ corpi generati dalla natura, e senza le quali l’arte del geometra è orba.
(Trattato della Pittura)

La lezione si svolge per astrazione il cui artificio procede per integrazione/ disintegrazione come modo del due, Secondo la logia del duello, e grazie alla logica singolare e triale.

Non c’è modo di assumere la disintegrazione, e non c’è modo di negare la sottrazione delle cose. Ognuno che si faccia ufficiale di disintegrazione, abbraccia i contraccolpi del nazismo, e la sua persecuzione gira attorno a sé. Come è per il nazionalismo, quale livrea di disintegrazione dell’altro, straniero.
Per una certa misura, anche la negazione della sottrazione è di per sé un nome sul nome. Come l’ideale di Città-Stato, che leggiamo come animale anfibologico, entro cui si svolge il carnevale della vita.

Le cose si sottraggono all’ontologia. Alla sociologia, alla psicologia, all’archeologia, a ogni mantica e matema della logia. Questo il preambolo della Lezione di Eugéne Ionesco.

Professore: Un bastone, due bastoni, tre bastoni,

quattro bastoni, sono dei numeri.

Quando si contano dei bastoni, ciascun bastone è un’unità.

[…]

Cifre, numeri. Uno , due, tre , quattro, cinque,
sono elementi della numerazione.

Elementi della numerazione. Elementi della parola. La parola: l’unità. Non già la parola elementare, semplice. La parola già data, la parola parlata: quella del soggetto del discorso, o dell’assoggettato dal discorso. No. Il discorso occidentale pretende che ognuno si faccia uno. La teorematica: Ognuno conta. Conta fino a uno, e il duello intellettuale è impensabile.

Rileviamo seguitamente la lezione di geometria/aritmetica di Leonardo:

E se il geometra riduce ogni superficie circondata da linee alla figura del quadrato, ed ogni corpo alla figura del cubo; l’aritmetica si fa simile con le sue radici cube e quadrate; queste due scienze non si estendono se non alla notizia della quantità continua e discontinua, ma della qualità non si travagliano, la quale è bellezza delle opere di natura ed ornamento del mondo.

(Trattato della pittura).

Qui troviamo parte della Lezione, poiché per effetto di verità annotiamo l’ineffabile.

Francis Pagano


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14.02.2017