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Vivere per falso nesso

Giancarlo Calciolari
(13.10.2014)

Il cambiamento di sesso è presunto. Non è nemmeno un cambiamento di organi sessuali. La protesi, positiva o negativa, avrebbe ancora qualcosa della tesi? Nessuno cambia il passo del tempo. Il tempo è incambiabile.

L’uomo che si sente donna, come Daniel Paul Schreber, per essere la donna di dio che con un rapporto anale crea una nuova genealogia di piccoli Schreber, ovvero di stronzi, ha un progetto di irrisione rabelesiano. E poi si ritrova chirurgicamente modificato, magari facendo attenzione a non mangiare OGM.

L’uomo che si sente una donna prende il corpo che non è proprio come caverna e la donna – che presume in sé – come prigioniera. Con una metamorfosi zoologica e non antropologica, ne “lo scafandro e la farfalla” si gioca la stessa partita: persa. Lo scafandro era tutta la pseudovita, ivi compresa l’amante a Lourdes, dove un pensiero non letto ha scagliato Jean Dominique Bauby tra le braccia della lillipuziana farfalla.

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Hiko Yoshitaka, "L’ora della riuscita", 2014, cifratipo, tecnica mista su carta

Chi si sente esclusivamente donna con un corpo maschile “normale” (ma tutto è da mettere tra virgolette) è un uomo con una fantasia, con un tentativo di copia della vita. È qualcuno che cerca di sopravvivere (come donna), come se le donne sopravvivessero e non vivessero. Le donne dovrebbero indignarsi per questi presunti cambiamenti di sesso. E il caso inverso dovrebbe indignare gli uomini, trasformati in donna con protesi erotica.

La pseudovita è il falso nesso.

Perché il corpo diventa una gabbia? Per immaginazione e credenza, per algebra e geometria della vita. Si immagina la caverna e la si esegue. Come se la prigione fosse ontologica. Ovviamente il corpo come gabbia fa gola ai liberatori, sensibili verso la sofferenza e con volontà di agire nel senso della civiltà, tanatologica. Infatti senza prigionieri non avrebbero più lavoro. Ma i principi di umanità e di convivenza non bastano ai liberatori diventati anche superesperti dei meccanismi naturali della sessualità. L’altra ipotesi, quella dei meccanismi culturali della sessualità, come nei gender studies, si ritrovano in divergente accordo con gli organicisti, perseguendo lo stesso ideale di telecomandare la sessualità degli umani; e in parte ci sono già riusciti.
Spronare a ignorare le fanfaluche ideologiche degli oppositori a tutti i costi? Non è nemmeno il caso di ignorare le fanfaluche ideologiche degli “appositori” a tutti i costi, gli incollati al sistema, come Arnaldo Benini, neurologo e neurochirurgo, che ha scritto un articolo sulla transessualità sul “Domenicale” de “Il Sole 24 ore”.

Questo neo-organicismo ha incorporato il linguaggio dell’ideologia LGBTQ: Benini afferma che l’orientamento sessuale è fissato durante lo sviluppo intrauterino dai geni e dai fattori che regolano le interazioni fra gli ormoni sessuali e i neuroni. Perbacco! E l’occidentamento sessuale dov’è fissato? Prosegue Benini: concluso lo sviluppo, e comunque dopo la nascita, non esiste nessuna possibilità di cambiare l’orientamento sessuale. Peccato per Arnaldo Benini, che forse qualche pensierino lo ha fatto.

Per avanzare nella scrittura, Benini sgancia un pistolotto del DSM, l’antibibbia degli psichiatri americani. Gender Identity Disorder (GID), tradotto come disturbo dell’identità di genere, è la condizione di chi sente che il suo genere biologico (organi sessuali) non coincide con la sua identità (o orientamento) sessuale. Si potrebbe aprire più di un capitolo sulla nozione di identità.

Due terzi di uomini che si sentono donne e un terzo di donne che si sentono uomini: sono transessuali che si lasciano studiare dalle neuroscienze. Esibiscono corpo e funzionamento cerebrale per far capire i meccanismi dell’identità di genere, le caratteristiche anatomiche e funzionali della transessualità e la causa della discrepanza fra sesso biologico e identità di genere. E questo senza mettere in discussione eterosessualità e omosessualità. Non era forse anche il caso di far capire cos’è la sessualità. L’ipotesi è folle: a partire da un elemento linguistico trattarlo come epifenomeno di un sostrato biologico anatomicamente modificato dal ricercatore. Siccome la corrente del discorso corrente è instaurata dall’oceano dell’occultismo al potere, ci può sempre essere l’ammissione parziale di essere completamente fuori strada: “molto è ancora da chiarire”. Però è chiaro a Benini che la donna si definisce con la mancanza: “se l’ormone non c’è si sviluppano organi femminili”. È la stessa mitologia del discorso medico che spinge Freud all’ipotesi di una sola libido.

Ecco un postulato organicista, sostanzialista e poi mentalista, privo di materia, senza psicosi della parola, considerando gli umani psicotici: “L’identità di genere (maschile o femminile) non dipende dagli organi sessuali, ma dalla sessualità del cervello”. Se la persona si sente estranea al corpo sarebbe una questione di metabolismo del testosterone. Una bordata simile contro la sessualità, vincolandola a un bestiario erotico innato, può favorire un balsamo ai credenti: “la repressione, per ragioni sociali, religiose, di convenienza, dell’identità non eterosessuale può provocare molta sofferenza”. È l’immaginazione al potere di Arnaldo Benini and company a spronare la repressione, per le sue ragioni sociali, religiose, di convenienza, quelle di carriera.

Il determinismo psichico, anche quello di Freud, non ha nulla da invidiare a quello organicistico: “La sessualità cerebrale determina le caratteristiche psicologiche di maschi e femmine, nel modo di comportarsi e di reagire all’ambiente e alle persone, già nei primi mesi di vita”. Che la determinazione sia data da un sostrato biologico e dal connesso significante, la catena rimane. “Noi siamo ciò che il cervello ci fa essere”. Complimenti al cervello di Arnaldo Benini, che senza materia intellettuale lo fa essere collaboratore del supplemento domenicale più solare che ci sia. Era scritto nei geni. Quindi se per caso la nostra lettura non piacesse all’esimio professore, occorre tenere conto che è determinata dal nostro cervello. Un caso di cervello intellettuale, di sessualità come politica del tempo e non come bestiario social-erotico. In effetti non era previsto dalle neuroscienze.


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19.05.2017