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Da una lettura del libro di Sergio Dalla Val

Vivere senza paura. Anche per la psicanalisi

Carlo Marchetti
(4.03.2014)

Vivere senza paura. Anche per la psicanalisi

Da una lettura del libro di Sergio Dalla Val

In direzione della cifra. La scienza della parola,
l’impresa, la clinica




Quando si parla di psicanalisi, nell’ormai più che centenario itinerario di clinica, di elaborazione, di scrittura che la riguarda, ancor prima che a teoria e a pratica di questa si tende a fare riferimento immediato e paradigmatico agli autori, a nomi entrati nella storia del pensiero e nel mito, con tutto quanto questo comporta nei termini dell’istituzione del sacro e dell’autorità di una parola che molto spesso sfocia l’aristotelico ipse dixit. Il dibattito che da decenni avviene in campo psicanalitico non solamente tra differenti indirizzi teorici e clinici ma anche all’interno di una stessa scuola, come testimonia tra le altre l’esperienza del lacanismo dopo la scomparsa del Maestro, sembra non cessare nemmeno nel terzo millennio. Le modalità di polemica e di affrontamento dell’Altro che frequentemente la caratterizzano e gli effetti che queste provocano sinora si sono dimostrate per la psicanalisi un fattore d’indebolimento più che di arricchimento, e addirittura di debolezza nei confronti della diaspora psicoterapica, giunta oramai alle quattrocento diramazioni, in polemica reciproca costante ma alleate tra loro quando si tratta di mettere in discussione, di limitare, di regolamentare anche forzatamente la pratica psicanalitica, pur facendo riferimento ai suoi assunti teorici per quanto conviene a ciascuna.

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Opera di Hiko Yoshitaka

Pertanto la psicanalisi si trova spesso, nella pratica psy di certi paesi, tra i quali l’Italia, a essere considerata o un illustre predecessore o una risorsa di ultima linea, quando tutto il resto ha fallito. Le scuole e le esperienze analitiche più tradizionali non hanno fatto molto per sfatare questa credenza, entrata ormai nel senso comune, compreso quello sanitario, insistendo sull’ortodossia teorica e pratica e talvolta su una fedeltà più alla figura del fondatore che alla sua parola, anche quando ricca di sfumature e d’implicazioni cliniche. Ciò ha comportato una persistente chiusura alle questioni e alle problematiche più attuali, e alla novità, in particolare per quanto concerne la società. L’esperienza di Lacan, soprattutto nella sua formulazione originaria, ha consentito un’apertura straordinaria per quest’aspetto, che la cifrematica, come scienza della parola e come scienza che è anche procedura e esperienza, in questi anni ha implementato con rigore e efficacia e reso particolarmente attuale, grazie anche alle testimonianze e all’attività scritturale dei suoi autori. Uno dei libri più significativi per quest’aspetto è senza dubbio In direzione della cifra. La scienza della parola, l’impresa, la clinica, di Sergio Dalla Val. Un libro di psicanalisi, di cifrematica e anche di analisi attenta della società e di quanto la concerne. Articolato in due sezioni, “La nostra psicanalisi” e “La cifrematica, la scienza della vita”, affronta in altrettanti capitoli alcuni dei temi precipui della psicanalisi e della cifrematica, quali L’associazione psicanalitica, Aspetti del transfert, L’amore e l’odio, L’inconscio, il dissidente, L’esperienza di cifra, Il diritto dell’Altro, L’economia e la finanza, La strada della salute. Lo fa con una scrittura testimoniale, pragmatica, lungo quasi quarant’anni di lavoro di analista, di scienziato, di ricercatore, di formatore, di brainworker, di giornalista, di scrittore, a Milano, a Bologna, a San Pietroburgo, a Parigi, a Caracas, oltre i canoni ideologici, soprattutto professionali, e le convenzioni corporative e sociali. Dando testimonianza, attraverso la scrittura, di quanto è andato via via facendo, elaborando, progettando, intraprendendo, privilegiando quel gerundio che indica come le cose di cui si tratta si stanno effettivamente facendo. Per la cifrematica, la ricerca, il fare, la scrittura, la qualificazione avvengono nel gerundio, quindi facendo, vivendo, parlando. Vivere è la logica della vita e vivendo è l’itinerario. In un passo del libro leggiamo: “Come fare? Facendo. Come dire? Dicendo. Come vivere? Vivendo. La riuscita non è mai ideale e la paura di non riuscire è spesso paura della riuscita.”

