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A proposito degli albi e delle tratte professionali

Psicanalisi

Alessandro Taglioni

Dopo un’esperienza di trent’anni nell’ambito della psicanalisi e della cifrematica, non ambisco per nulla alla religione dell’incesto o alla religione della morte (il trattamento o lo psicofarmaco). Mi capita ogni tanto d’incontrare per strada qualche vecchio psicanalista e sono felice di non essermi mai interessato all’ideale del perfetto automa.

(6.10.2014)

La psicanalisi in Italia, non è mai arrivata. Del resto, perché avrebbe dovuto? La questione della psicanalisi non si è posta, soprattutto nell’istituzione, se non nella volgarizzazione, nelle psicologiche facilitazioni, o, semplicemente, come sua negazione. La questione non è neppure quella di avvicinare o allontanare la psicanalisi dalle psicoterapie e dalle psicologie. Del resto, ci sono forse imposture istituzionali o universitarie che possano legittimarla?

Abbiamo capito, con un pizzico di lucidità, che si tratta di ben altro. Qualcosa di impossibile? Senza dubbio. Non solo la posizione di psicanalista, posizione di sembiante, è impossibile, ma restano (è il loro destino) impossibili quei “mestieri” che traggono con sé ancora qualche briciola del sacro, come avviene per l’educatore, il ricercatore, l’artista. Ovvero i mestieri della parola libera, che non si può dare, dire, legittimare, prendere. E è impossibile l’Italia stessa come sistema, se non nelle imposture rappresentate e nell’ampio sistema del chiacchiericcio.

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Opera di Alessandro Taglioni

Dopo un’esperienza di trent’anni nell’ambito della psicanalisi e della cifrematica, non ambisco per nulla alla religione dell’incesto o alla religione della morte (il trattamento o lo psicofarmaco). Mi capita ogni tanto d’incontrare per strada qualche vecchio psicanalista e sono felice di non essermi mai interessato all’ideale del perfetto automa.

Se, per caso, in Italia esistesse quello psicanalista che, seppure aspirante a quell’albo o a quella cappella o a quella camorra, abbia bruciato i mobili del suo atelier per scaldare la modella, tanto di cappello. La psicanalisi non è una professione, ed è forse giusto che non si chiami più così. Non è una prestazione, non è una performance, non è una marchetta. Quindi che albo volete? Alla fine, qualsiasi albo è pretesto per il tabù sulla scrittura. Vengono ammesse la scrittura e la parola regolamentate, ammesse dall’albo che diventa monopolio. Più che di una vecchia storia, si propugna l’assenza della storia se ancora si vuole istituire la dicotomia sacro-profano.

Compilata l’anagrafica dei buoni professionisti si fa presto a redigere quella dei cattivi. Una grande novità per la società civile! L’elenco dei buoni e dei cattivi. Non sarebbe più interessante imparare dalle varie esperienze, valorizzare le briciole di verità che si trovano magari dove non ci si aspetta?
Quindi di cosa si tratta? Ciò di cui si tratta non può diventare un trattamento. Altrimenti, nel buon sistema che si rispetti, ci ritroviamo nella pluralizzazione delle tratte: il trattamento all’ufficio postale, il trattamento del commercialista, del corniciaio, del curatore fallimentare, sicché, dallo psicanalista, ci arriviamo già ben trattati, direi sistemati. Oppure abbiamo la tratta delle bianche, delle nere, delle isteriche? Dello psicotico? Del nevrotico?

Esiste forse il mestiere del “posso dire” o del “posso ascoltare”? Si può dire? Si può ascoltare? Si può formare? Mi pare di no.

E, allora, gli psicanalisti bravi cosa fanno? Dormono durante le sedute: per non togliere l’inconscio? per non togliere il sogno dall’ascolto?

Ma servirà ancora accorgersi che nel bel paese non si è posta la questione della psicanalisi né nel dibattito, come si usava dire negli anni Settanta, né, soprattutto, nella cultura e nell’arte, quindi nel tessuto civile, salvo che nella rara esperienza di quei “pochi ma buoni”, che lavorano eminentemente nell’anonimato, talvolta nell’ombra e talaltra dietro le sbarre?

Cosa c’è più lontano dallo psicanalista del guaritore? Freud non è mai arrivato a Roma: non ha affrontato la questione cattolica, ciononostante forse ha inventato un’altra città che sta fra Roma e Gerusalemme. Lui che non era neppure freudiano. Ha valicato le Alpi? Non credo. Invece un certo Jung, apprezzato da tanta Italia, che usava girare nudo per il monte Verità di Ascona, ha ricevuto più fama del cioccolato svizzero.

Quanti sono i lettori del testo di Freud? quei cinque che oggi sono diventati sei o sette? Già, pochi lettori paragonabili ai poeti di Borges, di cui sapeva di non sapere l’esistenza. Se diciamo questo del testo di Freud, che non è freudiano, al contrario di tanti psicanalisti sparsi nel pianeta, non sappiamo cosa dire dei testi di Lacan e di Verdiglione, che, se tutto va bene, saranno letti fra trecento anni.

Ritengo la psicanalisi una missione assoluta, inventata per portare la peste, non l’agio, inventata per portare la dissidenza e il disagio, laddove ancora non vi fosse, e per aumentarli, se possibile. Certo, non per commentare il sintomo, risolvendolo o riproducendolo in vitro.

Se non è per portare la peste, la psicanalisi è una puttanata. Se lo psicanalista si dedica alle guarigioni del vicino di casa, coltiva la religione del noto turpe connubio che sta fra la pedofilia e lo spaccio di droga. E allora, a questo punto, si tratterà solo di scegliere tra lo psicofarmaco e lo psicopompo, anzi, meglio prenderli entrambi, two is meglio che one.

In un’epoca, in cui le ideologie sembrano “compiute”, lasciando il deserto pagano e la foresta barbarica, occorre intendere che la psicanalisi, come altri “mestieri” impossibili, non può che procedere dall’esilio e non dal riconoscimento. La peste è stata portata da Freud, ma anche dalle diaspore, dalle migrazioni. E ha portato, con l’esilio, le primizie, le cose migliori, ha portato un patrimonio culturale immenso che ogni giorno rischia il tritacarne della congiura degli idioti, al di qua della parola. Dunque, se gli psicanalisti esistessero davvero, sarebbero apolidi e dissidenti, starebbero fra i martiri e i gladiatori, fra i santi e gli esuli fondatori.

Del resto, anche per il mito di Cristo, i primi trecento anni di fondazione non sono forse stati parecchio difficili?


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26.04.2017