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Come corre chi non si attiene al primato del fallo?

Giancarlo Calciolari
(6.05.2014)

Relato l’oggetto al tempo, il fallo comanda. Crea le coppie oppositive e queste funzionano da delegate, come la coppia maschile-femminile per Freud, data già come oppositiva, polemica. È già guerra dei sessi. Coppie fatte a immagine e somiglianza dell’idea di sé del soggetto. Ecco perché l’altro è il suo sosia. L’altro immaginario di Lacan, nelle varie specularizzazioni personali e sociali è il doppio dell’uomo. Homo duplex: l’idea di sé e l’idea dell’altro. La fantasia di duplicità è la duplicità della fantasia. Due pesi e due misure: questa è la bilancia fallica. Un peso per l’uomo e un altro peso per la donna: dicotomia che esalta il primato del fallo come primato dell’univoco, che è anche quello di una sola sessualità maschile per l’uomo e per la donna. Postulato che comanda la formazione degli psicanalisti e delle psicanaliste. Rare sono le psicanaliste che mettono in questione il primato del fallo. E pressoché inesistenti gli psicanalisti.

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Opera di Hiko Yoshitaka, 2007, bronzo, dettaglio

Nel 1925 Paul Federn annota il calco della burocrazia prussiana nell’Istituto psicanalitico di Berlino, Jacques Lacan nel 1963 irride la copertura teologica dell’Associazione psicanalitica internazionale (IPA), nel 1973 Armando Verdiglione annota la struttura “divina” delle istituzioni psicanalitiche, nel 2008 Prado de Oliveira coglie il funzionamento del terzo escluso nella sua non iscrizione a un’associazione psicanalitica dopo vent’anni di partecipazione alle attività istituzionali… Solo se toccati dalla macchina e dalla tecnica dell’esclusione (Lacan parla di scomunica, ossia prosegue a impiegare termini della teologia) gli psicanalisti cominciano a interrogarsi sulla struttura delle associazioni psicanalitiche e poi sulla struttura stessa delle istituzioni. È anche il caso di Freud con la nascita della psicanalisi: è la ragione della sua analisi della struttura militare e della struttura religiosa. La decisione di non accettare l’appartenenza a un’associazione psicanalitica e di averne fondata una come insieme vuoto è la ragione della nostra anomalia e quella della nostra messa in discussione radicale del primato del fallo.

Dalle sue conferenze negli Stati Uniti, Lacan riporta il detto di quello psicanalista che lo apostrofò così: “Perché dovrei mettere in discussione l’associazione psicanalitica che garantisce il mio comfort?” Appunto, solo gli sconfortati possono farlo. Le donne nel sistema fallico sono supplemento e supporto degli uomini. Ecco perché a ogni livello gerarchico una donna avverte sulla sua pelle che è un altro peso di misura che viene usato nel suo caso. La protesta femminile a ogni strato della gerarchia è ridotta al silenzio per falso nesso. L’isteria è tuttora questa partita in atto. Trasformare una questione di vita in una malattia è il trionfo e la disfatta dell’ordine psichiatrico e psicologico, oggi più che mai psicoterapeutico e psicofarmacologico.

Come insegna involontariamente Pablo Picasso il fallo non cerca: trova, senza il fare. Il fare è ridotto all’affaccendarsi e l’occorrenza alla concorrenza. I fratelli concorrono per il posto di guida (lasciato vacante dal parricidio teologico) per pilotare la circolazione, termine che Claude Lévi-Strauss impiega per la “circolazione delle donne”.
La vita non circolare comincia coltivando l’anomalia, dissipando l’immaginazione e la credenza nel cerchio (definito da Freud “magico”, e è anche “ipnotico”): questa è la “curva anomala” di Angela Putino.

La scrittura fallica è quella del doppio standard, uno per gli inclusi e uno per gli esclusi, e poi seguono altre suddivisioni. Qual è il corso fallico delle cose? Il cerchio, la retta, le parallele,un punto d’incastro… La topologia di Lacan si nutre delle superfici paradossali, superficie di Boy, bottiglia di Klein, nastro di Möbius… Ma non ha mai trovato il modo topologico per risolvere quel certo ordine rotatorio che lo importunava (tracassait).

L’istanza fallica della scrittura: le cose si scrivono e si cancellano, e le cose che si cancellano si scrivono in quanto cancellate. Nulla resta: l’impero del giorno prima è imploso per falso nesso e l’impero del giorno non ha domani. Ciò che si scrive del fallo risponde al dovere di memoria: è la ragione per cui si allarga il buco di memoria, chiamato anche negazionismo. Trou de mémoire di Hubert Aquin narra l’apoteosi del vuoto di memoria che resta come memoria del buco.
Il doppio standard di memoria del fallo non è ciò che della memoria si scrive.
La memoria sottoposta al doppio standard è senza altrove, è circolare. La biblioteca di Babele è circolare, a immagine di quella del paradiso.
L’irreversibilità del corso della memoria esclude il concetto di ritorno (e non esclude il ritorno del rimosso), ossia esclude il viaggio nel tempo, che in Gödel è un’ipotesi di ricerca e non un postulato.