Quasi in ciascun capitolo del suo libro poi, Sergio Dalla Val, a differenza di altri analisti, anche contemporanei, si chiede costantemente qual è la direzione delle cose, qual è la direzione di quanto sta facendo, scrivendo, proponendo, progettando, quante e quali sono le implicazioni, anche cliniche, dell’esperienza che incontra e che ciascuno incontra nel viaggio della vita. Partendo dalla testimonianza, dalla memoria e non dal ricordo, compie in questo libro un’attraversata del suo itinerario prima con il “Movimento freudiano internazionale”, poi con l’”Associazione psicanalitica italiana”, quindi con l’”Università Internazionale del Secondo Rinascimento”, con il “Movimento cifrematico”, con il “Brainworking Institut”, con l’”Associazione culturale artistica Il Secondo Rinascimento”, e dà testimonianza del suo lungo viaggio con Armando Verdiglione e la sua incessante elaborazione.

La sua scrittura è estremamente efficace, in certi tratti giornalistica nella sua accezione migliore, frutto anche della sua pluridecennale esperienza di collaborazione con giornali e riviste, con oltre duecento articoli all’attivo, e della sua attuale direzione dell’importante rivista “La città del Secondo Rinascimento”. In un capitolo del suo bellissimo libro In direzione della cifra. La scienza della parola, l’impresa, la clinica, intitolato “La strada della salute”, Sergio Dalla Val affronta alcune tra le questioni nodali più importanti, in modo particolare in questo momento storico, riguardanti la nozione di salute, che nel suo testo non si sovrappone a quella di sanità, ma concerne molti altri aspetti importanti della vita. “La salute”, scrive, “esige un intervento in direzione del valore della vita, non della morte. Rispetto al valore, la bussola non è una ricetta, ma un’istanza”. Salute come istanza di cifra, dunque, istanza della qualità, compresa quella della vita; salute procedente per integrazione e non per esclusione. Tale formulazione di salute, coerente con la teorizzazione fattane dalla cifrematica, la scienza della parola, offre una risposta precisa, pertinente e forte alle questioni, molte e spesso molto gravi, emerse in questi anni in Italia, in Europa e nel pianeta. Verifichiamo che crisi, smarrimento, disperazione, sono tra i significanti che da alcuni anni ricorrono più frequentemente sui media e nella comunicazione quotidiana. Aspetti che riguardano non solamente individui bensì intere nazioni, regioni, città, territori, interi comparti produttivi. È significativo che Sergio Dalla Val con il suo libro ne parli così ampiamente in questo momento, senza pregiudizi e senza preconcetti, anzi dissipando molti luoghi comuni, primi fra tutti quelli legati a significanti inizialmente di uso psichiatrico, come crisi, depressione, paura, terrore, panico, che preludono a abbandono, abdicazione, a lasciarsi andare. Invece, come trapela dal suo testo, occorre trovare il modo del proseguimento, perché le cose non procedono da quello che è successo, dal passato, ma dal futuro, dall’apertura. È essenziale mettere in gioco le credenze, attraversare le fantasmatiche, articolare i tabù e le superstizioni, frenare i luoghi comuni, le convenzioni e i dogmatismi. Qui entra in gioco un’altra riflessione importante, che il libro giustamente rileva. Quanto giova il considerare, da parte di ciascuno, la questione partendo sempre da una stessa posizione, spesso preconcetta e talvolta rivendicativa, per ribadire una condizione, anche individuale, che riteniamo immutabile? E quanto gioverebbe invece il cambiare questa prospettiva? L’inconscio non conosce la morte, i fallimenti, perché è nell’assoluto, senza alternativa. Esso è logica particolare a ciascuno, del caso singolo, non dell’ognuno, degli universali. Pertanto, per ciascuno, è questione di valore e di vera vita. Ricordiamo che la stessa vita ci presenta infinite sfaccettature, sfumature, dettagli, scommesse. Questa riflessione, per Sergio Dalla Val, è fondamentale per individuare quella novità e quelle invenzioni richieste dai tempi che, a partire da noi stessi, sono forse le sole in grado di farci uscire dall’attuale situazione d’insoddisfazione e di paura di fare.

Tutto quanto egli dice a proposito della crisi, economica, sociale, di fiducia, riguardante aziende, territori e singoli cittadini, è riferibile anche alla cosa più importante per lui: la psicanalisi. Vivere senza paura, del giudizio professionale preconcetto, dei pregiudizi disciplinari e del luogo comune, di leggi sempre più cogenti, regolamentanti e limitative della libertà di parola e di pratica è una scommessa che ciascuno interessato ai destini di uno dei principali prodotti del pensiero degli umani, la psicanalisi, deve assolutamente compiere, perché è anche una scommessa in direzione della vita.

Carlo Marchetti


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3.04.2017