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Il tempo del fare

Giancarlo Calciolari
(3.03.2014)

Scrive Verdiglione: “La struttura non è presente”. Non è ontologica, non è fenomenologica. Non è scandita dalla coppia presenza-assenza secondo la logica di Boole, ripresa come postulato da Jacques Lacan.

La struttura è linguistica e non presente e neanche rappresentabile. La struttura, indica Verdiglione è tra la funzione e la variante. Struttura funzionale. Struttura di compimento. Tripartizione funzionale: Struttura in cui funziona lo zero, struttura in cui funziona l’uno, struttura in cui funziona l’Altro.
Gli psicanalisti topologi come Marc Darmon hanno dato presenza e esistenza al “Dove” della formula di Freud: Wo es war, soll ich werden. E già Lacan ha reso presente il tesoro dei significanti, l’Altro, che non è Altro dal nome e dal significante.

Per quando l’inconscio freudiano risponda a una topica e non a una topologia, ci sono elementi in Freud che aprono anche all’algebra dello spazio. Ci sono nell’inconscio i nomi e i significanti, ossia la rappresentazione di cose e la rappresentazione di parole. E inoltre c’è l’oggetto, irrelato, che Freud qualifica in modo paradossale come rappresentante della rappresentazione. E questo va in direzione del teorema dell’irrappresentabile. L’oggetto non ha luogo, il tempo non ha luogo.

“Il ‘dove’ della struttura è ‘da dove vengono le cose e dove vanno’” (18). L’alibi della struttura è oltre e non indica il luogo, l’altro luogo. L’altro dove indica che la struttura è atopica. Il labirinto è linguistico e così il paradiso. Questione di narrazione. Invece nessuna narrazione e nessuna scrittura dell’esperienza se la struttura è chiusa, se procede dalla chiusura. E pertanto nessuna rappresentazione del “fuori”, cosa tentata anche da Michel Foucault.

L’alibi indica che nessuno ha e non ha, che nessuno è o non è. Alleggerire gli oggetti o i soggetti mantiene la credenza nella questione chiusa. Lo spolio crede nella sostanza. E’ la gnosi di Prometeo che porta i vantaggi e di Epimeteo che porta gli svantaggi, tra rovina e rinnovamento, tra distruzione e creazione, tra tumescenza e detumescenza. La divisione tra vantaggi e svantaggi, tra bene e male, tra rimedi e guai, è la divisione stessa tra Prometeo e Epimeteo. Il primato del fallo è quello del malinteso come cattiva intesa. La buona intesa di Prometeo e la cattiva intesa di Epimeteo. Tale è il viaggio circolare, quello dell’animale fantastico. Il viaggio in cui ognuno è preso. Nel primato del fallo ciascuno è ognuno. E da qui deriva l’intercambiabilità dei soggetti.

La varie limitazioni poste all’intercambiabilità, anche nello psicodramma dello smemorato di Collegno, sono da leggere nell’infinito bacino d’intercambiabilità di cui gode la società. Ovviamente ciascun gruppo, clan, ceto, casta, cricca, banda… vuole porsi come la setta degli irremovibili, gli unici non intercambiabili. Ma come insegna mirabilmente Niccolò Machiavelli nessun tiranno ha mai ucciso il suo successore.

Chi si fonda sull’appartenenza non viaggia: gira in tondo, condizionatamente o incondizionatamente, ovvero senza condizione. Senza lo specchio, credendo nella specularità sociale, sino a vedere doppio, come nel Sosia di Dostoevskij. Senza lo sguardo, credendo nel punto di vista e nella sue infinite algebre, che comportano altrettante geometrie, ossia modalità di esecuzione.

Da dove nasce l’alternativa? Dall’abolizione dell’altrove, dell’alibi. In breve, dall’edificazione del primato del fallo, che va dalla costituzione, all’istituzione, alla destituzione, quello che ho chiamato “ultimato” del fallo.

Il primato del fallo è senza l’Altro, senza l’altrove. E senza l’oggetto è quindi è oggettivo (ogni uno può percepire la roccia su cui si fonda il proprio posto). E’ senza il tempo e quindi è soggettivo, circolare. E’ animale circolare.

Chi si attiene al primato del fallo, al primato teologico politico, al primato del padre, al primato d’autorità ha davanti a sé l’alternativa: tra il bene e il male, tra l’alto e il basso, tra il dentro e il fuori, tra la ricchezza e la povertà, tra l’intelligenza e l’idiozia. E s’intende allora che i migliori intellettuali di una nazione siano coloro che giungono ai paradossi delle divisioni falliche, che sono autentiche rotture dell’intero. Leibowitz indaga sulla dicotomia psiche-corpo. Sartre opera chiasmi tra quel che è diviso, e fonda tra l’altro la rivista “L’idiot International”, in cui non c’è solo un ossimoro, ma forse anche il ragionamento che se gli intellettuali, organici o impegnati, sono gli intelligenti, allora…
La partita di vita assoluta si gioca in torno allo zero. O lo zero funziona (anche nell’aspetto di nome, di padre) oppure si edifica il sistema le cui algebre sono infinite, sebbene tre canovacci (letti da Machiavelli) racchiudano quanto di politico, ma piuttosto impolitico, facciano gli umani.