La memoria procede dall’apertura e non si chiude. La memoria chiusa è la memoria sottoposta al primato del fallo. E è una doppia memoria, sempre pronta a altre serializzazioni. Memoria sottoposta alla volontà di bene per gli inclusi e memoria sottoposta all’involontarietà del male per gli esclusi.
Sotto il primato del fallo le cose non si scrivono ma significano. E l’univoco si distribuisce in due pesi e due misure. Una per gli A e una per i non-A. La struttura del fallo è ontologica, avvenuta una volta per tutte in un tempo zero indimostrabile. Quindi le cose significano perché non si strutturano nel viaggio della parola. Quando invece le cose sono in viaggio, allora cessa la significazione del fallo e ciascun elemento linguistico procede dall’apertura sino all’approdo nella qualità estrema. E la guerra civile e la guerra dei sessi sono sospese. Allora il compito di vivere sospende pure i protocolli fallici della sopravvivenza.

Qual è il principio ordinale e ordinario? Il primato del fallo, il principio teologico politico, nefasto nella vita delle istituzioni. Il primato del fallo è il principio che non è della parola: è quello del discorso e il suo ordine è l’ordine del discorso, l’ordine standard, convenzionale, connotativo. L’ordine della volontà di bene e l’ordine dell’economia del male. L’ordine dello spreco. Il corso e il discorso circolari. E certamente il cerchio è la retta estesa all’infinito, secondo l’intuizione di Girard Desargues. Anche la linea perpendicolare che divide e doppiamente significa indica che il primato del fallo non è ancora messo in questione. E il diritto del fallo è senza il diritto dell’Altro, e così il diritto dell’uno concorre con il diritto dell’altro. È guerra tra allineati e non allineati.

Il primato del fallo è la superstizione più importante. È l’ipotesi deduttiva da sfatare. Nessuna ipotesi del nuovo sotto il primato del fallo, il primato della metafora paterna, il primato del nome del padre.

I tre principi di Aristotele sono l’impianto stesso del fallo e della sua significazione. Lacan insiste nel dire che l’unica significazione che c’è è la significazione del fallo. Impianto come principio di volontà di bene che si realizza come economia del male. Principio dello spreco: con il principio del terzo escluso è negata metà della realtà, se mai l’intera fosse data da A + non-A. Principio dell’innegabile: negazione della negazione sintattica (non dell’avere) e negazione della negazione frastica (non dell’essere). Principio della dimostrazione: non bastano i tre principi, poi si spalanca la sillogistica, l’origami della morte. L’uomo mortale, l’uomo animale.

Principio della rappresentazione, che è anche principio dell’irrappresentabile, principio ontologico. Principio della primità o principio dell’icona, in Peirce, che è principio di somiglianza. Principio di riproduzione economica del fatto. Quale fatto? Il primato del fallo, tolto dall’atto, di parola. E nell’atto? Il primato del fallo è un fantasma, come l’idea che ognuno ne ha.

Il principio del discorso di padronanza e di controllo sulla vita. Uno spreco anche perché la vita non si lascia né padroneggiare né controllare: è la dissidenza dell’inconscio. L’economia dell’albero della vita segue l’economia dell’albero della morte, ossia quello della conoscenza del bene e del male. Il principio dello spreco è il principio di non contraddizione quale principio algebrico e il principio del terzo escluso quale principio geometrico, esecutivo.
Il principio del fallo rappresenta, dimostra, nomina, e in tal senso significa. Per Verdiglione il principio di non contraddizione è indimostrabile (50): lo sono gli assiomi dei vari modelli di teoria degli insiemi.

Il primato del fallo evita il fare è lo sottomette al volere, al potere, al sapere, al dovere. Volere fare o non voler fare… Il principio di scelta è in effetti una pista obbligata, un comando. Il fallo comanda e questo perché la fantasia di comando è il comando della fantasia, e non solo. Per altro, il sintomo, l’impasse e la schisi indicano l’altra direzione, quella intellettuale. E così si dissolvono le rappresentazioni del sintomo, dell’impasse e della schisi.
Contro l’immagine semovente, ossia contro ciò che si vede e ciò che appare, il primato del fallo scaglia il principio del far vedere, che è anche quello della dimostrazione. Principio che resta anche nella “mostrazione” teorizzata da Lacan.

Chi si attiene al primato del fallo si oppone alla nostra elaborazione, impiegando il principio algebrico e il principio geometrico, impiantando il ragionamento sui tre principi dell’antivita di Aristotele. Ci viene opposto lo standard, sebbene definire la nostra analisi non standard è uno spreco, quello identificato nell’esclusione del terzo, del non-A. E la rappresentazione del sintomo pare tornare identica a sé perché il non-A funziona come nome, come zero, come padre. Tale è quel che Freud chiama ritorno del rimosso.
Come correre? La corsa inconcorrenziale è il viaggio intellettuale in cui ciascun elemento va dall’apertura alla qualità, senza attenersi a nessuna quantificazione, il cui equivalente generale, se esistesse, sarebbe appunto e a punta il fallo.

I numeri di pagina si riferiscono al libro di Armando Verdiglione, L’affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo, Spirali, 2012.


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