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Prima della guerra: "gli americani questa guerra la vogliono e la faranno".

Bombe sulla stabilità mondiale

Pino Rotta

L’Italia in tutto questo non avrebbe alcun interesse ad alimentare i conflitti alle porte di casa, anzi dovrebbe auspicare la cessazione della guerra israelo-palistinese, ma il governo di centrodestra non può rendersi inviso all’alleato Bush pena la sua completa delegittimazione internazionale.

(18.05.2005)

Vorrei essere tra gli ottimisti (pochi per la verità) che in fondo pensano che la guerra in Iraq non si farà; che alla fine il dittatore sarà costretto a lasciare e che ai bambini iracheni sarà risparmiato l’ennesimo bagno di sangue. Vorrei che finisse così e francamente in un cantuccio della mia mente rimane questa speranza.

Purtroppo la ragione mi spinge al pessimismo: gli americani questa guerra la vogliono e la faranno.

JPEG - 27 Kb
Hiko Yoshitaka, "Contrarietà", 2002, ceramica, cm 28,5x28,5

Molti fattori concorrono a sostegno di questa tesi. Il fattore emozionale, ad esempio, che, soprattutto dopo il massacro delle Torri Gemelle, non ha ancora fatto metabolizzare la rabbia ed il desiderio di vendetta degli americani.Ma il motivo fondamentale, a mio avviso, che fa pendere la bilancia dalla parte delle bombe sta in Europa.

Gli USA non hanno alcun interesse ad avere un concorrente economico e politico (ed in futuro anche militare) vasto ed unito come l’Unione Europea a 25. Per rallentare, nella speranza forse anche di vanificare, questo processo sono utilissimi tutti i fattori che impegnino l’Europa sul fronte della sicurezza e del conflitto etnico sia in Medioriente che nell’ex Iugoslavia e nelle ex repubbliche sovietiche. Giocano anche un ruolo importante le politiche interne dei singoli paesi europei. Così se la Turchia, con il suo governo filoislamico, diventa un grosso problema per l’Unione Europea, la frantumazione delle politiche unitarie nazionali (non solo in Italia) è vista senza dubbio con interesse dagli USA che inoltre vorrebbero impegnare militarmente e quindi economicamente l’Europa in Iraq.

Questa politica di sponda agli interessi americani viene prestata non solo dai governi di centrodestra, come quello italiano, ma anche dal laburista Tony Blair che, mai come oggi, si dimostra un convinto nazionalista e sposando la causa americana si candida ad essere l’interlocutore privilegiato degli USA in Europa, contrastando così la storica alleanza franco-tedesca che è sempre stata e continua ad essere il vero nucleo dell’unità europea.

L’Italia in tutto questo non avrebbe alcun interesse ad alimentare i conflitti alle porte di casa, anzi dovrebbe auspicare la cessazione della guerra israelo-palistinese, ma il governo di centrodestra non può rendersi inviso all’alleato Bush pena la sua completa delegittimazione internazionale.

Questo è lo scenario che muove gli interessi occidentali alla guerra ma anche sul fronte islamico non ci sono grandi speranze di pace.

Saddam Hussein non sembra affatto intenzionato a lasciare con la coda in mezzo alle gambe il potere assoluto che detiene e preferisce immolarsi (in compagnia degli iracheni!) magari nella speranza di essere poi portato ad esempio di campione e martire della causa islamica. E proprio questo è un potentissimo catalizzatore di forza in mano a migliaia di disperati che, schiacciati tra gli interessi occidentali e la tirannia dei loro governanti, guardano alla Guerra Santa come vendetta divina.

È raccapricciante solo il pensare a cosa potrebbe succedere se le centinaia di Bin Laden sparsi per il mondo si vedessero spinti nella disperata corsa verso la guerra santa. Chissà quanti marines, carabineiros, "forze di pace" hanno pensato di utilizzare il presidente Bush ed i suoi alleati in questa sciagurata ipotesi e chissà per quanti decenni si preparano a resistere al terrore islamico.
A me piace pensare che con i dollari necessari a costruire un bomba si potrebbe sfamare un bambino per tutta la sua vita.

Pino Rotta è direttore della rivista "Helios Magazine".

Prima edizione su Transfinito: ottobre 2002.


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30.07.2017