E’ nota la versione di Freud: messo a morte il padre si edifica il totem e gli uomini si animalizzano, a immagine del totem. Poi c’è l’altra parte del circuito, meno esplorata e meno nota: una donna è messa fuori dal circolo e ogni altra donna si trova nella posizione della donna fuori circuito, ossia la madre. La madre infatti in questa mitologia rispettatissima, nasce come supplemento e supporto dell’uomo. Le donne si dividono tra quelle del tabù e quelle senza tabù. Al punto che se noi leggiamo una cultura come un modello di logica matematica e lo confrontiamo con quanto è avvenuto cinquant’anni prima, siamo in gradi di predire i casi di stupro dei prossimi cinquant’anni. Ovviamente in caso di stallo sul pianeta terra, ma non ci siamo lontani, nonostante la nostra formulazione ironica. La stessa analisi può farsi per la prostituzione.

Che la prostituta per la quasi totalità degli uomini sia senza tabù è la diffusione della prostituzione a dimostrarlo. Ma la questione della condanna della donna a trovarsi in posizione di madre (o di figlia, ma è la stessa cosa) nel rapporto con l’uomo non è sospesa nel caso della prostituzione. Il rapporto prostituivo è lo stupro legale della madre. Senza più enigma donna. E come Fermat non ho tutto il tempo per scrivere i passaggi logici dell’argomentazione della mia esperienza. E inoltre come Desargues: su ogni nostra pagina altri possono costruire un’intera carriera d’intellettuale nazionale e talvolta internazionale, e non nel senso dell’idiota.

Nel sistema fallico delle divisioni sociali nulla accade. Nessun avvenimento e nessun evento. Non resta che la credenza nell’appartenenza alla schiera degli incondizionati, i positivi, nati con la camicia. Credenza che è alla portata anche di qualsiasi descamisados. Il successo delle lotterie ha sorpassato quello che abbacinava Lacan, ossia quello di Lourdes. E’ incontestabile che la lotteria faccia più miracoli. Lo stato batte Dio?

Senza formazione e senza trasformazione che cosa resta: la mutazione, la metamorfosi, la metempsicosi. Formatore è il sembiante, l’oggetto, la condizione del viaggio. Trasformatore è il tempo, il taglio, lo squarcio. Che cosa fa invece il fallo? Crea la prima divisione tra formati e deformati, tra formatori e coloro che sono in formazione, perenne secondo l’ironia di Eduardo De Filippo (“Gli esami non finiscono mai”).

Senza memoria c’è l’edificazione della struttura memoriale, la struttura chiusa. La caverna di Platone, la prigione universale e esistenziale. Allora comanda il fantasma circolare (formulazione pleonastica: il fantasma è la circolarità stessa in azione): come dice Freud: la vita sessuale è comandata dalla polarità
maschile-femminile. Quando la vita sessuale non ha più comandanti? Freud attribuendo il comando alla polarità narrava qualcosa di un suo desiderio?
La sessualità è impadroneggiabile e incontrollabile, come sa ogni famiglia.
Quando il tempo del fare s’instaura, la sessualità non ha più padroni. E le maschere non sono stabilite dal carnevale sociale.

La determinazione e anche la sovradeterminazione sono un’impalcatura, inesorabile e inaggirabile in quanto come fantasmi agiscono ma non riescono mai. Quando la credenza nel fallo è sospesa, non c’è più determinazione, neanche quella che è stata chiamata determinazione inconscia. E’ così che la necessità ineluttabile di ogni tappa del viaggio circolare si realizza. Chi non viaggia zavorra sé e gli altri. Inoltre non può capire le indicazioni dei pochi viaggiatori e narratori.

Chi è il manovratore che non sia un chirurgo linguistico? Ognuno, il viaggiatore circolare, anche assiale, in un movimento rotatorio intorno al proprio asse, come se fosse un pianeta, e così rapido da poter sembrare immobile. E invece… Il manovratore è l’uomo uroborico, il fratricida, come corollario della messa a morte del padre. Che poi il padre non muoia e che la struttura linguistica sia indistruttibile indica solamente che il catafalco teologico politico non si realizza mai.

L’altrove è l’atopia del pragma, che esige la scrittura. E’ in tal senso che Verdiglione scrive che l’altrove è “dinanzi” alla struttura (19). L’altrove rende impossibile la credenza nell’Altro come tesoro e luogo dei significanti, come invece teorizza Lacan, al quale dobbiamo l’introduzione del termine “significante” nella psicanalisi. L’alibi non ha bisogno dell’idea di fine e non è comandato da nessuna coppia di opposti, ossia non è comandato dal primato del fallo, in cui ogni uno ha l‘alibi connotativo, e chi è non-uno è senza alibi e alle mercé dei vari sistemi di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. L’alibi con non luogo e quindi la ricerca e l’impresa esigono la conclusione. Il compimento pragmatico, clinico: c’è ancora qualcosa da leggere nella “conclusione” e qui il termine interviene in senso abduttivo e non deduttivo, dalla sua premessa presunta d’origine.

L’alibi è l’esigenza dell’altrove. Chi esige? L’altrove. Non l’emanazione di dio chiamata altrove. Il colmo della assenza di soggetto. Breuer, amico di Freud nella prima avventura psicanalitica, aveva messo in guardia dal sostantificare la nozione di inconscio…

Chi crede agli esegeti del fallo procede dalla chiusura e non ha bisogno della scrittura dell’esperienza. E’ senza alibi! Senza il tempo del fare. Certo gli scriba del dio maggiore e anche quelli del dio minore scrivono e i loro scritti sono aggiornamenti del discorso della morte, retto dalla funzione umana. E si tratta dell’uomo come animale politico o razionale. L’uomo del sistema.


I numeri di pagina si riferiscono al libro di Armando Verdiglione, L’affaire fiscale ovvero il dispensario del tempo, Spirali, 2012.


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30.07.2017