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Il caso clinico

Giancarlo Calciolari
(18.02.2014)

Il caso clinico

Humanun genus duobus regitur. Anche: Humanun genus duobus modis regitur.

Secondo il fantasma di Graziano : il genere umano è governato secondo due misure. Il genere umano è retto dal modo del due, dal fallo. E si tratta nella dualità di Graziano, monaco, del due diviso in due uno: ciò che è contenuto nella Legge e nel Vangelo. I canonisti maneggiano un mito portatore della divisione. Il sillogismo disgiuntivo esclusivo di Aristotele che diventerà come principio il dio per Kant. Il titolo del Decretum Graziani è Concordia dei canoni discordanti. È il caso di dirlo che la concordia è ottenuta con l’esclusione dell’istanza ebraica, bollata di interpretazione insensata. Sarebbero state due referenze in conflitto d’usurpazione. Constatazione dell’imperatore Giustiniano I, teologo e giurista, nel VI secolo, che ha sentenziato: “Gli Ebrei si dedicano a interpretazioni insensate”.
Stabilito questo postulato le regole d’inferenza producono tutta la casuistica. Classi di casi analoghi di dilemma tra la coscienza e le regole morali. Una gerarchia di sillogismi e una gerarchia di casi. La classificazione. La tragedia non aveva un programma sistematico ma possiamo trovare tutt’oggi in Antigone uno di questi casi. Pochi casi di eccellenza emblematica.
Dall’insegnamento del dilemma alla prescrizione del caso il passo è stato breve. Persino il processo civile in occidente si è impiantato sul Decretum Graziani e gli altri decreti. Le lettere pontificali. Il pontefice. Il costruttore di ponti. Il ponte tra la terra e dio. Il dio due tra due uno. Giano.
I più intelligenti, pare, indagano sui casi limite della classificazione: dal continuo in matematica all’ornitorinco in zoologia.
Rispetto a questo la psicanalisi, a partire da Freud, ha istituito un’altra casistica, quella dei casi di dilemma tra inconscio e norme sociali. Freud ha contribuito a leggere anche il caso della chiesa e dell’esercito e non solo quello dei cinque casi più noti, dei quali uno non ha mai incontrato Freud (Schreber), un altro era il bambino di un amico (il piccolo Hans), un altro ancora fu un errore tecnico protrattosi con altri analisti e anche con l’associazione psicanalitica internazionale (l’uomo dei lupi). L’uomo dei topi non è un caso di analisi “attiva” alla Ferenczi, ma l’impazienza di Freud ha dato una scadenza che ancora fa discutere. Ci resta il caso di Dora come caso clinico psicanalitico? Bertha Pappenheim, femminista, ha proseguito nella direzione dell’impegno civile.
Quando Freud ha indagato il caso Mosè ha cominciato a scriverne in modo anonimo. Certo stava “toccando” i gangli dell’edificazione sociale e religiosa. Ciò non toglie che la scrittura dei casi clinici, che c’è nella formazione medica e psichiatrica di Freud, implica l’accettazione dell’edificazione sociale e religiosa che si sta analizzando. Si accetta la casistica, la classificazione teologico politica dei casi. Il paradosso di Freud, enunciato in Analisi terminata e interminabile è quello della negazione del femminile: il fallo quale concordia dei canoni discordi richiede la negazione del femminile, sia nel caso della protesta virile che dell’invidia del pene. Ecco perché le donne hanno interesse a leggere la questione ebraica e gli ebrei hanno interesse a leggere la questione donna. E in tal senso noi siamo ebrei, anche e proprio per le nostre “interpretazioni insensate”. Tanto c’è già stato Nietzsche che è stato tutti i nomi della storia.
L’altro genio della psicanalisi, Jacques Lacan, ancora più debitore della psichiatria di Freud, non ha mai smesso di praticare la presentazione dei malati all’ospedale Sainte-Anne di Parigi. E ancora oggi ci sono psicanalisti lacaniani, alcuni stimatissimi, che proseguono in questa pratica psichiatrica. D’altronde molto spesso non è fatta nessuna distinzione teorico e pratica e per ragioni di pagnotta c’è che scrive di praticare come psichiatra-psicanalista-psicoterapeuta-psicologo…
Le nostre armi intellettuali le abbiamo forgiate e le forgiamo leggendo i testi di psicanalisi, in primis quelli di Freud, di Lacan e di Verdiglione. È la direzione intellettuale che reperiamo in questi testi. Quando Lacan scrive la Note italienne del 1973 (tradotta in italiano in Lacan in Italia, edito da La Salamandra, testo che oggi si ritrova in Autres Écrits del 2001, recentemente tradotto in italiano) è chiaro che scrive anche sui casi dei tre analisti che dovrebbero formare il tripode su cui sedersi, e lo dice non per un desiderio di sedersi su un tripode in Italia, ma solo per indicare come le tre gambe dello sgabello stessero già andando ognuna per la sua strada. Nessuna topologia del tripode! Eppure non c’è narrato nessun caso nel senso in cui una psicozappa può inquisire uno psicobadile denunciandolo perché non presenta i “suoi” casi clinici. Arrêt sur l’image a proposito di “suoi”: ancora prima di intendere che scrivere i casi clinici della propria pratica di psicanalista (per questo aspetto è più preciso parlare di psicoterapeuta) corrisponde a consegnarsi alla società (il “civil gregge” di Leopardi), lasciandole la psicanalisi e tenendosi al massimo “l’indirizzo psicanalitico”, c’è qualcosa di più piccolo, di decisamente troppo umano nel presentare (quindi nel fare l’ontologia per la propria habeologia) i propri casi clinici. È una dichiarazione di “avere” dei pazienti, degli analizzanti, dei clienti… di dire che c’è gente che si sdraia sul suo lettino, come se il criterio quantitativo potesse sostituire quello qualitativo. È cosa che interessa il fisco senza fiscalità intellettuale.
Il massimo umano possibile per uno psicanalista è di dire che un altro psicanalista non lo sia secondo i suoi criteri. E certamente colui che elimina un altro psicanalista sta lavorando alla concordia dei canoni discordi, si fa “monaco” della psicanalisi, anzi proprio nel caso dei “maschietti” pruriginosi di protesta virile (ma si tratta di invidia del pene) si fa monaca. Che è una cosa nobile, non riuscita a Schreber.
Noi per intendere quello che scriviamo, quello che diciamo e quello che leggiamo siamo stati, per dirlo con Nietzsche: tutti i posti della gerarchia. In altri termini facciamo di ciascun caso il nostro caso. L’ipotesi nuova (Peirce) che facciamo è quella che il presunto caso dell’altro sia il nostro caso. Quando c’è un caso in cui non possiamo fare questo ci troviamo di fronte alla sentinella della direzione intellettuale, l’unica via del proseguimento. Quindi per quanto riguarda chi mi legge la difficoltà è proprio quella di leggere il mio caso come il proprio, e è quasi impossibile. Eppure è alla portata degli ingenui, dall’ingegnere novantenne alla fanciulla ingenua. Une jeune fille en fleur? Certo. Come intendere altrimenti la formula di Gustave Flaubert: Madame Bovary c’est moi?


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3.04.2017